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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Le minoranze dimenticate
Language column
Le parole e i fatti
Author
Tullio De Mauro
Date
14
febbraio
1975
more header data
[1]
SI
È
GIÀ
ricordato
che
i
decreti
delegati
sulla
scuola
contengono
,
fra
altri
elementi
positivi
,
un
primo
riconoscimento
dei
diritti
di
minoranze
linguistiche
in
Italia
.
[2]
Le
minoranze
interessate
sono
quattro
:
tedeschi
e
ladini
della
provincia
di
Bolzano
,
sloveni
delle
province
di
Trieste
e
Gorizia
,
valdostani
.
[3]
Ad
esse
vari
articoli
(
13
comma
3
,
16
,
34
,
35
del
DPR
416
,
10
e
45-52
del
DPR
417
,
19
e
20
del
DPR
419
)
riconoscono
diritti
o
rinviando
a
leggi
regionali
e
provinciali
in
materia
scolastica
oppure
stabilendo
nuove
norme
,
per
esempio
riservando
un
numero
minimo
fisso
di
posti
a
rappresentanti
delle
minoranze
in
organi
elettivi
e
regolando
in
modo
nuovo
e
positivo
il
reclutamento
degli
insegnanti
di
lingua
slovena
,
tedesca
e
ladina
.
[4]
Salvo
errore
,
è
la
prima
volta
che
lo
stato
italiano
,
non
sotto
la
spinta
di
controversie
e
sollecitazioni
internazionali
,
da
inizio
a
un’
organica
attuazione
dell’
articolo
6
della
Costituzione
in
una
legge
valida
per
tutto
il
territorio
nazionale
.
[5]
Non
è
poco
.
[6]
Ma
è
tardivo
e
,
soprattutto
,
non
è
abbastanza
.
[7]
Della
Costituzione
,
ci
avviamo
ormai
a
celebrare
il
trentennale
.
[8]
E
le
quattro
minoranze
che
abbiamo
già
citato
sono
per
l’
appunto
quelle
che
,
in
passato
,
sono
state
oggetto
di
accordi
e
attenzioni
internazionali
.
[9]
Non
sarà
male
tenere
ben
presente
che
,
con
questi
quattro
gruppi
,
si
esaurisce
l’
elenco
ben
altrimenti
folto
delle
minoranze
etniche
italiane
,
nemmeno
per
quanto
riguarda
gli
stessi
tedeschi
,
ladini
,
slavi
,
galloromanzi
in
Italia
.
[10]
Con
recenti
sue
dichiarazioni
,
il
ministro
Malfatti
ha
fatto
intendere
di
non
volere
appartenere
ai
democristiani
che
hanno
fondato
il
loro
governo
sull’
inerzia
;
e
ha
fatto
intendere
di
essere
disposto
ad
innovare
e
a
migliorare
ulteriormente
le
innovazioni
.
[11]
A
questo
fine
forse
non
sarà
inutile
un
piccolo
promemoria
sulle
minoranze
dimenticate
.
[12]
Germania
italiana
.
[13]
Hai
260
mila
tedeschi
della
provincia
di
Bolzano
,
di
lingua
ufficiale
tedesca
e
di
dialetto
bavarese
,
occorre
aggiungere
i
dimenticati
nuclei
tedeschi
delle
province
di
Belluno
(
Sappada
)
,
di
Udine
(
Pontebba
di
Nova
,
Tarvisio
,
ecc
.
)
,
Verona
(
Giazza
ed
altri
resti
dei
XIII
comuni
cimbri
)
,
Vicenza
(
Roana
e
Rotzo
,
resti
dei
VII
comuni
)
ed
infine
i
quadri
o
esalingui
(
dialetti
alemanno
,
lombardo-piemontese
,
franco-provenzale
,
lingue
tedesca
,
francese
,
italiana
)
Walser
del
Monte
Rosa
,
in
Val
d’
Aosta
e
nelle
province
di
Vercelli
e
Novara
.
[14]
Ladinia
italiana
.
[15]
Ai
quindicimila
ladini
delle
valli
di
Gardena
e
Badia
occorre
sommare
i
ladini
delle
province
di
Trento
(
Val
di
Fassa
)
e
Belluno
.
