Text view

Promuovere l'italiano prima che sia troppo tardi

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 02 luglio 2011

A costo di essere ripetitivi, torniamo a parlare delle sorti dell'italiano in Svizzera, che, come più volte e da più parti e stato detto, sono molto preoccupanti. Il rischio è di sprofondare in una cantonalizzazione della nostra lingua, quindi nell’isolamento e, alla lunga se non si interviene, in un inevitabile declino fino all’estinzione.

Certo, può sembrare una provocazione eccessiva paventare addirittura l'estinzione di una lingua parlata da una nazione vicina di sessanta milioni di persone e lo stesso vale se ci limitiamo al nostro Cantone che, contrariamente al resto della Svizzera, vede la lingua italiana godere di buona salute.

È pero proprio questo limite a doverci impensierire di più, poiché per le sorti dell'italiano in Italia, in Europa e nel resto del mondo dovrà mobilitarsi l’Italia, che finora ha fatto troppo poco (e negli ultimi tempi, con i tagli alla cultura, ancora meno), agendo in misura incomparabilmente minore rispetto a quanto viene fatto per le altre grandi lingue europee di cultura.

È infatti ovvio che se la grande «casa madre» non prende in mano seriamente e fattivamente la situazione, non potrà essere il piccolo Canton Ticino ad invertire una megatendenza così minacciosa.

Starsene da noi con le mani in mano sarebbe comunque disdicevole, tanto più che la ricca Svizzera, che del plurilinguismo ha fatto una propria bandiera, ha mezzi e intelligenze non trascurabili da investire. Mezzi che, come si è appena ricordato, scarseggiano in Italia. A questo proposito basterebbe vedere come viene trattata l’Accademia della Crusca, pesantemente sottodotata di mezzi e di personale, alla continua ricerca di fondi e costretta a sopravvivere tra mille incertezze e tante promesse non mantenute. Mentre un’istituzione di così grande prestigio e tradizione (è sua, e quindi della lingua italiana, la concretizzazione del primo grande vocabolario moderno europeo) meriterebbe un sostegno degno di tal nome per poter pro- muovere la lingua italiana come essa merita.

Finanziamenti cospicui servirebbero ad esempio per creare un museo dell’italiano, che grazie all’innovazione tecnologica potrebbe fungere da stimolo per far fruttare dinamicamente quel patrimonio intangibile rappresentato da una grande lingua di cultura. Chi volesse saperne di più dei «lavori in corso» può andare a legge- re l’articolo di Luca Serianni e Lucilla Pizzoli («Per un museo dell'italiano») sul quaderno speciale di Limes dedicato a «Lingua è potere» ed uscito alla fine del 2010. A questo proposito si veda poi anche l'istruttiva appendice dedicata a «I musei delle lingue nel mondo». In sostanza «l'auspicio è che all'italiano, al pari delle altre lingue nel mondo, possa essere dedicato uno spazio adeguato a rappresentarne la complessità, l'importanza e la storia».

Auguriamo quindi alla Dante Alighieri, prima sostenitrice del progetto appoggiata da Crusca, Lincei ecc., di riuscire presto nel suo intento, poiché un museo al passo con i tempi, oltre a valorizzare il passato, può aiutare a costruire il futuro.

Futuro della lingua italiana che la Svizzera, con il Canton Ticino in primis e il Canton Grigioni, con le proprie leggi innovative, i propri mezzi cospicui e le proprie sensibilità collaudate nel tempo possono concorrere a rendere meno incerto. A una condizione: che le maggioranza sia consapevole del problema (e in Svizzera lo è senz'altro, ma ancora per quanto tempo?) e che le minoranze come la nostra uniscano le forze e si impegnino per promuoversi nel migliore dei modi.


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view