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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La donna oratrice
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
21
maggio
1976
more header data
[1]
SANDRA
BONSANTI
,
in
un
recente
articolo
dedicato
alla
presenza
femminile
in
parlamento
(
diciotto
donne
nel
gruppo
PCI
,
nove
nella
DC
,
una
nel
PSI
e
un’
indipendente
di
sinistra
)
,
rammenta
la
battura
con
cui
nel
1946
,
nella
Assemblea
Costituente
,
esordì
nel
primo
discorso
parlamentare
femminile
la
giovane
Teresa
Mattei
,
che
parlava
subito
dopo
un
lungo
discorso
di
Francesco
Saverio
Nitti
:
[2]
«
Sarò
breve
,
anche
perché
non
mi
posso
diffondere
in
ricordi
di
gioventù
»
[3]
La
battura
fu
salutata
da
applausi
.
[4]
È
probabile
che
giovani
persone
d’
oggi
considerino
sia
la
battuta
sia
gli
applausi
ambiguamente
obbedienti
al
gallismo
maschile
,
e
forse
non
a
torto
.
[5]
Qui
val
come
testimonianza
d’
un
fatto
:
la
maggiore
asciuttezza
e
brevità
dell’
oratoria
pubblica
femminile
,
se
pure
oratoria
può
e
deve
chiamarsi
,
rispetto
alla
generalità
di
quella
maschile
.
[6]
Antonio
contro
Bruto
[7]
Se
mi
è
permesso
dar
riferimento
a
un’
esperienza
personale
,
dirò
che
negli
ormai
non
pochi
mesi
passati
nella
assemblea
regionale
del
Lazio
,
più
di
una
volta
m’
è
accaduto
di
partecipare
a
sedute
in
cui
pare
d’
obbligo
la
ripetizione
di
cose
già
dette
.
[8]
Decisioni
,
provvedimenti
,
leggi
di
cui
già
si
sia
a
lungo
discusso
nelle
commissioni
e
tra
gruppi
e
partiti
,
una
volta
in
aula
,
anche
nei
casi
di
unanimità
,
danno
il
via
a
dichiarazioni
e
discorsi
debolmente
informativi
e
orientativi
.
[9]
Perfino
in
mancanza
di
pubblico
,
perfino
quando
è
rada
la
presenza
degli
stessi
consiglieri
e
il
voto
unanime
è
scontato
,
c’
è
sempre
chi
non
resiste
alle
tentazioni
dell’
oratoria
barocca
e
,
senza
avvertire
la
noia
che
procura
agli
altri
,
doverosamente
e
pazientemente
presenti
,
si
slancia
in
discorsi
prolissi
,
con
invettive
e
chiasmi
,
preterizioni
ed
enfasi
,
all’
intero
inventario
delle
figure
retoriche
classiche
.
[10]
A
fare
ciò
,
per
il
vero
,
sono
sempre
e
solo
,
e
ne
fanno
fede
i
resoconti
stenografici
,
consiglieri
di
sesso
maschile
.
[11]
Pochi
assai
tra
questi
conoscono
l’
arte
del
parlare
brevemente
,
in
modo
sostanziale
;
e
dell’
ampliare
il
discorso
soltanto
quando
le
circostanze
richiedono
una
più
minuziosa
informazione
,
un
più
attento
e
critico
riesame
dei
passi
che
conducono
o
no
a
una
certa
decisione
.
[12]
Ci
sono
un
paio
di
consiglieri
che
,
a
ogni
intervento
,
sembrano
l’
uno
Antonio
che
accusa
Bruto
davanti
al
cadavere
di
Giulio
Cesare
:
un
altro
è
una
specie
di
Dario
Fo
di
destra
,
una
girandola
di
salacità
a
buon
mercato
che
(
ben
diversamente
da
quelle
foltamente
applaudite
di
Fo
)
piovono
in
un’
aula
semideserta
,
spesso
ascoltate
soltanto
dai
consiglieri
del
gruppo
comunista
.
