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Rendez-vous in paninoteca (e altre funeste invenzioni)

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 30 dicembre 1981

SU ALCUNI autobus di Roma, sopra alcuni posti a sedere, si

legge: Riservato agli invalidi non deambulanti. L`avverti- mento suscita un certo malessere. Quel non deambulanti è certamente riferito a chi non può camminare; ma l’italiano deambulare, tratto pari pari da una voce latina dello stesso significato, vuol dire: « andare a spasso; passeggiare in su e in giù ,« girovagare senza meta . Deambulante, nei soli esempi registrati dal Grande Dizionario del Battaglia - uno di Bruno Barilli, l'altro di Alberto Moravia - non indica « che può, che è in grado di camminare » ma « che passag- gia in su e in giù , « che cammina lentamente , « che gi- rovaga , Forse che gli invalidi ai quali sono riservati i posti a se- dere sugli autobus sono privati specificatamente di tale facol- , che presuppone la capacità di girare? O non sono piut- tosto impediti, più semplicemente, addirittura di cammina- re? I poveretti non solo non girovagano, non passeggiano. ma non possono neppure fare dei passi. Dal primo esempio del trecentesco Domenico Cavalca (« Dice la scrittura che andava deambulando, cioè lentamente, dopo il meriggio, con- tro a vento ) all'ultimo di Moravia (« Sui marciapiedi non c'era più folla; soltanto qualche coppia frettolosa che rinca- sava, e gruppi di uomini che deambulavano piano parlando ad alta voce ), deambulare è una facoltà di chi può cammi- nare ed è dunque in grado di passeggiare, di girovagare. È forse superfluo domandarsi da quale modello linguisti- co sia venuto il non deambulante dell'autobus. È probabile che sia diventato un termine - per così dire - tecnico di quel- la lingua medicoburocratica, che tende all`eufemismo (si pen- si ai non vedenti per dire « ciechi ) ed usa voci letterarie piuttosto rare e crede così di distinguersi costruendo parole non equivoche, senza avvedersi delle improprietà in cui in- corre, come nel caso che abbiamo segnalato. E tutto questo senza tener conto dell'assurdo di riservare i posti a chi non può camminare, senza pensare, ad esempio, a chi sia meno- mato nelle mani o nelle braccia che, secondo quell'ineffabi- le cartellino, nella perenne calca degli autobus, sarebbe la- sciato in balia degli orribili scossoni che già rendono difficile il restare in piedi a quelli che, integri del corpo, si devono disperatamente reggere, come si legge, « agli appositi soste- gni per non precipitare sugli sventurati compagni di corsa. In questa infelice terminologia si segnalano alcuni crea- tori di vocaboli in Toscana. Dopo la (linguisticamente) fu- nesta ludoteca « luogo di giochi per bambini , che ha mo- delli stranieri, è nata (orribile a dirsi) la paninoteca, in varie città toscane. Può darsi che dalla ludoteca si possano pren- dere in prestito giocattoli. Certo dalle biblioteche (termine di partenza delle nuove formazioni) si possono prendere a prestito libri e da certe pinacoteche americane si possono no- leggiare pitture per un qualche tempo, in modo da poter frui- re della loro visione in casa propria. Ma dalle paninoteche non si prendono a nolo panini imbottiti, bensì si comprano per mangiarli o, come anche si dice in un linguaggio sbriga- tivo, consumarli. Ed allora vien fatto proprio di commentare che chi ha introdotto quelle parole ha creduto di uniformar- si a modelli letterari e classici senza valutare bene il signifi- cato della parola, prendendo così delle cantonate goffe ed alquanto ridicole. Oh anima grande di Galileo Galilei che non volle creare parole nuove per le sue nuovissime invenzioni. Egli prefe- riva usare voci della tradizione italiana con significato nuo- vo. Perfino il vocabolo telescopio non è suo, benché l'inven- zione gli appartenesse in pieno, ma di Federico Cesi, suo ami- co, il fondatore, nel 1603, dell`Accademia dei Lincei. Gali- leo, poi, usò anch'egli la voce nuova, sia pure alternandola con quelle che egli impiegava prima: cannone, occhiale, can- nocchiale. Del resto, anche il numero delle voci coniate ex novo da Dante sono pochissime. Non si vuole certamente paragonare i malati di burocrazia linguistica che hanno introdotto non deambulante o ludoteca (con il conseguente paninoteca) con grandi modelli del passato. si nega che concetti nuovi possono essere designati con parole nuove. Quello che si vuol qui ricordare, non proprio con onore, è latteggiamento (di certi studiosi moderni - e mi riferisco soprattutto alla disci- plina che conosco meno peggio, la linguistica - che sembra- no inibiti di fronte alla ricerca se non battezzano tutto con nomi nuovi. La conseguenza è che, spesso, invece di invenzio- ni originali, troviamo, di nuovo, soltanto parole.

BolLS301281


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