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Dove l´affetto predomina le congiunzioni vanno all´aria

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 17 aprile 1954

Senso finissimo delle particelle: o, e, ma, che - Come si può dire di una donna che è bella e strega, di un uomo che è buono e becco - La regina delle subordinanti - Un cartellone pubblicitario, un mancato, e una sentenza di tribunale

Gli uomini anche più grammaticalmente sbadati, quando è in gioco il loro interesse, si attaccano persino alle virgole; nelle cose di legge, chiarezza e precisione non saranno mai troppe.

Alberti Dauzat, il linguista del Monde, notizia di un curioso caso avvenuto recentemente al Tribunale civile di Laval, in Francia. La lite era intorno alla collocazione dei cartelloni pubblicitarii nei centri abitati. I quali, prescrive una legge colà promulgata nel 1943, «non possono avere una superficie eccedente i 16 metri quadrati o sorpassare altezza di 6 metri da terra». Al convenuto era fatto carico avere collocato un cartellone di 23 mq., quantunque alto meno di 6m. da terra; se aveva osservato la seconda condizione posta dalla legge, afferma il P.M., aveva però trasgredito la prima.

Ma il patrono del convenuto si mise a sostenere che la proibizione concerneva soltanto i cartelloni in cui concorressero le due condizioni: di avere una superficie eccedente i 16 mq., e, in oltre, di sorpassare altezza di 6 m, da terra. Il Tribunale di Laval, evidentemente non in buona giornata, gli dava ragione, adducendo che a far buona interpretazione del P.M., ci sarebbe voluto la congiunzione nè in luogo della o. E avendo la Corte Appello di Angers confermato la sentenza dei giudici di Laval, bisogna concludere che il legislatore era espresso male: volendo accumulare, aveva disgiunto. Perchè a fil di grammatica, dice bene il Dauzat, le due proibizioni concernenti i panneaux-réclames, così separate dalla o, sono indipendenti una dall´altra.

Grande à importanza delle congiunzioni; e non occorre scendere alle cosidette «improprie», per trovarci casi di errori e improprietà.

O aggiunge un concetto a un altro; ora per indicare che si escludono fra di loro, nel qual caso giova premetterlo anche al primo concetto, facendo spiccare alternativa (O dente o ganascia), ora soltanto per correggere o dichiarare meglio il primo (la filologia o scienza della lingua), nel qual senso dichiarativo o correttivo si usa talvolta rafforzato in ovvero, ossia, o piuttosto e simili. Spiace ai grammatici antico pelo di veder sempre più disusata la forma eufonica od, che pur sarebbe di rigore (e lo stesso dicasi di ed) davanti a parole che cominciano con la stessa covale.

E è la congiunzione più semplice di tutte, la forma sovrana della costruzione coordinata. In una serie di parole o proposizioni coordinate, comunemente si prepone soltanto all´ultima di esse; eppure non vi ha niente come la e ripetuta che le distingua e sbalzi una dall´altra. La «panoramica» di Renzo avvicinantesi a Milano, «A poco a poco cominciò a scoprir campanili e torri e cupole e tetti» senza quella e rinterzata non sarebbe più la stessa.

Collocata in principio di frase, la congiunzione e all´espressione un tono affettivo e stimola interesse. Come mossa lirica, sembra voler continuare un discorso cominciato nell´intimità, fa molto Pascoli. Come attacco di conferenza (per usare il termine abborrito dal Carducci), sarebbe nuovo, elegante e confortevole, favorendo nell´uditorio illusione un discorso già avanzato. Nell´uso moderno la copulativa e invade talvolta i confini della disgiuntiva e dell´avversativa: quando, per ragioni di stile o di delicatezza morale, importa non insistere troppo sul contrasto che è tra due concetti; da che le forme impassibili: forte e delicato, bella o strega, buono e becco; le quali possono sembrare contraddittorie, e invece esprimono la delicatezza del forte, la cattiveria della donna bella e la sfortuna del marito buono.

Sull´avversativa ma, assunta coll´hhhhhhdoidhf dfhh ai cieli dell´interiezione (mah!), è un´interna letteratura nella quale non entreremo. Basti che è paroletta tanto umana da poter reggere, da se sola, una conversazione, specialmente anticamera di ministeri; e che non soltanto di vide ed avversa, ma oltre il dover suo, spesso anche congiunge e rincalza: la servizievole particella!

Tra le congiunzioni subordinanti, la regina è che, da non confondersi con la forma che del pronome relativo (benchè la distinzione non sia sempre facile sicura). Una lettrice dal fine orecchio musicale manda alla nostra riprovazione, i seguenti modi da lei trovati in un romanzo inedito: «Palii aveva sentito parlare dell´Eremo, sperava Piera avesse qualche istantanea». «Di conseguenza nessuno crederà possa avere tanta resistenza», nei quali troppo la offende omissione del che dopo «sperava» e «crederà». Ma di tale omissione nelle proposizioni oggettive e soggettive, gli esempi sono a barche presso i buoni scrittori; e forse più di tutti ne ha elegante Ferdinando Martini.

Biasimevole è invece omettere le congiunzioni quand´esse si rendano necessarie alla chiarezza. Già mezzo secolo fa si udiva il lamento che il nostro scrivere, spezzato, a zighezaghe, andasse sempre più somigliando all´andare dell´ebro. E al solito se ne accagionava la imitazione francese. Dove un vivo affetto predomina, i cenci vanno all´aria e con essi le congiunzioni. Ma fuor di questo caso, e sempre che occorra far palese la relazione fra i varii concetti, si ricordi che appunto dall´uso e dalla padronanza delle congiunzioni si misura italianità di chi scrive.

Leo Pestelli


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