[13]
Antonio
e
Dario
Fo
non
rinunziano
mai
alla
loro
parte
,
in
qualunque
circostanza
.
[14]
Ebbene
,
cose
del
genere
non
sono
imputabili
ai
consiglieri
di
sesso
femminile
.
[15]
Di
una
,
di
Luciana
Castellina
,
del
PDIP
,
è
a
mia
memoria
,
la
più
lapidaria
delle
dichiarazioni
di
voto
:
«
Voto
Ferrara
perché
è
comunista
:
e
il
partito
comunista
è
,
a
mio
giudizio
,
un
buon
partito
»
.
[16]
Vivaddio
,
questo
è
parlare
.
[17]
Alludo
ovviamente
non
solo
alla
costanza
(
con
cui
concordo
)
,
ma
alla
forma
.
[18]
E
la
stessa
asciuttezza
si
trova
negli
interventi
e
discorsi
delle
altre
consigliere
.
[19]
Poiché
,
come
in
parlamento
e
in
tutte
le
altre
assemblee
elettive
,
si
dà
il
caso
che
anche
nella
regione
Lazio
esse
siano
per
la
maggioranza
comuniste
,
potrei
essere
sospettabile
di
parzialità
di
giudizio
.
[20]
Per
riscattarmi
dal
sospetto
dirò
due
cose
.
[21]
La
prima
è
che
da
qualche
accesso
di
verbosità
non
sono
immuni
nemmeno
interventi
di
consiglieri
comunisti
:
la
seconda
si
riferisce
alla
signora
Muu
Cautela
.
[22]
Le
linee
di
azione
che
questa
consigliera
democristiana
ha
seguito
nel
comune
di
Roma
,
dove
a
lungo
ha
fatto
il
brutto
e
(
come
suol
dirsi
)
il
bel
tempo
in
materia
urbanistica
,
e
poi
come
assessore
alla
sanità
nella
prima
giunta
di
questa
seconda
legislatura
regionale
,
sono
state
criticate
,
e
spesso
assai
aspramente
,
dai
comunisti
,
e
non
solo
da
loro
.
[23]
Non
c’
è
sospetto
,
dunque
,
di
simpatia
per
le
posizioni
politiche
della
signora
democristiana
,
se
si
rileva
che
i
suoi
discorsi
sono
in
genere
di
apprezzabile
concisione
.
[24]
E
non
è
che
la
sinora
non
abbia
da
raccontarne
,
se
volesse
,
in
materia
di
urbanistica
romana
e
di
sanità
.
[25]
Insomma
,
giuste
o
sbagliate
che
siano
o
paiano
le
loro
tesi
,
i
saggi
oratori
delle
colleghe
consigliere
della
regione
Lazio
si
segnalano
per
incisività
e
brevità
.
[26]
È
probabile
che
questa
fragile
base
statistica
si
possa
di
molto
ampliare
.
[27]
Nella
ormai
decennale
pratica
di
consigli
di
facoltà
universitarie
,
con
una
sola
eccezione
,
non
ricordo
discorsi
inutilmente
lunghi
di
colleghe
universitarie
.
[28]
Non
potrei
dire
il
medesimo
di
tutti
i
colleghi
.
[29]
E
,
ancora
,
la
stessa
impressione
,
anche
se
meno
facilmente
documentabile
,
mi
pare
in
complesso
di
dover
ricavare
dalle
molte
assemblee
di
associazioni
politiche
,
sindacali
,
scientifiche
.
[30]
Almeno
in
pubblico
,
le
donne
parlano
breve
.
[31]
Dall’
antica
Grecia
(
ma
forse
si
può
risalire
più
in
là
)
alle
nostre
tradizioni
popolari
d’
oggi
,
è
tutto
un
fiorire
di
motti
e
creazioni
letterarie
che
associano
verbosità
e
femminilità
.
[32]
Tra
i
più
triviali
ricorderò
,
per
tutti
,
un
detto
toscano
raccolto
dal
vecchio
Gino
Capponi
:
«
Dove
son
femmine
e
oche/non
vi
son
parole
poche
»
.
