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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Le voci dei dialetti
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
18
aprile
1975
more header data
[1]
AL
VOUSI
,
«
le
voci
»
,
è
il
titolo
romagnolo
di
una
raccolta
di
poesie
di
Nino
Pedretti
,
appena
stampate
dalle
Edizioni
del
Girasole
di
Ravenna
.
[2]
Qui
non
vogliamo
però
parlare
del
libro
in
sé
,
come
esso
merita
e
come
deve
farsi
in
altra
parte
di
questo
giornale
.
[3]
Ma
questo
libro
è
dedicato
«
a
tutta
la
gente
che
ho
conosciuto
;
ai
vivi
e
ai
morti
del
mio
paese
»
.
[4]
E
una
delle
poesie
più
belle
parla
di
«
néun
,
zénta
da
gnént
»
,
che
«
ém
fatt
al
strèdi
,
/
ém
fatt
al
tòri
/
al
méuri
dìa
zità
»
,
«
noi
,
gente
da
niente
…
abbiamo
fatto
le
strade
,
abbiamo
fatto
le
torri
,
le
mura
della
città
»
.
[5]
Vogliamo
dire
che
,
se
non
ne
capiamo
male
la
disposizione
,
a
Pedretti
non
gli
si
toglie
niente
,
e
gli
si
fa
anche
un
giusto
omaggio
se
si
dice
che
,
con
anonimo
vigile
per
la
sua
fine
cultura
,
come
già
aveva
saputo
fare
Tonino
Guerra
con
i
suoi
I
bu
,
ripiglia
un
canto
che
non
è
solo
suo
.
[6]
È
un
canto
fatto
dai
«
rogg
d’
amour
cumè
dal
gati
»
delle
lavandaie
,
le
canzoni
delle
lavandaie
come
grida
di
gatte
in
amore
,
fatto
dalla
«
lèngua
dla
mi
mà
»
,
delle
cento
voci
che
suonano
dentro
e
vengono
dal
paese
.
[7]
E
il
paese
,
come
per
Tonino
Guerra
,
come
per
la
bravissima
Giuliana
Rocchi
,
è
anche
per
Pedretti
lo
stesso
,
e
cioè
è
Santarcangelo
di
Romagna
.
[8]
Anche
Pedretti
è
un
pezzo
,
prezioso
,
di
questo
paese
.
[9]
Non
è
la
prima
volta
che
,
in
queste
note
,
parliamo
di
Santarcangelo
.
[10]
Il
fatto
è
che
tra
tanti
paesi
straordinari
,
vivi
,
vitali
,
di
cui
è
intessuta
la
provincia
italiana
,
un
tessuto
solido
da
resistere
a
trent’
anni
di
rapine
democristiane
.
[11]
Santarcangelo
occupa
un
posto
d’
eccezione
per
la
qualità
e
quantità
delle
iniziative
e
degli
istituti
di
vita
civile
e
intellettuale
che
vi
si
sono
affermati
.
[12]
Pensiamo
alla
scuola
pittorica
del
Bornaccino
e
a
quelle
di
poeti
dialettali
,
agli
esemplari
corsi
per
lavoratori
,
scattati
già
prima
delle
150
ore
,
al
museo
della
civiltà
contadina
,
al
festival
,
ormai
famoso
,
del
teatro
in
piazza
,
al
simpatico
giornale
mensile
.
[13]
E
l’
elenco
è
ancora
incompleto
.
[14]
Non
deve
dunque
stupire
se
,
ancora
una
volta
,
parliamo
qui
di
Santarcangelo
e
santarcangiolesi
.
[15]
In
questo
paese
d’
eccezione
va
maturando
un
nuovo
,
giusto
rapporto
delle
due
parlate
che
oggi
sono
proprie
della
grande
maggioranza
degli
italiani
:
lo
italiano
(
ormai
noto
ricettivamente
quasi
a
tutti
,
e
che
più
della
metà
della
popolazione
,
e
che
più
della
metà
della
popolazione
sa
usare
anche
produttivamente
)
e
la
parlata
locale
di
raggio
d’
uso
più
ridotto
.
