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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
I padroni laureati
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
24
gennaio
1975
more header data
[1]
NELLA
RELAZIONE
tenuta
il
13
gennaio
scorso
al
Comitato
centrale
del
Partito
comunista
Giorgio
Napolitano
ha
giustamente
insistito
su
un
fatto
che
ancora
non
è
ovvio
probabilmente
,
per
tutti
gli
intellettuali
e
perfino
per
parecchi
insegnanti
che
si
richiamano
allo
stesso
Partito
o
ad
altre
organizzazioni
delle
classi
lavoratrici
.
[2]
E
il
fatto
cui
ci
riferiamo
è
il
primato
che
,
nel
rinnovamento
culturale
,
hanno
le
questioni
della
istruzione
e
cultura
di
base
,
cioè
di
massa
.
[3]
I
problemi
del
«
progresso
intellettuale
di
massa
»
sono
continuamente
alla
ribalta
nella
relazione
Napolitano
(
pp
.
5
,
10
,
14
,
15
,
24
,
26
,
28
,
30
,
32
,
33-39
,
44-45
del
ciclostilato
)
.
[4]
Ciò
suona
critica
a
un
tipo
di
lavoro
intellettuale
«
separato
»
,
che
contempla
soltanto
se
stesso
e
i
suoi
problemi
,
piuttosto
che
mettersi
a
servizio
del
movimento
di
crescita
intellettuale
e
culturale
delle
masse
contadine
ed
operaie
.
[5]
Il
settore
linguaggio
[6]
È
chiaro
che
,
per
mettersi
al
servizio
del
progresso
intellettuale
di
massa
,
gli
intellettuali
democratici
e
comunisti
devono
anche
guardare
a
se
stessi
,
ai
loro
strumenti
di
analisi
,
ai
loro
problemi
,
poiché
ciò
è
indispensabile
per
assolvere
nel
modo
migliore
al
loro
servizio
democratico
e
civile
.
[7]
È
altrettanto
chiaro
che
esiste
una
specificità
del
lavoro
intellettuale
,
per
cui
lo
storico
o
il
romanziere
o
il
linguista
devono
scavare
e
tirare
fuori
,
in
autonomia
,
risultati
e
prospettive
nuovi
,
senza
né
rispettare
né
aspettare
eventuali
imbeccate
di
provenienza
burocratica
.
[8]
Ma
tutto
ciò
ha
senso
,
voglio
dire
che
ha
senso
per
il
movimento
democratico
dei
lavoratori
,
se
e
solo
se
partenza
e
arrivo
del
lavoro
intellettuale
non
sono
sempre
e
solo
libri
,
quadri
,
musiche
,
prodotti
separati
del
lavoro
intellettuale
ma
sono
le
classi
subalterne
,
le
donne
e
gli
uomini
che
ne
fanno
parte
,
le
organizzazioni
in
cui
si
riconoscono
.
[9]
Per
uscire
da
formulazioni
astratte
,
che
possono
suonare
equivoche
e
dar
luogo
a
discussioni
più
accademiche
che
sostanziali
,
facciamo
un
caso
particolare
.
[10]
Prendiamo
il
settore
«
linguaggio
»
e
vediamo
nella
stampa
del
Partito
Comunista
come
se
ne
è
trattato
.
[11]
Ebbene
,
da
moltissimi
anni
«
Rinascita
»
,
ad
esempio
,
ci
dà
soprattutto
informazioni
su
libri
,
pochissimo
sul
rapporto
tra
i
libri
e
le
cose
e
sulle
cose
.
[12]
Negli
ultimi
tempi
,
per
circoscrivere
ancora
meglio
l’
esempio
,
abbiamo
letto
interessanti
discussioni
reciproche
sul
«
quantum
»
di
«
vero
marxismo
»
presente
in
studiosi
e
compagni
come
Augusto
Ponzio
e
Luigi
Rosiello
,
Luigi
Rosiello
e
Daniele
Gambarara
.
[13]
Cose
importanti
,
certo
.
[14]
Ma
,
nella
scorsa
annata
,
il
settimanale
ha
quasi
completamente
tralasciato
la
discussione
(
che
doveva
e
deve
essere
ancora
teorica
)
e
la
informazione
su
questioni
di
massa
,
che
pure
vi
sono
state
e
che
hanno
visto
impegnati
i
quadri
parlamentari
,
centrali
,
regionali
e
periferici
dello
stesso
Partito
e
delle
organizzazioni
sindacali
e
democratiche
.
[15]
Salvo
errore
,
sulla
parte
che
l’
educazione
linguistica
ha
,
può
e
deve
avere
nell’
affermazione
culturale
scolastica
si
è
avuto
in
«
Rinascita
»
soltanto
un
isolato
intervento
ferragostano
,
e
per
il
resto
c’
è
stato
silenzio
.