[33]
Insomma
,
a
stare
a
motti
e
proverbi
,
la
parola
è
femmina
.
[34]
Ma
,
se
le
nostre
considerazioni
anteriori
son
giuste
,
bisognerò
aggiungere
che
motti
e
proverbi
sono
maschi
.
[35]
Riflettono
,
cioè
,
un
punto
di
vista
essenzialmente
maschilista
.
[36]
Come
mai
si
è
formato
questo
punto
di
vista
?
[37]
Il
ricordo
dei
duetti
tra
Socrate
e
Santippe
ci
mette
sulla
strada
giusta
.
[38]
A
confronto
delle
presunte
gravi
questioni
di
cui
il
maschio
pretende
di
discorrere
,
dall’
origine
del
mondo
alla
strutturazione
dialettizzante
della
lotta
di
classe
,
nelle
nostre
società
maschiliste
i
discorsi
delle
donne
hanno
rappresentato
sempre
un
brusco
irriverente
richiamo
alla
quotidianità
,
al
concreto
giornaliero
:
figli
e
malanni
d’
ogni
giorno
,
spese
e
spicciole
necessità
.
[39]
Chiacchiere
di
femminelle
,
per
maschi
convinti
di
esser
intenti
a
più
gravi
negozi
,
ad
affari
di
ben
altro
momento
.
[40]
Chiacchere
inutilmente
lunghe
,
per
i
maschi
predetti
.
[41]
Verbosità
maschili
[42]
Nella
costatazione
di
questo
frequente
legame
con
la
praticità
e
la
quotidianità
più
trita
,
a
me
pare
che
possa
additarsi
l’
origine
culturale
del
luogo
comune
maschile
sulla
inutile
verbosità
femminile
.
[43]
In
quel
legame
c’
è
anche
la
radice
della
apprezzabile
brevità
dell’
eloquenza
pubblica
femminile
.
[44]
Una
condizione
di
sudditanza
economica
e
sociale
costringendo
le
donne
alla
quotidianità
,
esse
dispongono
di
questa
grande
e
realistica
pietra
di
paragone
per
misurare
e
vagliare
e
tener
fuori
dal
loro
discorso
quanto
vi
è
di
verboso
,
di
sovrabbondante
,
di
vacuamente
retorico
e
ideologizzante
nel
discorrere
dei
compagni
.
[45]
Nel
vecchio
libro
d’
un
pastore
anglicano
che
si
fingeva
scritto
da
un
diavolo
umorista
,
Berlicche
,
il
diavolo
in
questione
racconta
che
il
gusto
per
la
zuppa
di
cipolle
salva
molte
anime
dalla
tentazione
di
vizi
più
gravi
:
e
osserva
altrove
che
un
genuino
dolor
di
denti
fa
spesso
sparire
evanescenti
angosce
esistenziali
.
[46]
Come
le
cipolle
e
il
mal
di
denti
,
l’
asprezza
e
durezza
della
loro
condizione
di
assoggettamento
dà
alle
donne
almeno
questo
vantaggio
:
la
possibilità
di
un
senso
profondo
di
ciò
che
è
davvero
serio
nelle
cose
,
e
la
conseguente
possibilità
di
tenersi
lontane
da
vaniloqui
esibizionistici
su
cui
esseri
umani
di
sesso
maschile
,
anche
se
non
sciocchi
,
non
sempre
riescono
a
resistere
.
[47]
È
probabile
che
molte
donne
vivano
questa
condizione
linguistica
come
una
condizione
di
inferiorità
,
come
un
posseder
nuove
parole
,
anziché
le
dieci
del
maschio
.
[48]
Molte
,
che
scuola
e
società
han
reso
schiave
dell’
ammirazione
per
le
verbosità
maschili
,
scambiano
la
secchezza
del
loro
proprio
dire
per
povertà
.
[49]
Ed
è
invece
ricchezza
per
loro
,
e
per
chi
le
ascolta
.
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