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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La parola fetente
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
25
giugno
1976
more header data
[1]
SI
APRE
oggi
a
Roma
un
convegno
promosso
dalla
giunta
regionale
e
dedicato
al
tema
dell’
emarginazione
sociale
e
di
ciò
che
anzitutto
la
scuola
,
tra
le
altre
istituzioni
sociali
,
può
e
deve
fare
per
combattere
questo
fenomeno
.
[2]
«
Fetentissima
parola
degli
Uffizii
»
:
così
un
vocabolarista
purista
definiva
un
secolo
fa
la
parola
«
emarginazione
»
.
[3]
Il
purista
pensava
,
naturalmente
,
alla
parola
nel
senso
,
appunto
,
degli
«
Uffizzii
»
,
nel
senso
di
«
annotazione
a
margine
»
Ancora
qualche
anno
fa
,
vocabolari
italiani
di
tutto
rispetto
(
citerò
per
tutti
il
grande
Devoto-Oli
)
conoscevano
solo
questo
senso
o
addirittura
,
come
fa
ancora
la
pur
eccellente
decima
edizione
dello
Zingarelli
,
omettevano
la
parola
.
[4]
Bisogna
attendere
il
dizionario
pubblicato
nel
1974
da
Emilio
De
Felice
e
Aldo
Duro
per
trovare
la
«
fetentissima
parola
»
definitiva
,
oltre
che
nel
senso
più
antico
,
nel
senso
che
oggi
prevalentemente
le
diamo
:
«
l’
azione
di
emarginare
,
il
fatto
di
venir
emarginato
»
,
ossia
di
mettere
o
di
esser
messo
«
in
una
condizione
o
in
una
situazione
che
esclude
ogni
possibilità
di
effettiva
partecipazione
e
di
intervento
»
.
[5]
Allo
stesso
dizionario
va
il
merito
di
registrare
per
primo
il
sostantivo
«
emarginato
»
nel
senso
di
«
escluso
,
messo
ai
margini
della
vita
sociale
»
.
[6]
Sono
parole
e
sensi
tutti
nostri
,
legati
al
mondo
sociale
e
storico
di
questi
nostri
anni
.
[7]
I
fenomeni
che
queste
parole
ricoprono
sono
,
uno
a
uno
,
antichi
.
[8]
Nuova
e
drammaticamente
contemporanea
è
la
coscienza
dell’
unitarietà
profonda
dei
fenomeni
.
[9]
Chi
sono
gli
emarginati
,
che
cos’
è
l’
emarginazione
?
[10]
Se
per
rispondere
enumeriamo
gruppi
di
individui
,
categorie
di
fatti
,
ci
troviamo
dinanzi
a
gruppi
e
categorie
esistenti
,
si
può
dire
,
da
che
mondo
è
mondo
o
,
meglio
,
da
che
l’
uomo
è
uomo
.
[11]
I
reclusi
,
i
carcerati
:
questa
è
la
prima
categoria
di
dannati
a
stare
ai
margini
della
vita
sociale
ordinaria
.
[12]
È
una
categoria
che
esiste
da
quando
esistono
vita
stanziale
,
agricoltura
,
dimore
fisse
,
città
.
[13]
Caino
e
Prometeo
ne
sono
gli
archetipi
biblici
e
mitici
.
[14]
Coloro
che
soffrono
d’
una
limitazione
fisica
o
psichica
della
capacità
considerate
ordinariamente
proprie
dell’
organismo
umano
,
i
menomati
fisici
o
psichici
o
,
come
da
vari
anni
è
uso
dire
(
inizialmente
per
eufemismo
d’
origine
medica
)
,
gli
handicappati
,
sono
la
seconda
grande
categoria
:
sono
gli
storpi
e
gli
stolidi
dell’
antico
mondo
classico
e
medievale
,
contadino
e
paesano
.
[15]
Una
terza
categoria
,
che
si
profila
quando
per
la
maggior
parte
le
popolazioni
si
stabilizzano
in
un
luogo
e
abbandonano
la
vita
nomade
e
pastorale
,
è
quella
dei
gruppi
che
persistono
nel
nomadismo
.
[16]
Essere
«
senza
fissa
dimora
»
è
,
prima
ancora
che
un
reato
,
un
indizio
grave
di
colpa
nella
coscienza
collettiva
.
[17]
Uno
«
senza
arte
né
parte
»
non
è
tollerabile
.
[18]
Saltimbanchi
,
girovaghi
,
ambulanti
,
zingari
costituiscono
questa
terza
eterogenea
e
antica
compagnia
.
