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Vu' cumprà, sostantivo democratico

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 24 settembre 1989

Entrata già nell'uso, tanto da essere accolta almeno nel Grande dizionario del Gabrielli (Mondadori 1989), è ormai l'espressione vu' cumprà, indicante il venditore ambulante del Terzo Mondo, immigrato nel nostro Paese in cerca di miglior fortuna. Il termine è pure registrato nei lessici speciali di Quarantotto (1987), Cortellazzo-Cardinale (1989) e in Vassalli, II neoitaliano (Zanichelli 1989), che stranamente però lo considera «voce onomatopeica» (sic!).

La parola vu' cumprà è un esempio di «foreign talk», di italiano cioè parlato in maniera approssimativa dagli stranieri, in quanto appreso in forma «spontanea», senza cioè alcun tipo di istruzione formale. Sotto il profilo morfologico, l'espressione di foreign talk si presenta semplificata rispetto alle forme standard: vu' tronco per «vuoi» e cumprà (con tinta meridionale) per «comprare». Anche la forma allocutiva alla seconda persona singolare (vu' «vuoi [tu]?») in luogo della più canonica terza persona («vuole [lei]?») di rigore nelle interazioni non-personali e transazionali, sembra in questo caso neutralizzare (semplificandola) l'opposizione tu/lei propria dello standard. Sotto il profilo della formazione delle parole, vu' cumprà è inoltre un esempio di «conglomerato». La parola è cioè ottenuta per coalescenza dei costituenti dell'enunciato interrogativo (vu' cumprà?) quale invito all'acquisto, ed è usata con funzione di sostantivo maschile invariabile, indicante il soggetto dell'enunciazione.

L'espressione vu' cumprà, da puramente descrittiva si è poi trasformata in voce valutativa con connotazioni negative («tra lo scherzoso e lo spregiativo», sottolinea il Gabrielli). Essa implica infatti un atteggiamento quasi razzistico, di condanna, di derisione dell'utente verso il referente. Il giudizio di valore negativo veicolato dal termine si spiega peraltro col prestigio sociale nullo di questa categoria di persone. La raccomandazione di Eugenio Scalfari ai «redattori incaricati della titolazione del giornale» di evitare vu' cumprà in quanto termine razzistico («II Venerdì» n. 42 de «la Repubblica» 7-10-88 p. 10) è caduta, com'era facile aspettarsi, nel vuoto. Appena due mesi dopo, su «la Repubblica» (10-12-88 p. 18) ecco infatti apparire il titolo: «Vu' cumprà finisce in vetrina nel centro di Pescara». Ogni proposta di abolizione del termine e di sostituzione con sinonimi meno compromessi (nero, coloured, di colore ecc.) rischia di risultare un'operazione solo nominalistica con fallaci illusioni democratiche. Non è cambiando i nomi che si modifica la realtà, ma piuttosto solo garantendo una adeguata integrazione sociale a questi immigrati del Terzo Mondo, si può sperare che anche le parole acquistino una carica semantica positiva. Ha facilmente avuto quindi buon gioco Beniamino Placido nell'ironizzare («la Repubblica» 15-9-89 pp. 25-26) sulla mania neologica al riguardo quale pura «nevrosi eufemistica».

La grafia più diffusa del nostro termine comporta l'apostrofo in vu' indicante troncamento, e il segnaccento grave sul tronco cumprà. Il Gabrielli (1989) opta però per una soluzione grafica insolita, con inversione dei dia critici: vu' cumprà. Semanticamente vu' cumprà non indica, poi, solo e sempre l'ambulante africano. Esso appare riferito infatti scherzosamente (ma non troppo) anche a un napoletano, venditore ambulante di cleenex, diventato poi autore de I santi li ho tirati già dal cielo (Mondadori 1987), cioè Antonio Bennato: «Anche il vu' cumprà ha scritto il romanzo» («Tutto libri» de «La Stampa» 10-9-88 p. 5).

Il termine è apparso pure come determinante, nel sintagma piazza vu' cumprà, quasi nome proprio: «Piazza vu' cumprà, ex Ghiberti» («Corriere della Sera» 10- 8-89 p. 7), in vista di una piazza da riservare a Firenze al «mercato multicolore dei venditori nordafricani». Vu' cumprà si combina anche col prefisso anti- in funzione aggettivale: «Presidio anti-vu ' cumprà in spiaggia» a Rimini («Corriere della Sera» 24- 8-89 p. 8). Vu' cumprà, solitamente sostantivo, può tornare ad essere usato come enunciato interrogativo. Così «E il bianco disse: Vu' cumprà un po' di pattume?» (7 n. 27, suppl. del «Corriere della Sera» 2-7-88 p. 11), a proposito dello scarico abusivo dei rifiuti tossici nel Paesi del Terzo Mondo.

La (s) fortuna di vu' cumprà ha dato luogo inoltre a vari costrutti analogici. Così vu' aggiustà? come enunciato: «Vu' cumprà o vu' aggiusta?» («Corriere della Sera» 3-7-88 p. 34), riferito a un artigiano milanese che «lavora il legno e vende le sue opere ai passanti e la gente può scegliere tra l'acquisto e la riparazione artigiana.

Salvatore Claudio Sgroi


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