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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Cultura francescana
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
27
febbraio
1976
more header data
[1]
IL
CONVEGNO
di
Ferrara
sul
recupero
della
tradizione
orale
,
di
cui
a
suo
tempo
fu
data
notizia
in
queste
note
(
«
Paese
sera
»
del
30
gennaio
)
,
si
è
poi
svolto
,
come
vari
giornali
hanno
raccontato
.
[2]
Nel
riferirne
sulle
colonne
di
«
Repubblica
»
,
Raffaele
Simone
,
col
garbo
intellettuale
che
gli
è
proprio
,
ha
rimproverato
a
uno
dei
più
impegnati
partecipanti
al
convegno
,
Giuliano
Scabia
,
una
storia
di
«
francescanesimo
culturale
»
.
[3]
Più
in
generale
,
a
proposito
dei
fermenti
intellettuali
e
politici
messi
in
evidenza
dal
convegno
Centro
Etnografico
Ferrarese
.
[4]
Simone
così
scrive
(
in
«
Repubblica
»
del
17
febbraio
)
:
[5]
«
Questo
fermento
è
sempre
esposto
a
un
rischio
(
…
)
:
il
rischio
di
idoleggiare
una
specie
di
pauperismo
o
di
francescanesimo
culturale
,
che
spinge
a
ritenere
che
la
cultura
e
le
tradizioni
dei
poveri
,
degli
oppressi
,
dei
contadini
,
sia
l’
unica
fonte
a
cui
convenga
attingere
in
uno
sforzo
di
rinnovamento
»
.
[6]
La
preoccupazione
è
senza
dubbio
giusta
.
[7]
Simone
,
a
sostegno
,
cita
cortesemente
alcuni
punti
di
vista
che
chi
scrive
queste
righe
ha
cercato
di
costruire
e
difendere
.
[8]
Non
cita
invece
,
come
potrebbe
,
Theodor
Adorno
,
senza
dubbio
perché
già
ben
noto
ai
colti
e
fini
lettori
del
quotidiano
di
Scalfari
,
che
,
come
una
intensa
campagna
pubblicitaria
ci
spiegò
,
appartengono
tutti
alle
élites
intellettuali
e
dirigenziali
di
questo
nostro
paese
,
ed
anzi
ne
sono
fiore
ed
anima
.
[9]
I
pochi
lettori
di
queste
righe
sono
,
invece
,
per
così
dire
,
di
grana
più
grossa
:
sono
,
come
si
dice
a
Roma
,
più
materiali
.
[10]
Diversamente
dai
felici
lettori
di
«
Repubblica
»
e
di
Giorgio
Bocca
essi
non
appartengono
alla
classe
dirigente
,
ma
,
come
buona
parte
dei
collaboratori
,
appartengono
piuttosto
alle
classi
tutt’
oggi
dirette
.
[11]
Insomma
,
per
farla
breve
,
difficilmente
rammentano
a
volo
le
citazioni
dei
«
Minima
moralia
»
del
filosofo
francofortese
Theodor
Adorno
e
sono
certamente
disposti
a
perdonare
chi
cita
per
esteso
un
passo
,
del
resto
ben
noto
agli
intendenti
,
di
quel
libro
.
[12]
Scriveva
dunque
Adorno
:
[13]
«
Nulla
di
più
reazionario
che
contrapporre
i
dialetti
popolari
alla
lingua
scritta
.
Ozio
,
e
perfino
arroganza
e
superbia
,
hanno
conferito
alla
lingua
della
classe
superiore
un
carattere
di
indipendenza
e
di
autodisciplina
,
che
la
mette
in
opposizione
all
’
ambiente
sociale
in
cui
si
è
formata
.
Essa
si
rivolge
contro
i
signori
,
che
ne
abusano
per
comandare
,
pretendendo
di
comandar
loro
a
sua
volta
,
e
si
rifiuta
di
servire
i
loro
interessi
,
nella
lingua
degli
oppressi
,
invece
,
resta
solo
l’
espressione
del
dominio
(
…
)
La
lingua
proletaria
è
dettata
dalla
fame
.