[16]
Eppure
,
per
fare
ancora
solo
un
caso
,
i
programmi
sperimentali
per
i
bienni
unificati
apparsi
in
forme
misteriose
e
distorte
qualche
mese
fa
,
poi
ritirati
a
metà
,
poi
di
nuovo
(
pare
)
in
circolazione
,
contenevano
e
contengono
indicazioni
nuove
ed
importanti
in
fatto
di
educazione
linguistica
(
a
comunicare
dalla
sepoltura
del
tema
d’
italiano
)
.
[17]
Essi
si
costituivano
un
eccellente
terreno
per
utilizzare
le
competenze
teoriche
scientifiche
più
fini
nell
’
analisi
di
una
questione
assai
rilevante
sotto
il
profilo
del
progresso
culturale
e
politico
di
massa
,
e
non
solo
nell’
analisi
,
ma
nell’
elaborazione
di
linee
di
intervento
appropriate
dal
punto
di
vista
democratico
.
[18]
La
stessa
disattenzione
,
resa
più
grave
dalla
presenza
di
un
massiccio
lavoro
di
informazione
di
molta
stampa
quotidiana
e
settimanale
borghese
e
dai
puntuali
servizi
informativi
del
Partito
Comunista
,
ha
regnato
su
tutte
le
questioni
relative
alle
minoranze
etnico
linguistiche
.
[19]
Qui
il
fatto
è
addirittura
paradossale
.
[20]
Qui
è
soprattutto
il
Partito
Comunista
che
,
al
centro
e
in
periferia
,
in
sede
di
intervento
politico
e
legislativo
e
perfino
,
attraverso
i
suoi
militanti
,
in
sede
di
studi
e
ricerche
,
sviluppa
un’
azione
potente
e
originale
.
[21]
Ma
a
tale
azione
non
si
accompagna
un
momento
centrale
di
riflessione
e
di
dibattito
e
approfondimento
teorico
collettivo
non
diciamo
pari
,
ma
almeno
non
indegno
del
lavoro
che
fanno
poi
,
in
realtà
,
il
Partito
stesso
,
le
sue
organizzazioni
,
i
suoi
imitanti
.
[22]
Nel
settore
«
linguaggio
»
,
insomma
,
si
può
identificare
una
tipica
sacca
di
persistente
accademismo
.
[23]
L’
impressione
è
che
in
molti
altri
settori
,
per
fortuna
,
ossia
per
merito
di
tutti
i
militanti
,
le
cose
non
stiano
così
.
[24]
Ma
in
altri
settori
,
soprattutto
in
quelli
umanistici
,
c’
è
qualche
peccato
di
universitarismo
e
intellettualismo
che
bisognerebbe
cercare
di
correggere
.
[25]
Non
c’
è
dubbio
che
,
fondamentalmente
,
la
correzione
di
questo
vizio
viene
soltanto
da
una
partecipazione
reale
al
movimento
e
ai
problemi
di
massa
.
[26]
Ma
,
su
questa
strada
,
è
anche
rilevante
il
momento
dello
studio
,
della
lettura
e
contributi
non
piccoli
possono
venire
e
vengono
proprio
da
quello
stesso
mondo
della
ricerca
che
,
a
nostro
avviso
,
se
vuole
essere
davvero
aderente
ai
bisogni
delle
classi
lavoratrici
,
deve
imparare
a
correggere
i
suoi
difetti
,
oltre
che
autodefinirsi
marxista
.
[27]
La
scuola
italiana
[28]
A
un
contributo
del
genere
vorremmo
qui
accennare
.
[29]
È
il
libro
che
Fiorella
Padoa
Schioppa
ha
da
poco
pubblicato
presso
la
casa
editrice
Il
Mulino
di
Bologna
.
[30]
Nel
libro
,
intitolato
Scuol
a
e
classi
sociali
in
Italia
,
viene
in
nostra
denunziata
la
preponderanza
che
il
PIL
,
il
Partito
Italiano
Laureati
,
come
lo
chiamava
don
Milani
,
ha
avuto
nella
determinazione
della
politica
scolastica
e
culturale
italiana
anche
nell’
ultimo
trentennio
.
[31]
Questa
preponderanza
si
manifesta
in
molti
modi
.
[32]
Alcuni
sono
noti
a
chi
scorre
queste
righe
,
perché
li
evochiamo
di
continuo
.
[33]
Un
primo
modo
risulta
se
seguiamo
,
come
fa
la
Padoa
Schioppa
,
le
sorti
di
una
generazione
di
iscritti
in
prima
elementare
.
[34]
Su
1000
iscritti
in
prima
elementare
,
soltanto
229
arriva
in
terza
media
(
negli
anni
sessanta
)
,
soltanto
70
arrivano
all’
università
,
soltanto
29
si
laureano
.
[35]
Sono
molti
o
sono
pochi
questi
29
su
1000
?
[36]
Il
Partito
Italiano
Laureati
ripete
tutte
le
salse
,
ed
ora
anche
in
articoli
che
paiono
«
da
sinistra
»
(
sul
«
Corriere
della
Sera
»
,
ad
esempio
)
:
«
Sono
troppi
»
.
