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Maiuscole e minuscole

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 5 giugno 1951

Le conoscono tutti. E tutti sanno che, come nelle varie associazioni di esseri viventi uomini e bestie i più sono grigia folla e pochi sono gli eletti, così, tra le parole che si scrivono o si stampano, la maggior parte portano umilmente l'iniziale minuscola e solo alcune si distinguono dall'altre per la iniziale maiuscola che le rende simili a coloro che portino un cappello a tuba o una lucerna o un colbacco o un elmo impennacchiato in mezzo a tanta gente che vada a capo scoperto.

Le regole sull'uso dell'iniziale maiuscola sono date da tutte le grammatiche, quasi tutte concordi nel proporla per pochi casi: nomi proprii, cognomi e soprannomi, titoli delle opere d'arte, prima parola d'ogni periodo, inizio di un discorso diretto. Quest'ultimo uso è già da alcuni abbandonato, come più non si usa ed è logico mettere il pennacchio alla prima parola d'ogni verso in un componimento poetico. Ma, pur essendo questa la regola, chiara e netta, quante, oh quante sono le infrazioni! Le suggerisce ad alcuni il malo esempio della lingua tedesca, che scrive tutti i nomi, anche quelli comuni, con la maiuscola; le ispira agli altri, che sono più, una secentesca ridicola tendenza alla gonfiezza ed alla grandiosità. Trovi certi testi di storia naturale che parlano dei regni Vegetale, Animale, Minerale. e ti nobilitano tutti gli animali, non già dei titoli ma nel mezzo dei periodi, scrivendo il Leone, il Lupo, il Cervo, il Tasso, il Coniglio, il Cammello, il Gorilla, la Vespa, la Pulce, il Pidocchio, ecc. Trovi certi libri per ragazzi nei quali si ricordano loro le commoventi novelle del Piccolo Figurinaio, della Misera Cucitrice, del Piccolo Scrivano Fiorentino, dello Spazzacamino Spazzacamino Ho Freddo Ho Fame Son Poverino: proprio così. Trovi libri abbastanza seri che continuamente ti metton davanti parole come queste: il Mondo, le Scienze, la Meccanica, la Letteratura, la Storia e la Politica, il Cortese Lettore, i Militari, i Popoli selvaggi, gli Scrittori, il nostro Idioma, una bella Musica, e via di questo passo. Dopo di che non c'è da stupir se l'innamorato pieno di entusiasmo scrive all'idolo del suo amore: «Ti voglio Tanto Bene, perché sei Tutta Bella, ed io sento per Te nel Cuore un Trasporto Infinito. Sei la mia Gioia, la mia Passione, il mio Sogno, la Mia Perpetua Aspirazione...» e avanti così.

Ma da un po' di tempo la povera iniziale minuscola, vedendo che l'aristocratica maiuscola si diverte a prenderla in giro, va facendo la sua vendetta. Vendetta allegra. Poiché la maiuscola s'è data anche ai nomi comuni, la minuscola, a sua volta, le prende il posto con i nomi proprii, grazie alla protezione accordatale da certi genialissimi novatori, i quali, non sapendo inventar di meglio, si son dati a scrivere nomi di città e di regioni, nomi proprii di persona e cognomi, titoli, ecc. sopprimendovi senz'altro l'iniziale maiuscola. Il che, secondo questi novatori, è chic, fa spicco, ha una sua eleganza e finezza particolare. Così tu ricevi un bel cartoncino col quale ti si annuncia che «il rag. candido merlo ha aperto un' agenzia in crema, via giuseppe verdi, angolo corso italia»; ricevi un manifestino a stampa il quale avverte che «sul ciale littorio, nel palazzo cucherano, sarà aperta fra pochi giorni una mostra di quadri d'autori insigni tra cui sono marco zoppo, gregorio schiavone, saverio gatto, giacomo grosso, natale manzo»; ricevi forn'anche un annuncio di nozze dagli orli dorati e col frontispizio decorato di fiori e di nodi, dove leggi questo breve ma commovente seguito di parole che non avrebbero nulla d'anormale se i nomi e cognomi dei due novelli coniugi, appartenenti alle distinte famiglie Bagna e Casca, non fossero scritti secondo il novissimo costume escludente ogni maiuscola: «16 maggio 1951 - oggi sposi - bartolomeo casca - nella bagna»

e. c. m.


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