Il
povero
biascica
le
parole
per
saziarsi
di
esse
.
Egli
(
…
)
fa
la
voce
grossa
,
arrotondando
la
bocca
che
non
ha
nulla
da
mordere
.
Egli
si
vendica
sulla
lingua
,
straziando
il
suo
corpo
che
non
gli
è
concesso
di
amare
,
e
ripetendo
,
con
impotente
violenza
,
l’
offesa
che
gli
è
stata
inflitta
.
Anche
i
tratti
migliori
dei
dialetti
del
nord
berlinese
o
dei
«
cockneys
»
arguzia
e
concisione
,
presentano
il
grave
inconveniente
che
(
…
)
prendono
in
giro
,
col
nemico
,
anche
se
stessi
,
e
danno
così
ragione
al
corso
del
mondo
»
.
[14]
Ecco
,
questo
è
il
punto
.
[15]
Chi
si
sdilinquisce
troppo
sulla
«
cultura
analfabeta
»
e
le
sue
immediate
espressioni
o
sugli
arguti
popolari
«
cockneys
»
londinesi
«
dà
ragione
al
corso
del
mondo
»
,
di
questo
mondo
a
tre
quarti
ancora
borghese
,
non
meno
di
chi
,
obbedendo
a
«
ozio
,
e
perfino
arroganza
e
superbia
»
,
cassa
o
cerca
di
cassare
tutto
ciò
che
non
appartiene
alla
formalità
più
regolata
e
disciplinata
.
[16]
Continua
Adorno
:
[17]
«
Se
la
lingua
scritta
codifica
l’
alienazione
delle
classi
,
questa
non
è
revocabile
attraverso
la
regressione
alla
lingua
parlata
,
ma
solo
nella
coerenza
dell’
obiettività
linguistica
più
rigorosa
.
Solo
il
linguaggio
che
ha
assimilato
e
risolto
il
sé
la
scrittura
libera
e
il
discorso
umano
dalla
menzogna
per
cui
sarebbe
già
umano
»
.
[18]
C’
è
un
limite
in
queste
affermazioni
di
Adorno
.
[19]
E
noi
dobbiamo
farcene
coscienti
,
se
vogliamo
seguire
la
giusta
strategia
di
liberazione
.
[20]
E
il
limite
è
anzitutto
di
natura
conoscitiva
.
[21]
Adorno
mostra
qui
di
credere
,
come
molti
credono
,
che
vi
sia
una
rigida
contrapposizione
(
e
,
quindi
,
contrapponibilità
)
tra
cultura
scritta
e
cultura
orale
,
cultura
delle
classi
soggette
,
cultura
nelle
lingue
egemoni
,
di
grande
comunicazione
e
tradizione
,
e
cultura
delle
lingue
minori
,
di
raggio
municipale
e
impieghi
socialmente
più
modesti
.
[22]
Si
affidano
a
questa
medesima
credenza
tutti
coloro
i
quali
pensano
che
,
di
conseguenza
,
la
classe
operaia
debba
servirsi
come
di
sua
lingua
piuttosto
che
di
francese
o
inglese
,
cinese
o
italiano
o
arabo
o
russo
,
di
incontaminate
lingue
socialmente
minori
.
[23]
E
vagheggiano
magari
l’
uso
generalizzato
del
friulano
,
del
resto
così
finemente
e
con
tanto
gusto
usato
oltre
che
dall’
indimenticabile
Pasolini
,
da
cultori
come
Pittana
o
da
forti
personalità
poetico
,
come
Leo
Zanier
.
[24]
Ma
le
cose
,
come
abbiamo
detto
tante
volte
,
non
sono
così
semplici
e
non
stanno
così
.
[25]
La
storia
è
più
intricata
.