[16]
Un
problema
a
sé
,
di
cui
sarebbe
un
errore
sorridere
,
sono
i
cinquecentomila
(
almeno
)
parlanti
di
friulani
:
ma
di
friulani
,
e
spesso
tenacemente
attaccati
al
loro
idioma
,
è
pieno
il
mondo
,
e
sono
piene
le
regioni
italiane
.
[17]
Slavia
italiana
.
[18]
Agli
sloveni
delle
province
di
Udine
e
Gorizia
,
il
cui
stesso
numero
è
difficile
da
stabilirsi
per
le
resistenze
psicologiche
a
dichiararsi
sloveni
dovute
alle
persecuzioni
fasciste
e
alle
discriminazioni
anticomuniste
,
vanno
aggiunti
gli
almeno
35
.
[19]
000
sloveni
dell’
Udinese
e
,
in
tre
comuni
del
Molise
,
cinquemila
serbocroati
.
[20]
I
dimenticati
[21]
Gallia
italiana
.
[22]
Ai
70
mila
valdostani
che
parlano
nativamente
il
patois
francoprovenzale
,
ai
mille
che
nativamente
parlano
il
francese
,
alla
totalità
degli
scolarizzati
della
Valle
che
parlano
come
lingua
colta
il
francese
,
occorre
aggiungere
almeno
30
mila
abitanti
di
patois
francoprovenzale
nel
Cuneese
e
26
mila
nel
Torinese
,
e
minori
comunità
galloromanze
e
galloitaliche
nelle
province
di
Foggia
e
Cosenza
e
in
Sicilia
.
[23]
Veniamo
infine
alle
minoranze
totalmente
dimenticate
nei
decreti
delegati
.
[24]
Almeno
80
mila
albanesi
delle
regioni
peninsulari
conservano
le
loro
tradizioni
linguistiche
nei
piccoli
centri
appenninici
;
un
numero
incalcolabile
è
immigrato
a
Salerno
,
Reggio
,
Napoli
,
Roma
.
[25]
Ad
essi
vanno
aggiunti
gli
albanesi
di
Sicilia
,
in
parte
immigrati
a
Palermo
.
[26]
Resistono
ancora
,
tra
Salento
e
Calabria
,
parecchie
migliaia
di
greci
,
relitto
di
una
crescita
medievale
che
da
Roma
si
estendeva
fiorente
fino
alla
Sicilia
.
[27]
Si
aggiungano
ancora
circa
15
.
[28]
000
catalani
di
Alghero
in
Sardegna
.
[29]
E
gli
zingari
nomadi
del
Veneto
e
dell’
Italia
settentrionale
,
seminomadi
dell’
Abruzzo
e
dei
dintorni
di
Roma
,
stanziali
e
assimilati
del
Sud
.
[30]
Come
alcuni
friulani
,
così
anche
alcuni
gruppi
sardi
chiedono
che
si
riconosca
autonomia
alle
loro
parlate
.
[31]
Nelle
opere
di
insieme
sulla
situazione
linguistica
italiana
e
la
sua
storia
non
si
parla
quasi
mai
di
ciò
,
dopo
la
sciagurata
età
fascista
.
[32]
Non
era
così
nell’
Italietta
liberale
quando
i
primi
raccoglitori
di
esempi
di
parlate
italiane
,
Zuccagni-Orlandini
e
Papanti
,
largheggiavano
nel
dare
testi
di
idiomi
eterogenee
rispetto
ai
dialetti
italoromanzi
ed
i
censimenti
chiedevano
in
ogni
regione
notizie
sull’
idioma
materno
e
correntemente
parlato
.
[33]
Ha
quindi
buon
gioco
Sergio
Salvi
nell’
incolpare
la
linguistica
italiana
attuale
di
poca
sensibilità
a
tali
problemi
e
di
forse
inconsapevole
ossequio
al
potere
centrale
nel
suo
Le
lingue
tagliate
,
appena
pubblicato
da
Rizzoli
.
[34]
Che
in
questo
volume
si
possa
trovare
qualche
ingenuità
,
più
che
comprensibile
in
chi
non
fa
di
mestiere
linguista
,
non
deve
servire
a
eludere
la
sostanza
dei
problemi
riproposti
da
Salvi
e
la
complessiva
utilità
del
suo
lavoro
.
