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«Cara Regione»

Language columnIl dire e il fare
AuthorTullio De Mauro
Date 13 agosto 1976
NewspaperPaese Sera
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page3
Column1-2


[1]
L’ASSESSORE di recente nomina non ha ancora acquistato la capacità di firmare senza guardare le centinaia di atti e lettere che ogni giorno il mareggiare delle leggi e le pigre correnti del fiume burocratico lasciano sul suo tavolo.
[2]
Ogni tanto accade di leggere quello che firma.
[3]
«Si significa la trasmissione dell’emarginata pregressa».
[4]
L’assessore firma meccanicamente.
[5]
È, all’incirca, la duecentesima firma del fresco mattino primaverile.
[6]
Alle otto e mezza, nove, gli uffici sono ancora silenti.
[7]
I solerti primi arrivati già sciamano nella grande piazza vicina a sorbire il primo caffè.
[8]
La grande maggioranza verrà ancora più tardi ad aggirarsi tra carte e tavoli del vecchio edificio liberty.
[9]
L’ufficio è tranquillo e l’assessore si concede una pausa: firma, e poi legge.
[10]
Che sarà mai questa «emarginata pregressa?».
[11]
È l’inizio dell’inverno.
[12]
In una città del Nord la bambina Marina, quinta elementare, sa dal padre che, una volta promossa in prima media, farà un viaggio a Roma.
[13]
Si consulta con la maestra e decide che durante l’anno si occuperà in particolare di Roma e del Lazio.
[14]
Ma dove e come trovare materiale su Roma e sul Lazio?
[15]
Bambina e maestra hanno un’idea: scrivere alla ragione Lazio.
[16]
Su un foglio di carta rigata tolto al quaderno, la bambina Marina scrive: «Cara Regione Lazio, sono un’alunna della Scuola Elementare Statale E. D’A. di X».
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Ed espone il suo desiderio: vuole libri e carte sulla regione e su Roma, così col padre, quando verrà, potrà girare meglio, capire di più.
[18]
Allo Smistamento la lettera deve avere suscitato perplessità, se vi è restata giacente alcune settimane.
[19]
A chi mai va, una lettera indirizzata alla «Cara Regione»?
[20]
Lo Smistamento, dopo alcune settimane, conclude che «Regione», a termini di legge, significa «Presidente del Consiglio Regionale»: e , al presidente del consiglio regionale, viene mandata la lettera della bambina Marina.
[21]
Ma (devono avere argomentato ) la lettera della bambina Marina richiede l’invio di materiali, cioè richiede atti d’amministrazione che non competono alla Presidenza del Consiglio Regionale, sibbene alla Giunta.
[22]
E, dopo una ventina di giorni, la lettera della bambina Marina, con lettera di accompagnamento in cui è già definita «emarginata pregressa» va dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Giunta.
[23]
La Presidenza della Giunta deve avere meditato a lungo sulla cosa.
[24]
Dai rigori del gennaio, mentre il Consiglio dibatte per stabilire se «larga intesa» sia o no il medesimo che «intesa democratica» e questa il medesimo che «intesa di svolta democratica», il tempo è passato ai soffi e sbuffi del vento di marzo.
[25]
La Giunta cambierà.
[26]
Si fa pulizia sui tavoli.
[27]
Il Segretario del Presedente della Giunta prende la lettera della bambina Marina e, con decisione ora fulminea, scrive una nuova lettera daccompagnamento, anzi «daccompagno», e invia la «emarginata pregressa» a «codesto Assessorato competente».
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E poiché la bambina Marina voleva libri, ebbene vada la lettera all’assessorato competente in libri.
[29]
È aprile, ormai, quando un bravo funzionario dell’assessorato competente piglia in mano la lettera di Marina, lettera del Presidente del Consiglio, lettera del Presidente della Giunta.
[30]
Doverosamente, egli «entra nel merito».
[31]
Marina, è vero, vuole (voleva) libri.
[32]
Ma che libri, e a quale fine?
[33]
Certo, li vuole (voleva) «a fine spostamento di carattere turistico».
[34]
E allora?
[35]
Allora l’Assessorato Codesto e Competente non è quello «in oggetto della sopracitata», cioè non è quello che si occupa (dovrebbe) di libri.
[36]