[37]
Dicono
:
«
Siamo
tutti
dottori
»
.
[38]
Dicono
:
«
Dove
andremo
a
finire
?
Tutti
vogliono
la
laurea
,
che
è
un
pezzo
di
carta
,
che
non
serve
a
niente
.
Troppe
università
,
troppi
studenti
.
E
poi
non
si
trova
un
idraulico
,
un
vignaiolo
,
una
donna
di
servizio
»
.
[39]
Tutte
bugie
.
[40]
Negli
altri
paesi
dello
stesso
blocco
borghese
e
occidentale
la
scolarità
media
è
molto
più
alta
,
due
,
tre
volte
,
che
da
noi
.
[41]
Un
italiano
medio
fa
4
,
8
anni
di
studio
.
[42]
Un
francese
o
uno
svedese
ne
fa
8
,
4
.
[43]
Un
inglese
9
,
3
.
[44]
Un
cittadino
statunitense
ne
fa
10
,
5
.
[45]
I
laureati
che
dicono
«
troppi
dottori
!
»
raccontano
bugie
:
In
Italia
i
dottori
sono
assai
meno
che
altrove
.
[46]
In
Europa
,
nei
paesi
borghesi
industriali
si
va
assai
più
a
scuola
che
da
noi
.
[47]
Chi
sono
i
«
dottori
»
[48]
Ma
il
predominio
dei
laureati
non
si
manifesta
solo
nel
mettere
in
giro
la
bugia
del
«
troppi
dottori
!
»
per
dissuadere
la
gente
del
popolo
dal
continuare
gli
studi
fino
ai
livelli
più
alti
.
[49]
Andiamo
a
vedere
chi
sono
questi
«
dottori
»
,
o
,
più
modestamente
,
questi
diplomati
licenziati
di
scuola
media
.
[50]
Su
1000
iscritti
in
prima
elementare
figli
di
imprenditori
e
liberi
professionisti
,
844
arrivano
in
terza
media
;
ma
su
1000
bambini
di
prima
elementare
figli
di
lavoratori
dipendenti
arrivano
in
terza
media
solo
108
.
[51]
La
Costituzione
Repubblicana
,
che
prevede
per
tutti
l’
obbligo
fino
alla
terza
media
,
è
qui
ancora
da
realizzare
.
[52]
Certi
giuristi
(
laureati
anche
loro
)
e
certi
gruppettari
(
laureati
anche
loro
)
fanno
spallucce
quando
gli
si
parla
di
attuare
la
Costituzione
.
[53]
Il
discorso
,
dicono
,
è
superato
.
[54]
Non
stiamo
lì
nemmeno
più
a
sentire
.
[55]
Su
un
punto
cardine
sul
punto
della
scuola
di
base
che
ci
può
fare
eguali
o
divide
in
padroni
e
servi
,
la
Costituzione
è
ancora
inattuata
:
sui
duecentotrenta
bambini
che
arrivano
al
termine
dell’
obbligo
,
soltanto
un
decimo
è
fatto
da
figli
di
lavoratori
dipendenti
,
l’
ottanta
per
cento
è
fatto
da
figli
di
imprenditori
qui
e
poi
liberi
professionisti
,
dirigenti
e
impiegati
.
[56]
Questa
società
nuove
figli
di
lavoratori
su
10
li
condanna
per
restare
in
posizione
di
inferiorità
.
[57]
E
non
è
finita
.
[58]
Il
massimo
di
spesa
pubblica
per
il
diritto
allo
studio
dove
si
concentra
?
[59]
Non
dove
c’
è
ancora
probabilità
di
trovare
figli
di
lavoratori
e
dove
ci
sono
milioni
di
alunni
,
nelle
elementari
e
medie
inferiori
.
[60]
Su
centosei
miliardi
per
il
diritto
allo
studio
,
sette
e
mezzo
vanno
alle
elementari
,
dodici
e
mezzo
alle
medie
,
diciannove
alle
medie
superiori
e
sessantotto
(
i
due
terzi
)
all’
università
.
[61]
I
danari
prelevati
dalle
tasche
dei
lavoratori
a
reddito
fisso
con
le
note
male
arti
del
ministro
Colombo
,
finiscono
nelle
tasche
soprattutto
dei
figli
di
«
imprenditori
,
liberi
professionisti
,
dirigenti
»
,
che
costituiscono
più
del
novanta
per
cento
della
popolazione
studentesca
universitaria
.
[62]
I
laureati
(
meno
del
due
per
cento
della
popolazione
)
la
fanno
da
padroni
in
tutta
la
politica
scolastica
.
[63]
E
se
questa
è
centrale
in
tutta
la
politica
culturale
,
come
Napolitano
ci
ha
ricordato
,
la
fanno
da
padroni
in
tutta
la
vita
culturale
.
[64]
Tullio
De
Mauro
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