[16]
Come
altri
luoghi
in
Italia
,
anche
Santarcangelo
ha
conosciuto
il
distacco
della
propria
parlata
tradizionale
.
[17]
Rino
Molari
,
un
giovane
partigiano
cattolico
fucilato
dai
nazisti
nel
1944
,
nella
sua
tesi
di
laurea
sui
dialetti
della
valle
del
Marecchia
,
discussa
a
Bologna
nel
1937
,
documentava
l’
inizio
di
questa
fuga
dal
dialetto
che
cominciava
a
verificarsi
già
allora
,
a
Santarcangelo
,
centro
di
giuster
pretese
culturali
e
cittadine
.
[18]
Alle
«
distinte
famiglie
»
(
sono
parole
di
Molari
)
pareva
brutto
parlare
dialetto
.
[19]
Dalle
città
maggiori
e
dagli
strati
borghesi
,
la
vergogna
per
il
dialetto
(
che
è
cosa
ben
diversa
,
anche
se
concomitante
,
col
bisogno
di
parlare
anche
italiano
)
lungo
i
primi
decenni
del
secolo
con
gli
anni
trenta
era
arrivata
in
centri
–
pilota
come
Santarcangelo
.
[20]
Di
qui
,
nel
dopoguerra
,
si
è
andata
diffondendo
un
po’
dappertutto
.
[21]
Oggi
,
per
esempio
,
la
troviamo
in
atto
,
vigoreggiante
nella
provincia
laziale
.
[22]
Mi
limito
a
un
solo
esempio
,
recente
.
[23]
È
appena
apparso
,
negli
«
Acta
Romanica
Gothoburgensia
»
,
diretti
dall’
italianista
svedese
Hans
Nilsson
–
Ehle
,
un
volume
dedicato
al
vocabolario
della
viticoltura
nelle
parlate
del
Viterbese
.
[24]
L’
autore
,
uno
dei
tanti
linguisti
italiani
emigrati
da
anni
e
anni
all’
estero
,
Francesco
Petroselli
,
a
proposito
delle
relazioni
dei
contadini
da
lui
pazientemente
e
intelligentemente
interrogati
,
così
scrive
:
[25]
«
L’
indiscussa
attrazione
a
distanza
della
capitale
è
percepibile
ovunque
…
Le
fonti
danno
prove
di
disagio
,
esitano
prima
di
pronunziare
il
termine
adatto
,
oppure
si
correggono
immediatamente
,
enunziandone
un
altro
.
La
mancanza
di
denominazione
,
i
silenzi
,
come
all’
estremo
il
rifiuto
,
vanno
giudicati
sotto
questo
profilo
.
Non
è
raro
che
termini
ritenuti
tipici
della
vita
rustica
siano
accompagnati
da
un
moto
di
riso
,
interpretabile
come
segno
di
imbarazzo
per
il
sentimento
di
inferiorità
che
provano
usando
la
parlata
locale
verso
cui
si
opera
una
discriminazione
qualitativa
netta
:
il
dialetto
è
mezzo
espressivo
di
cui
ci
si
vergogna
ormai
,
di
cui
con
estranei
si
ammette
difficilmente
perfino
la
esistenza
,
e
il
cui
uso
semmai
si
attribuisce
agli
abitanti
di
altri
centri
:
il
dialetto
è
considerato
come
ridicola
deformazione
della
lingua
nazionale
,
sola
degna
di
studio
,
è
sentito
come
sgrammaticata
espressione
orale
,
graficamente
non
descrivibile
,
linguaggio
incolto
di
campagnoli
e
vecchi
»
.
[26]
Così
succede
oggi
nell’
Italia
più
povera
e
oppressa
.
[27]
Così
succedeva
quarant’
anni
fa
a
Stantarcangelo
,
città
di
studi
e
pretese
.
[28]
La
gente
si
vergognava
del
dialetto
Lo
fuggiva
verso
un
italiano
purchessia
.
[29]
Aveva
le
sue
ragioni
.
[30]
Non
dimentichiamolo
mai
.
[31]
L’
infame
squallore
dei
quartieri
speculativi
romani
o
milanesi
non
sarebbe
stato
possibile
senza
l’
orrore
della
campagna
(
un
dato
:
cinquant’
anni
fa
in
Italia
i
contadini
erano
pagati
come
in
Francia
prima
della
Rivoluzione
francese
)
.