[35]
Come
in
Svezia
[36]
Piuttosto
nel
libro
di
Salvi
,
e
ancor
più
nelle
proposte
legislative
e
nelle
concezioni
di
molti
fautori
delle
minoranze
,
vanno
discussi
il
territorialismo
ed
una
sorta
di
esasperato
nazionalismo
alla
rovescia
,
che
lo
spingono
a
parlare
di
«
italiani
conquistatori
»
,
di
«
genocidio
»
e
simili
.
[37]
Nuovi
paletti
di
confine
,
nuovi
reticolati
a
protezione
di
ladini
friulani
,
neogreci
o
catalani
di
Alghero
,
non
servono
dal
punto
di
vista
di
una
politica
linguistica
democratica
,
che
promuova
la
libertà
di
essere
diversi
,
ma
la
libertà
,
non
l’
obbligo
:
e
cioè
che
rispetti
e
tuteli
le
differenze
,
ma
impedisca
ad
esse
di
costituirsi
in
ostacolo
alle
priorità
civile
,
che
consenta
,
ma
non
imponga
di
restare
nel
paese
natale
.
[38]
La
politica
linguistica
democratica
,
quale
è
suggerita
dalla
Costituzione
italiana
,
può
trovare
attuazione
,
più
che
con
la
creazione
di
nuovi
confini
territoriali
,
con
una
legislazione
scolastica
opportuna
.
[39]
In
Europa
,
la
Svezia
,
dà
un
esempio
concreto
di
tale
possibile
politica
.
[40]
Nel
recente
fondamentale
rapporto
sulle
minoranze
e
l’
immigrazione
pubblicato
nel
settembre
1974
dalla
commissione
svedese
per
l’
immigrazione
(
Invandrarutredningen
)
,
si
legge
che
,
oltre
a
due
minoranze
di
antico
insediamento
(
lapponi
e
finnici
)
,
la
Svezia
ospita
400
.
[41]
000
stranieri
(
cinque
per
cento
dell’
intera
popolazione
)
.
[42]
La
politica
linguistica
svedese
è
passata
e
passa
attraverso
la
scuola
.
[43]
Da
un
lato
,
una
legge
presentata
nel
1971
garantisce
ai
lavoratori
immigrati
240
ore
retribuite
di
permesso
da
dedicare
allo
studio
dello
svedese
.
[44]
Dall’
altro
lato
,
una
legge
del
1968
garantisce
a
tutti
i
figli
degli
immigrati
che
lo
richiedano
sei
ore
settimanali
di
istruzione
ausiliaria
,
da
dedicare
allo
studio
della
madrelingua
.
[45]
Ma
la
commissione
propone
ora
lo
intero
insegnamento
in
lingua
materna
per
i
fanciulli
che
ne
facciano
richiesta
(
pp
.
249-63
del
rapporto
)
.
[46]
La
politica
linguistica
democratica
in
Italia
dovrebbe
avere
obiettivi
simili
:
garantire
a
quanti
lo
richiedano
un
numero
minimo
di
ore
di
insegnamento
dell’
idioma
materno
diverso
dall’
italiano
e
,
se
il
numero
dei
coetanei
di
eguale
idioma
a
ciò
interessati
è
considerevole
,
le
scuole
dovrebbero
garantire
,
in
ogni
parte
del
territorio
nazionale
,
l’
intero
insegnamento
nello
idioma
alloglotto
e
l’
insegnamento
dell’
italiano
come
lingua
seconda
.
[47]
L’
attuazione
di
una
simile
politica
metterebbe
i
rappresentati
italiani
in
condizione
di
forza
nelle
trattative
e
nelle
lotte
volte
a
sottrarre
milioni
di
lavoratori
italiani
emigrati
all’
atroce
scelta
tra
integrazione
o
emarginazione
.
[48]
Né
vale
obiettare
che
una
politica
scolastica
e
linguistica
siffatta
avrebbe
costi
elevati
.
[49]
Non
,
certo
,
a
lungo
termine
.
[50]
E
poi
,
come
rammenta
salvi
,
non
erano
davvero
in
buone
condizioni
economiche
l’
Unione
Sovietica
quasi
sessant’
anni
fa
e
la
Repubblica
del
Nord-Vietnam
sotto
le
bombe
americane
,
quando
hanno
intrapreso
un’
opera
esemplare
di
tutela
delle
minoranze
etnico-linguistiche
.
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