Text view

Parole in auge

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 15 febbraio 1952

Quando l'Italia aveva il suo Impero risorto sui colli fatali e tutto il mondo veniva a Roma per apprendervi il nuovo verbo corporativo, non si poteva ascoltare il Giornale Radio senza sentirlo ripetere fino alla nausea le parole forgiare, raduno, entusiasmo, ed altre di quella risma. Mutato il regime, le parole in voga sono oggi democrazia, cucinata in tutte le salse, pace, lavoro, giustizia, che sono i soliti fari abbaglianti per le masse, e il verbo sottolineare. Quante cose, buon Dio, sono oggi sottolineate!

Avete già sentito voi un Giornale Radio nel quale questo verbo non abbia echeggiato almeno un paio di volte? I verbi rilevare, far notare, segnalare, osservare, additare, avvertire, le frasi mettere in rilievo, mettere in evidenza ed altre consimili non si usano più, sopraffatte da questo sottolineare che prima s'adoperava soltanto nel significato letterale (tracciare una linea sotto una parola o un periodo) ed ora imperversa nel significato allegorico, apparendo anche dove è a sproposito ed inopportuno.

Un'altra espressione oggi in auge, sorta nel gergo sportivo ma introdottasi rapidamente in altri discorsi, è la locuzione avverbiale di misura. Una squadra di calciatoti riesce a segnare appena una rete, dopo lunga ed aspra lotta con altra squadra forte e agguerrita? Ha vinto di misura. E va bene. Ma che un ragazzo negli esami riesca promosso di misura, che un candidato a esami di concorso ne risulti vincitore di stretta misura, che in un processo l'accusato, assolto per insufficienza di prove, sia detto salvo anch'esso di stretta misura, ci sembra semplicemente sciocco. Che ci stanno a fare gli avverbi e modi avverbiali miracolosamente, a gran fatica, con gran difficoltà, a stento, a mala pena, appena appena!

Così è della locuzione di fortuna, che probabilmente cominciò ad essere usata parlando d'un aeroplano costretto a scendere a terra d'improvviso in un luogo qualsiasi. Atterraggio di fortuna vuol dire atterraggio improvvisato. Se ne dedusse che, invece di dire improvvisato, imprevisto, casuale, fortuito tutte parole ormai vecchie e logore è più elegante la locuzione di fortuna, che ha il gran pregio della novità. Anche quando metteremo insieme alla men peggio una merendina in campagna senza averci pensato prima, la chiameremo una merendina di fortuna. Se improvviseremo un banchetto, un balletto, un discorsetto, saran tutte cose di fortuna. E se torneremo a raccontare la storia di Robinson Crosué, avremo modo di usare la graziosa espressione almeno cento volte perché quel povero diavolo, sperduto in un'isola sconosciuta, cominciò con uno sbarco di fortuna per fare poi tante e tante e tante cose tutte di fortuna.

Ultima, per ora, la stupenda trovata dell'ampio respiro. Oh come dilata i polmoni una frase così peregrina! Vogliamo dare d'un nuovo libro un giudizio più che lusinghiero? «È un'opera di ampio respiro». Una bella conferenza? «È stata una conferenza di largo respiro». (Ampio o largo, fa lo stesso). Vogliamo lodare un'iniziativa di qualsiasi genere, una composizione musicale, un grande affresco, un bel ricamo, ecc.? Basterà sfoderare la frase dell'ampio o largo respiro. Ma a forza di sentirla ripetere, quasi sempre con enfasi o con gesto maestoso, ... si è presi da un vago senso di asfissia!

e. c. m.


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view