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Lamento di un pronome

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 23 ottobre 1954

Dialoghetto di mamma Lingua e del pronome dimostrativo locale Cotesto.

Cotesto. Ecco qui. Mentre i miei fratelli Questo e Quello sono continuamente in faccende, io me ne sto a contare i travicelli; e se non fosse che in Toscana qualche anima buona ogni tanto si ricorda di me, a quest´ora m! sarei dato ai vermi.

Lingua. Su su, che cosa sono codesti umoracci? non sei tu, come gli altri, figliuol mio? anzi dilettissimo, come quello che mi vieni dal Latino eccum tibi istum. Del resto ti dovresti rammentare esserci stato un tempo (quando, come nota il Carducci, ogni buon valtellinese giurava: mi sun tuscann!) in cui correvi sulle bocche degli Italiani con tanta frenesia da usurpare spesso il luogo ai tuoi fratelli. Allora non si sentiva altro che cotesto, cotesto, costi, costà, costaggiù e via dicendo. Mi vien da ridere se penso a quello che combinasti una volta

Costesto. Sentiamo. Lingua. Due mercanti, uno milanese e altro fiorentino, andarono insieme a Parigi per trattare in società un importante negozio con un Francese, e restarono che avrebbero conchiuso allorchè il Francese fosse venuto in Italia; il che sarebbe stato tra un mese poco più. Tornati in patria, il Milanese andò a Milano e il Fiorentino a Firenze, per mettersi in ordine e, come si suol dire, preparare il terreno. In capo a quaranta giorni, il Fiorentino riceve dall´amico milanese la lettera seguente: «Caro amico. Il signor C. mi scrive da Parigi che il 15 del mese corrente sarà in cotesta città per conchiudere il noto affare: la vostra presenza è necessaria, e vi avviso subito, acciocchè facciate di tutto per trovarvi costi il detto giorno». Il Fiorentino intese, secondo la grammatica e uso toscano, che il Francese sarebbe venuto a Firenze; e risposto al socio che non sarebbe mancato, si mise ad aspettare con grande impazienza. Se non che il Milanese, scrivendo cotesto e costi aveva voluto dire questo e qui, intendendo che il Francese sarebbe venuto a Milano, dove vitava amico ad andare. Difatti il giorno 15 ecco il Francese a Milano; ma del Fiorentino, con tutto che il Milanese corresse a tutti i treni, nemmen odore. Quando poi, a forza di telegrammi, errore fu chiarito, quel di Firenze si precipitò a Milano; ma ormai era tardi: il Francese, ch´era stato in parola soltanto per il giorno 15, aveva bell´e conchiuso con altri il sospirato affare. Vedi tu a che cosa può portare uso improprio di una voce? Ché il Fiorentino ricorse contro il Milanese per i danni, e una bella amicizia finì in una lite.

Cotesto. Certo, la feci bella. Ma dimmi, madre mia dolce, qual è con precisione ufficio che, secondo tu accenni, grammatica e uso mi assegnano?

Lingua. Civettone! scritto fin sui boccali di Montelupo che tu, o Cotesto, sei nato a indicare persona o cosa appartenente o vicina alla persona cui si volge il discorso (Lascia cotesto pensiero; Prestami cotesto libro): ond´è che da alcuni grammatici sei anche detto pronome locale di seconda persona.

Cotesto (gonfiando). Ne seguita che chi non mi vuole adoperare per partito preso, spropositerà quante volte il mio pronome si rende necessario.

Lingua. Così è. Ma avverti che, come tutte, anche la regola che ti concerne, non è da prendersi troppo rigidamente. Che puzzerebbe affettazione adoperare sempre il cotesto tutte le volte che la cosa è vicina alla seconda persona. Quando la cosa la si vuol considerare in se stessa, senza porre in rilievo la persona alla quale è vicina, forse questo e quello cadono più proprii. Il dantesco Catone, acerbo alle anime che si erano fermate invece di correre al Purgatorio: «Qual negligenza, quale stare è questo?» (invece del più regolare cotesto); e nel Boccaccio. Nello, mostrando meraviglia della pallidezza di Calandrino: «Calandrino, che viso è quello? par che tu sia morto», dove il viso è riguardato come separato dalla persona. Ma non finirei mai di parlare della miracolosa finezza onde il mio messer Giovanni diè prova trattando voialtri, pronomi e avverbi locali. Nella novella di Andreuccio la servigiale di madonna Fiordaliso, udendo picchiare e non vedendo da chi, come rileva bene i particolari della notte e della sorpresa, solo col domandare genericamente: «Chi picchia laggiù?»; e in quella dello scolare, il lavoratore, sentendo pianti che venivano da un torre, dice prima: «Chi piagne lassù?» e poi, conosciuto esservi la sua padrona: «Chi vi portò costassù?». Io non posso non risentirmi, pur dopo tanti secoli, dei riguardi che mi usò quest´uomo.

Cotesto. Ma intanto devo concludere che questo e quello vanno sempre bene, e che in pratica i parlanti possono fare senza di me; come in effetto i più di loro fanno.

Lingua. Malissimo; perchè, come ho detto, in molti casi tu mi sei necessario. Del resto non credere che i tuoi tanto più fortunati fratelli non diano talvolta anch´essi, se non nell´affettato, nel goffo. Ti raccomando il modo italo-francese: Parigi, questa città delle meraviglie (dove ci vorrebbe articolo la, oppure il pronome quella, se Parigi è lontana da chi parla), o quel curioso, per non dir altro, costrutto, formato da un nome seguito da un pronome determinante e poi da un altro pronome relativo; es.: Egli è accusato aver emesso grida sediziose, reato questo che è previsto da tutti i codici del mondo. (Dove, volendo richiamare attenzione sul nome, basterà premettergli il pronome relativo: il qual reato è previsto ecc.). In quanto a quello, basterà oh´io ti ricordi quanti sono che gli fanno indebitamente fare ufficio dell´articolo determinante, dicendo, per esempio. Il governo Francese e quello Inglese (invece che l´Inglese o quello di Inghilterra).

Cotesto (Un po´ sollevato va a baloccarsi con avverbio Costinci).

Leo Pestelli


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