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La nuova Nazionale non deve diventare solo un «giocarello».

Language columnLe parole e i fatti
AuthorTullio De Mauro
Date 31 gennaio 1975


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Bene.
[2]
Ma noi vorremmo che fosse chiaro che «il più ricco dei patrimoni» è questo bisogno di lettura e cultura che è nato, è cresciuto, è ormai non più soffocabile tra i bambini, tra i giovani, nelle classi popolari.
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Una battaglia di cultura, le classi lavoratrici, l’hanno già vinta.
[4]
Ricordate la documentata satira del grande Giuseppe Gioacchini Belli?
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«Che ve diceva alla missione er prete?/Li libbri nun so’ robba da cristiano:/fiji, pe’ carità, nun li leggete!».
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Da Mazzini a Turati, alla politica di espansione della lettura legata al «Calendario del Popolo», ai moderni e vivi centri e consorzi di pubblica lettura delle amministrazioni «rosse», cioè civili e democratiche, alla battaglia per l’ampliamento della scuola di base e degli accessi all’istruzione superiore, abbiamo imparato a non dare più retta ai preti di Belli.
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Casomai ad altri preti: a don Milani, che i libri li ha portati nell’esilio di Barbiana, a don Roberto Sardelli, che libri di alta e severa cultura aveva portati tra i baraccanti dell’Acquedotto Felice.
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Bisogna che ora il movimento democratico riprenda lena.
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Faccia il punto e apra nuovi fronti di lotta.
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Bisogna far funzionare davvero, in modo coordinato e pieno, la Nazionale, le altre statali, le biblioteche di ricerca.
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Bisogna battere i commissari governativi a creare una grande rete nazionale di centri e consorzi di pubblica lettura.
[12]
Bisogna chiedere, ora che la gestione democratica delle scuole è a portata di mano, che le biblioteche di scuola finiscano di avere una funzione decorativa, e diventino accessibili al pubblico dei quartieri e dei paesi, cuore di una scuola che non deve più essere organismo separato.
[13]
Tullio De Mauro

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