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IL PAROLIERE

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 02 aprile 1989

Studiare inglese in prima elementare

La questione delle lingue nell’Europa comunitaria comincia ad acquistare una fisionomia sempre più concreta. L’anno scorso, in Francia, Alain Mine ha preso posizione a favore dell’idea che l’inglese debba diventare lingua d’obbligo, fin dalle scuole elementari, in tutti i paesi delia Cee.

Le obiezioni non sono state poche. Indirettamente, sempre in Francia, un saggio di Jean-William Lapierre, Le pouvoir politique et les langlies, risponde rivendicando i diritti dei diversi popoli alla loro autonomia linguistica. Un epistemologo spagnolo, direttore generale al Consiglio d’Europa, Jose Vidal-Beneyto (Le Monde diplomatique, marzo) obietta a Mine che, in questo modo, l’Europa rischia di ridursi a un protettorato americano. In fin dei conti, la prospettiva non sarebbe diversa da quella che hanno sofferto i paesi dell’Est costretti a usare d’obbligo il russo come lingua di scambio.

Una voce nuova, nella discussione, e quella di Sergio Perosa. Discutendo con Vidal-Beneyto e altri all’expo- lingue di Milano, Perosa ha sviluppato un ragionamento paradossale: a parte Io Studio della lingua materna (su cui Perosa, diversamente da Mine, non ha dubbi), se dalle elementari le scuole di tutt’Europa si dedicassero a garantire un solido apprendimento dell’inglese, la fase terminale degli studi superiori e la formazione universitaria potrebbero proficuamente, senza titubanze e senza frettolose iniezioni di un ormai indispensabile inglese, dedicarsi a lavorare per l’apprendimento di altre diverse lingue meno diffuse. Come dire: la vera via del plurilinguismo passa per Trafalgar Square.

IPSE DIXIT

La maniera enfatica in cui la stampa parla del clima e stata oggetto di critiche dei lettori e di autocritiche apparse in queste settimane nei maggiori quotidiani di vari paesi. A preoccupazioni giuste per linquinamento atmosferico si mescolano quelle ingenuità che un paio di inverni fa spinsero a parlare di nuova glaciazione e quest’inverno, invece, hanno fatto parlare di scioglimento delle calotte polari. Qualcuno e andato a ripescare nel Diary di Samuel Pepys la descrizione del gennaio londinese dei 1661, simile al nostro recente tiepido gennaio.

Noi potremmo citare Leopardi.

In una nota del suo Zibaldone, dopo avere ricordato una lettera di Magalotti dei Giacomo febbraio 1683 («Egli e pur certo che l’ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi...»), Leopardi diceva: «II vecchio laudator temporis acti se puero, non contento delle cose umane, vuol che anche le naturali fossero migliori nella sua fanciullezza e gioventù, che dipoi...

«Del resto non ha molt’anni che le nostre gazzette, sulla fede dei nostri vecchi, proposero come nuova ai Fisici la questione dei perché le stagioni a’ nostri tempi sieno mutate (...) Nella mia fanciullezza il mezzogiorno d’Italia non aveva anno senza grosse nevi, e (...) ora non ha quasi anno con nevi che durino più che poche ore. Così dei ghiacci, e insomma del rigore Leopardi dell’invernata».

VOCABOLARIO

Funzionigramma. La parola manca non solo nei vocabolari usuali, ma anche nei repertori di parole nuove, perfino in quelli attenti all’aziendalese, come il recente Dizionario della pubblicità e della comunicazione di Giuseppe Mariani e Luisa Cortese (Lupetti editore, Milano). Eppure, a detta degli esperti di comunicazione aziendale, sarebbe ormai un vocabolo comune per indicare i quadri delle mansioni e funzioni all’interno d’un’azienda, costruito sull’evidente modello di organigramma.

USI E ABUSI

Individua. La parola, in questa forma, si trova già nei Colloqui di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Ma era uso aggettivale. Un precedente più vicino a noi e Laura Betti, che sorprende gli interlocutori (Laura direbbe le sue interlocutore) volgendo a improvvisati e spassosi femminili i nomi (le nome) maschili. Le studiose dell’Istituto Gramsci hanno deciso di far di ciò uno strumento di nuova differenza: diranno individua, al femminile, anziché individuo (dal sostantivo neutro latino individuum).

Sardegna terra di due culture

Leonardo Sole, linguista a Sassari (e anche non dimenticato autore di testi letterari in sardo), ha lavorato negli anni passati a un’inchiesta sulle condizioni di coesistenza di parlate sarde e italiano in Sardegna e sulle aspirazioni linguistiche dei diversi gruppi sociali. Una lucida sintesi del suo lavoro e il volume delle edizioni Unicopli di Milano Lingua e cultura in Sardegna. La situazione sociolinguistica.

Come abbiamo già ricordato in questa pagina (12 marzo) esiste in Sardegna una notevole conflittualità linguistica. Tanto più apprezzabili sono la serenità e l’oggettività cui Sole si attiene. E interessanti sono certi dati. Per esempio, al crescere della conoscenza dell’italiano non decresce, ma pare rafforzarsi l’attaccamento alle parlate locali e l’aspirazione a far che le future generazioni parlino sia italiano che sardo. L’accorto lettore non mancherà di scorgere possibili nessi con la questione discussa nell’articolo d’apertura di questa pagina.

AGENDA

Sistemi intelligenti è una rivista quadrimestrale di scienza cognitiva e sul- l’intelligenza artificiale diretta da Domenico Parisi e pubblicata dal Mulino di Bologna. La rivista si propone come luogo di scambio e integrazione tra le varie scienze che si occupano di intelligenza e dei suoi supporti.

Mara Bertolotto scrive da Pignone per protestare contro il Tgl che ha chiamato megavertice planetario la riunione di capi di Stato alle esequie di Hiro Hito: «locuzione eccessiva», dice la lettrice, ma, forse, anche sdrammatizzante e ironica nel contesto effettivo.


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