[32]
La
scuola
più
schifosamente
deamicisiana
,
perfino
,
con
rispetto
parlando
,
più
fascista
rischiava
di
sembrare
,
forse
era
,
per
dirla
con
i
ragazzi
di
don
Milani
,
«
meglio
della
merda
»
in
cui
,
tenendole
fuori
di
essa
,
pochi
borghesi
costrinsero
a
vivere
le
moltitudini
contadine
.
[33]
Similmente
l’
italiano
più
ignobile
,
mussoliniano
e
fanfaniano
,
è
apparso
e
forse
è
stato
meglio
della
parlata
locale
,
se
parlare
quella
doveva
dire
(
e
voleva
dire
)
parlare
solo
quella
,
e
vivere
come
in
un
ghetto
,
come
bestiame
marchiato
.
[34]
I
populisti
queste
cose
non
le
hanno
mai
capite
.
[35]
Ma
noi
dobbiamo
ricordarcele
sempre
,
per
capire
noi
stessi
.
[36]
Ancora
sette
,
otto
anni
fa
,
anzi
ancora
tre
anni
fa
,
c’
era
a
Santarcangelo
chi
in
rapporto
al
dialetto
provava
solo
la
voglia
di
scappare
.
[37]
Ma
c’
era
già
qualche
cosa
di
nuovo
.
[38]
Quando
era
stato
nei
lager
tedeschi
Tonino
Guerra
,
per
sopravvivere
,
e
aiutare
i
compagni
romagnoli
,
si
era
messo
a
parlare
in
versi
,
in
dialetto
,
del
suo
paese
.
[39]
Tornato
vivo
,
aveva
continuato
.
[40]
Le
sue
poesie
si
erano
conquistate
il
posto
che
tutti
sanno
nella
grande
letteratura
dei
nostri
anni
.
[41]
Poi
,
un
po’
alla
volta
,
anche
la
gente
di
Santarcangelo
ha
imparato
ad
apprezzare
le
poesie
dialettali
di
Guerra
.
[42]
Qualche
anno
fa
,
il
corso
locale
per
lavoratori
decise
,
non
senza
qualche
riluttanza
,
di
farne
tema
centrale
di
studio
e
preparazione
nel
programma
d’
esame
.
[43]
E
intanto
i
poeti
in
dialetto
,
e
non
solo
professori
,
si
moltiplicavano
di
pari
passo
con
il
crescere
della
sicurezza
cultura
,
politica
.
[44]
E
,
con
questa
,
cominciava
a
maturare
la
possibilità
di
un
nuovo
,
diverso
e
più
sereno
rapporto
con
la
parlata
locale
.
[45]
Non
più
idioma
unico
obbligatorio
per
poveracci
,
ma
modo
e
strumento
per
ritrovare
le
vie
del
colloquio
più
immediato
e
intimo
,
il
paese
,
la
sua
gente
comune
e
la
sua
storia
.
[46]
La
gente
non
ha
riso
più
.
[47]
Non
si
vergogna
più
a
sentire
parlare
il
suo
dialetto
.
[48]
Ha
imparato
e
sta
insegnando
a
tutti
che
,
se
ci
si
metta
a
parlare
in
chiave
dialettale
,
«
vengono
su
dalla
pancia
»
(
l’
immagine
è
della
santarcangiolese
Rina
Macrelli
)
cose
vitali
ed
essenziali
che
in
italiano
uno
esisterebbe
dire
.
[49]
A
questa
sfera
di
cose
che
mal
si
dicono
fuori
della
vecchia
parlata
locale
,
diciamo
meglio
,
di
cose
che
vengono
bene
in
mente
specie
se
uno
si
mette
ad
ascoltare
le
voci
di
chi
parla
in
dialetto
,
ci
riportano
i
versi
di
Nino
Pedretti
.
[50]
Questa
possibilità
di
significare
,
che
si
apre
a
chi
sceglie
oggi
il
dialetto
,
non
è
arcaismo
,
non
è
sottostoria
o
populismo
,
appartiene
al
futuro
.
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