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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Grammatica della bistecca
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
9
maggio
1975
more header data
[1]
QUANDO
pensiamo
al
nostro
parlare
,
al
linguaggio
,
rischiamo
sempre
di
cadere
preda
di
due
miti
contrapposti
.
[2]
Il
primo
(
già
una
volta
se
ne
è
accennato
qui
)
è
il
mito
di
Iride
:
esso
ci
porta
a
vedere
il
linguaggio
come
qualche
cosa
di
ovvio
,
di
facile
,
di
disponibile
a
ogni
nostro
desiderio
.
[3]
Il
secondo
è
il
mito
di
Orfeo
:
esso
ci
porta
a
vedere
il
linguaggio
come
qualche
cosa
di
sublime
,
di
misterioso
,
una
divina
scintilla
miracolosamente
accesa
nell’
anima
di
esseri
privilegiati
.
[4]
I
due
miti
sembra
che
siano
opposti
.
[5]
In
realtà
,
basta
esaminare
radici
sociali
ed
effetti
pratici
per
scorgerne
la
funzione
comune
.
[6]
L’
uno
e
l’
altro
hanno
origine
nella
ideologia
di
una
classe
sociale
,
quella
che
Prezzolini
chiamava
la
«
classe
dei
colti
»
.
[7]
Per
le
persone
più
colte
,
le
capacità
di
padroneggiare
l’
espressione
sono
ovvie
,
abituali
.
[8]
Tuttavia
,
nello
stesso
tempo
,
le
persone
più
colte
tendono
a
sopravvalutare
come
miracolose
quelle
capacità
che
sono
,
in
queste
nostre
società
divise
in
classe
,
specificamente
loro
.
[9]
Col
mito
di
Iride
,
la
classe
dei
colti
tende
ad
oscurare
e
nascondere
il
suo
privilegio
principale
,
cioè
la
sua
capacità
di
padronanza
dell’
espressione
,
presentandola
come
una
faccenda
ovvia
e
naturale
.
[10]
E
d’
altro
lato
,
col
mito
di
Orfeo
,
presentando
il
linguaggio
come
un
dono
miracoloso
,
concesso
da
qualche
dio
o
da
madre
natura
,
la
classe
dei
colti
realizza
sempre
lo
stesso
fine
,
che
è
quello
di
nascondere
le
reali
radici
sociali
del
suo
privilegio
.
[11]
Contro
l’
uno
e
l’
altro
mito
,
dobbiamo
agire
con
le
armi
della
ragione
.
[12]
Dobbiamo
mettere
in
evidenza
la
fatica
che
si
fa
per
arrivare
a
padroneggiare
il
linguaggio
,
dobbiamo
mettere
in
luce
le
basi
e
le
radici
corporali
,
fisiche
,
di
un’
attività
che
non
è
né
facile
e
ovvia
né
misteriosa
e
spirituale
.
[13]
A
chi
è
preda
del
mito
della
naturalità
e
ovvietà
del
linguaggio
e
della
padronanza
dei
mezzi
espressivi
dobbiamo
fare
contrastare
quanto
è
lungo
e
pieno
di
possibili
arresti
e
ritorni
indietro
il
cammino
compiuto
dai
bambini
par
costruirsi
un
pieno
dominio
delle
capacità
espressive
.
[14]
E
a
chi
è
preda
d’
una
idea
«
spirituale
»
del
linguaggio
,
visto
come
cosa
miracolosa
,
da
poeti
,
da
geni
,
dobbiamo
fare
constatare
che
la
capacità
di
dominare
la
parola
non
è
affatto
una
cosa
misteriosa
,
raggiungibile
solo
per
via
insondabili
.
[15]
Come
si
sa
,
per
lungo
tempo
si
è
pensato
che
il
linguaggio
verbale
fosse
il
«
Rubicone
»
,
invalicabile
per
gli
altri
animali
,
varcato
solo
dagli
esseri
della
specie
umana
.
[16]
Oggi
,
le
nostre
idee
sui
confini
fra
uomini
e
altre
scimmie
sono
molto
più
problematiche
.
[17]
Sappiamo
che
Washoe
,
Sarah
e
altre
giovani
scimpanzé
hanno
imparato
a
parlareil
linguaggio
umano
,
come
raccontato
da
Thorpe
,
in
un
bel
saggio
compreso
nel
volume
La
comunicazione
non
verbale
,
edito
da
Laterza
,
e
un
vecchio
e
buon
servizio
di
«
Panorama
»
.