[26]
Anzitutto
dobbiamo
renderci
conto
del
debito
,
che
si
rinnova
nei
secoli
,
contratto
dalle
forme
culturali
e
linguistiche
più
colte
e
disciplinate
nei
confronti
delle
forme
culturali
e
linguistiche
d’
epoca
in
epoca
più
legate
alla
vita
delle
classi
subalterne
.
[27]
Quanta
rusticità
c’
è
negli
scrittori
più
urbani
e
più
fini
:
quanto
linguaggio
dell’
arsenale
in
Galileo
:
quanto
marchigiano
in
Leopardi
,
e
controcanto
dialettale
in
Montale
:
quanta
ricerca
dal
punto
di
coincidenza
tra
costruzioni
auliche
e
cinquecentesche
e
costruzioni
dialettali
meridionali
del
periodare
di
Benedetto
Croce
:
quanta
capacità
di
trovar
parole
per
capire
e
farsi
capire
dagli
operai
torinesi
in
Gramsci
:
ecco
il
primo
tipo
di
cose
da
capire
.
[28]
E
il
secondo
tipo
di
cose
da
capire
è
quanta
scrittura
e
cultura
intride
la
presunta
vergine
popolarità
:
quanto
latino
cristiano
e
splendida
latinità
medievale
,
di
giuristi
e
monaci
colti
e
teologi
,
c’
è
nei
nostri
dialetti
di
campagna
:
quanto
borghese
tedesco
c’
è
nel
triestino
,
quanto
francese
nei
dialetti
dal
Veneto
alla
Calabria
,
e
arabo
nel
siciliano
,
e
greco
nel
Sud
;
quante
istituzioni
letterarie
e
gestuali
colte
vivono
in
canti
,
musiche
,
danze
popolari
e
dialettali
come
da
Pitrè
a
Barbi
,
a
Pagliaro
,
fino
ai
nostri
Cirese
,
Carpitella
,
e
Vighi
è
stato
mostrato
.
[29]
Ecco
,
questa
reale
e
storica
continuità
tra
immediato
e
mediato
,
tra
irriflesso
e
riflesso
,
tra
informale
e
formale
,
Adorno
e
più
di
lui
taluni
reazionari
e
l’
intera
turba
dei
populisti
,
non
sanno
e
riescono
a
scorgere
.
[30]
Se
ce
ne
accorgiamo
,
ci
accorgiamo
insieme
che
l’
obiettivo
da
raggiungere
,
da
un
punto
di
vista
democratico
e
progressivo
,
è
proprio
il
recupero
di
questa
continuità
,
del
senso
e
della
cosciente
possibilità
di
uso
di
questa
continuità
.
[31]
Simone
sa
assai
bene
queste
cose
.
[32]
Ma
le
sa
e
le
fa
altrettanto
bene
Giuliano
Scabia
.
[33]
Se
ripercorriamo
Scabia
.
[34]
Se
ripercorriamo
gli
itinerari
di
studio
,
di
invenzione
,
di
intervento
di
Scabia
,
ci
rendiamo
conto
che
pochi
come
lui
,
in
questi
anni
,
stanno
percorrendo
in
su
e
in
giù
spazi
e
strati
di
cultura
,
rimettendo
in
discussione
,
dal
punto
di
vista
delle
nuove
creazioni
,
vecchie
separazioni
e
confini
accreditati
,
promovendo
il
gusto
e
la
capacità
per
tutti
,
e
non
solo
per
pochi
privilegiati
,
dell’
uso
appropriato
di
forme
espressive
provenienti
da
tutt’
intero
il
nostro
patrimonio
di
cultura
,
che
,
come
Gramsci
seppe
vedere
,
e
Cerroni
ha
ben
ripetuto
di
recente
,
trova
proprio
nell’
intrinseca
eterogeneità
,
del
non
vinto
plurilinguismo
,
la
sua
specificità
nazionale
.
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