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UN CENSIMENTO CHE SCOMPIGLIA LE CARTE IN TAVOLA

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 24 aprile 2013

Lugano è oggi la nona città svizzera per numero di abitanti e, dopo le recenti aggregazioni, addirittura la seconda per estensione territoriale. Grazie alla sua vocazione turistica e al suo dinamismo economico, Lugano e inoltre una città cosmopolita: basti pensare che al 31 dicembre 2012 erano presenti in città 143 nazionalità diverse.

Per quanto riguarda la lingua italiana, secondo il censimento 2010 nell'agglomerato di Lugano (111.078 abitanti) 75.419 dichiaravano l'italiano quale unica lingua principale, mentre 22.000 accompagnavano l'italiano con una o più lingue. Si può quindi affermare che nel 2010 l’87.7% degli abitanti dell’agglomerato di Lugano (97.419 persone) aveva l’italiano fra le sue lingue principali (il 67.9% quale unica lingua principale e il 19.8% con una o più lingue).

Nel 2000 per contro nell’agglomerato luganese il 79.4% (81.590 persone) aveva scelto l’italiano, mentre nel 1990 la percentuale era del 78.5%, nel 1980 del 77.5% e nel 1970 del 78.5%.

In ogni caso, tenendo l’80% di italofoni a Lugano come punto di riferimento costante nel corso degli ultimi decenni, si può azzardare l’ipotesi che, avendo nel 2010 la possibilità di scegliere più lingue principali e non una sola come nei censimenti prece- denti, i tradizionali 80 italofoni luganesi su 100, si ritrovano al proprio interno 12 bilingui o trilingui (con prevalenza dell'italiano), mentre 8 luganesi, con un'altra lingua principale nel 2000, hanno dal canto loro deciso di scegliere nel 2010 anche l’italiano, sfruttando così una possibilità non offerta dieci anni prima. Dunque per Lugano, nel passaggio dal 2000 al 2010, vi è un aumento di circa il 10% grazie all’apporto di chi recupera l'italiano assieme a una o più lingue.

Come si sarà inteso, un confronto fra i dati del censimento 2000 e i dati del censimento 2010 si rivela molto arduo e delicato per diverse ragioni. Per quanto riguarda le lingue è evidente che la novità di poter scegliere più lingue principali scompiglia le carte in tavola.

Un esempio significativo riguarda l’8.4% che in Svizzera nel 2010 ha scelto (anche) l’italiano come lingua principale. Apparentemente una forte inversione di tendenza, se si pensa al 6.5% del 2000, frutto di una caduta libera in Svizzera dell'italofonia partita dal picco dell'11.9% nel 1970, ma in effetti un dato che va maneggiato in maniera disincantata e con molta cura.

Andrà comunque rilevato che questo «aumento anomalo» fra il 2000 e il 2010 (passare dal 6.5% all’8.4% rap- presenta una crescita di quasi il 30%!) è il più cospicuo fra gli aumenti registrati dalle lingue nazionali. Nello stesso periodo 2000-2010 il tedesco passa infatti dal 63.7% al 65.6%, il francese dal 20.4% al 22.8%, il romancio dallo 0.5% allo 0.6%.

Per quanto riguarda le lingue non nazionali, al totale indistinto del 2000 (9%) corrisponde nel 2010 una percentuale totale del 20.5%, quindi più che un raddoppio, con la suddivisione per lingua che riportiamo di seguito: serbo e croato 2.6%, albanese 2.5%, portoghese 3.1%, spagnolo 2.1%, inglese 4.5%, lingue turche 1.1%, altre lingue" 4.6%.

L’aumento generalizzato è naturalmente dovuto al fatto che nel censimento del 2010 per la prima volta, giova ribadirlo a scanso di equivoci, e stato possibile scegliere più di una lingua principale.

Per le lingue il nuovo censimento ha molto da dirci, ma non sarà facile capirlo.


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