Ma è quello che si occupa (dovrebbe) degli «spostamenti di carattere turistico».
[37]
Deliberata e istruita la pratica, accade così che una mattina d’aprile l’assessore di recente nomina invii a un altro assessorato, Codesto e Competente, la lettera della bambina Marina, «emarginata pregressa».
[38]
E su un foglitiello di carta l’assessore annota il numero della «sopracitata pratica» e l’indirizzo della bambina Marina, col proposito di verificare un giorno se mai la «sopracitata» avrà fatto il suo corso, o sarà affondata nei gorghi del Pubblico Impiego.
[39]
OO.
[40]
SS.
[41]
«SOR ASSESSO’, e s’è dimenticato de noi. La bozza non ce l’ha mannata»: mi sta di fronte, con chioma candida e viso aperto (non tutti sono così), un sindacalista.
[42]
È vero: credevo di averla mandata a tutti, la bozza.
[43]
E invece no: l’ho mandata, si, ai federali unitari regionali e di categoria, l’ho mandata ai sindacati non unificati e agli unificati confederali, federali, territoriali, l’ho mandata agli ambientali.
[44]
Ma ho dimenticato questi, i regionali del personale.
[45]
La prima volta che mi è caduta sott’occhio, la sigla OO.
[46]
SS. l’ho letta «zero zero esse esse»: e pazientemente il compagno che mi aiuta nella segreteria mi ha spiegato che voleva dire, invece, «organizzazioni sindacali».
[47]
Di colpo, come in una specie di Marienbad, ho rivisto allora il mio vecchio professore di archeologia.
[48]
Si chiamava Giglioli.
[49]
Alle tre di pomeriggio, nel buio della sala dove proiettava diapositive, ci iniziava ai misteri e piaceri dell’antiquaria, tra struzzi di saliva (nessuno voleva sedere al primo banco, e poi agli ultimi si faceva meglio l’amore) e citazioni di aneddoti su Ennio Quirino Visconti.
[50]
Ma anche di lui, di Giglioli, si narravano aneddoti.
[51]
Che era un po’ stonato, per esempio, e che, proiettando diapositive su belle sculture alessandrine, non si era accorto a un certo punto che un maligno gli aveva inserito una diapositiva sottratta a quelle della mostra «Il demoniaco nell’arte», organizzata allora dal professor Castelli.
[52]
E uno schifoso demonio tedesco tardorinascimentale era stato definito, dall’archeologo distratto, «Ecco un artro ber giovane (parlava un romanesco rilassato) ecco un artro ber giovane tipico der gusto alessandrino».
[53]
Ma soprattutto di lui si amava narrare l’aneddoto della Mostra della Romanità, allorché in camicia nera, fascista come (meno tredici) i professori di università italiani dell’epoca, aveva guidato gerarchi vari e il Mussolini stesso a visitare i padiglioni della mostra da lui organizzata.
[54]
E, precedendo il corteo, leggeva frettolosamente (più che spiegare) le targhe delle varie sale: «Sala d’Augusto de Prima Porta, Sala de le Navi de Nemi, Sala de l’Ara Pacise »: e poi, dopo un istante di perplessità, «oh oh signore, oh oh signori»: e poi, più spedito di nuovo, «Sala dei Barberi, Sala de le Guere Civili».
[55]
Lo «zero-zero» che campeggiava sul luogo comodo della mostra era stato così buffamente letto dal vecchio archeologo.
[56]
Anch’io, precedentemente stonato, leggo e confondo «o-o» e «zero-zero».
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E cerco di destreggiarmi tra le molte sigle di cui è ormai irsuto il movimento sindacale italiano.
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Crescendo, il movimento sindacale si è dato una struttura che, come anche i piani e i programmi, per esser rispettabile è organica, complessa ed articolata, in quanto unitaria e, insieme, aderente alle istanze autonome.
[59]
Se, come gli altri facevano in passato, uno il sindacato lo ignora, poco male.
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Ma se uno vuole lavorarci a contatto, allora deve sempre rammentarsi bene la seguente legge, sperimentalmente verificata:
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«Dato un numero k, grande a piacere, di OO.SS. cui vi rivolgete, c’è sempre una O.S. di cui, inevitabilmente, vi dimenticherete».

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