[19]
Se
una
bella
etimologia
proposta
molti
anni
fa
da
un
grande
linguista
italiano
,
Antonio
Pagliaro
,
è
esatta
,
i
«
proletari
»
furono
in
origine
appunto
questo
:
i
non
residenti
,
i
«
pendolari
»
,
agli
occhi
dei
contadini
stanziali
e
dei
piccoli
proprietari
dell’
antico
Lazio
.
[20]
Anche
il
non
saper
né
leggere
né
scrivere
è
fatto
non
solo
e
non
tanto
antico
,
ma
originario
.
[21]
Nella
storia
del
genere
umano
leggere
e
scrivere
,
la
carta
stampata
,
i
libri
sono
un’
escrescenza
recente
e
,
per
dir
così
,
innaturale
o
non
necessariamente
naturale
.
[22]
Il
non
dirozzato
a
petto
del
dirozzato
,
dell’
erudito
,
è
la
quarta
e
in
sì
non
recente
categoria
di
coloro
che
,
oggi
,
chiamiamo
emarginati
.
[23]
È
assai
profonda
la
spinta
che
abbiamo
avvertito
in
questi
anni
e
che
ci
ha
portato
a
cercare
e
trovare
un
nome
unitario
per
tutte
queste
categorie
di
persone
e
di
fenomeni
.
[24]
Muoviamo
da
qualche
constatazione
e
azzardiamo
qualche
ipotesi
.
[25]
L’
impetuoso
sviluppo
tecnologico
e
scientifico
delle
società
più
altamente
industrializzate
ha
riempito
queste
società
,
e
l’
intero
pianeta
,
di
diseguaglianze
più
profonde
e
difficilmente
valicabili
che
in
ogni
epoca
e
sistema
sociale
del
passato
.
[26]
Dietro
la
sottile
pellicola
superficialmente
omogenea
dei
mass
media
,
esistono
differenze
di
cultura
che
erano
,
in
un
passato
non
lontano
,
inconcepibili
in
una
stessa
società
.
[27]
Tutti
ascoltano
la
televisione
,
ma
la
capacità
di
capirla
è
divaricata
tra
gruppi
e
strati
sociali
come
mai
prima
sarebbe
stato
pensabile
.
[28]
Di
fronte
a
queste
lacerazioni
,
tipiche
delle
società
capitalistiche
(
ma
non
ignote
anche
in
società
di
diverso
impianto
politico
,
e
tuttavia
parimente
industrializzate
)
,
è
sorta
e
si
è
radicata
una
coscienza
nuova
del
diritto
ad
essere
uguali
,
cioè
del
diritto
a
scegliersi
i
modi
in
cui
essere
o
non
essere
diversi
dagli
altri
.
[29]
Il
diritto
a
ciò
,
il
diritto
all’
eguaglianza
sostanziale
,
sta
scritto
,
come
ognuno
sa
,
nel
terzo
articolo
della
nostra
costituzione
.
[30]
Ma
il
movimento
operaio
e
democratico
quel
diritto
l’
ha
scritto
anche
negli
statuti
e
nei
contratti
e
nei
bisogni
più
profondi
e
diffusi
delle
grandi
masse
popolari
italiane
,
e
lo
stesso
è
avvenuto
in
altri
grandi
paesi
del
mondo
.
[31]
Viene
da
questo
diritto
dalla
volontà
di
affermarlo
,
la
richiesta
che
le
istituzioni
sociali
,
e
la
scuola
avanti
a
tutte
,
funzionino
in
modo
da
garantire
a
tutti
i
cittadini
eguali
opportunità
di
crescita
.
[32]
La
nostra
ipotesi
è
che
questa
stessa
richiesta
ci
spinga
a
vedere
unitariamente
ciò
che
prima
appariva
dato
di
natura
o
scoria
eterogenea
e
inevitabile
della
vita
sociale
.
[33]
Coloro
che
le
istituzioni
sociali
,
e
la
scuola
anzitutto
,
non
sanno
o
non
vogliono
mettere
in
condizione
di
avere
eguali
opportunità
di
crescita
e
di
educazione
,
diventano
per
noi
un
insieme
unitaria
,
l’
insieme
,
appunto
,
di
coloro
che
sono
sospinti
delle
istituzioni
ai
margini
di
una
società
che
si
propone
d’
essere
democratica
.
[34]
Da
reietti
sulla
cui
sorte
non
c’
è
che
da
esercitare
la
virtù
della
rassegnazione
,
essi
si
trasformano
in
drammatici
segnali
di
ciò
che
non
funziona
nella
vita
delle
nostre
istituzioni
sociali
.
[35]
Il
loro
numero
è
l’
indice
della
disfunzione
di
una
scuola
e
di
una
società
democratica
.
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