[18]
Queste
simpatiche
e
brave
scimpanzé
che
stanno
traversando
il
Rubicone
del
linguaggio
verbale
sono
,
per
la
teoria
del
linguaggio
quel
che
furono
per
la
fisica
la
mela
di
Newton
,
il
pendolo
di
Galilei
.
[19]
Con
la
loro
capacità
di
acquisire
il
linguaggio
verbale
Sarah
e
compagne
ci
mostrano
varie
cose
assai
importanti
:
che
lo
sviluppo
del
linguaggio
verbale
non
è
scritto
in
modo
specifico
ed
esclusivo
nel
codice
genetico
della
specie
umana
,
«
nemmeno
degli
scimpanzé
,
dato
che
la
generalità
degli
scimpanzé
non
parla
;
dunque
il
parlare
non
è
un
semplice
fatto
naturale
,
ma
è
l’
oggetto
di
un
lavoro
sociale
[20]
Del
resto
,
i
teorici
meno
fanatici
non
hanno
mai
dimentico
il
ruolo
dell’
apprendimento
nello
sviluppo
delle
capacità
espressive
.
[21]
I
casi
dei
«
bambini
selvaggi
»
,
dei
bambini
cresciuti
tra
animali
d’
altra
specie
,
fuori
del
consorzio
umano
,
ci
dicono
che
,
fuori
dalle
sollecitazioni
prima
dell’
età
della
pubertà
,
le
capacità
linguistiche
non
si
sviluppano
e
,
anzi
,
superati
i
dieci
dodici
anni
senza
che
abbiano
preso
ad
attivarsi
,
si
atrofizzano
.
[22]
L’
immenso
potenziale
di
conoscenze
,
di
rapporto
con
gli
altri
e
con
le
cose
,
che
è
il
linguaggio
verbale
,
si
attiva
soltanto
nel
pieno
della
vita
sociale
.
[23]
Ma
che
vuol
dire
pratica
sociale
in
riferimento
alla
prima
età
?
[24]
Vuol
dire
sviluppo
delle
capacità
di
intervento
nell’
ambiente
,
capacità
di
stare
con
le
cose
e
con
gli
altri
.
[25]
Scriveva
in
un
bel
libro
di
qualche
anno
fa
Idana
Pescioli
(
ma
simili
testimonianze
di
pedagogisti
,
maestri
,
sociologi
,
medici
,
sono
innumerevoli
)
:
[26]
«
Qui
si
investono
i
problemi
di
fondo
di
tutta
la
personalità
,
entra
in
gioco
tutto
il
bambino
con
le
sue
produzioni
e
le
sue
condotte
significative
…
Ai
fini
di
tale
armonia
bio-psichica
,
i
bambini
sono
chiamati
a
partecipare
emotivamente
ad
attività
ritmiche
e
ginniche
,
le
quali
,
sempre
in
collegamento
a
forme
ludiche
espressive
ed
esplorative
,
portano
a
gesti
equilibratori
del
corpo
e
della
psiche
:
come
controllo
e
disciplina
delle
proprie
forze
senso-motorie
…
Per
attività
senso-motorie
intendiamo
esercizi
che
hanno
riferimento
all
’
uso
e
allo
sviluppo
sia
degli
organi
di
senso
e
delle
articolazioni
neuro-muscolari
,
sia
delle
qualità
e
capacità
ad
esso
collegate
(
prontezza
di
riflessi
,
chiarezza
di
percezioni
,
agilita
,
precisione
ecc
.
)
»
.
[27]
Per
genitori
ed
educatori
,
agire
su
queste
capacità
fisiche
e
,
attraverso
queste
,
sulle
capacità
di
coordinamento
generale
della
condotta
insite
nel
nostro
cervello
,
significa
agire
su
condizioni
necessarie
primarie
dello
sviluppo
di
capacità
di
esprimersi
,
comunicare
,
di
capire
e
farsi
capire
a
parole
.
[28]
Perciò
già
altre
volte
abbiamo
qui
sottolineato
l’
importanza
della
«
grammatica
delle
mani
»
,
di
quella
grammatica
di
tutto
il
nostro
corpo
e
di
cui
Lucio
Lombardo
Radice
ha
ricordato
l’
importanza
anche
ai
fini
dello
sviluppo
delle
(
apparentemente
)
ancor
più
astratte
,
aeree
,
spirituali
capacità
di
calcolo
.
[29]
Questo
radicamento
del
linguaggio
nella
corporeità
è
evidente
ai
medici
,
agli
studiosi
di
patologia
del
linguaggio
,
ai
terapisti
.
[30]
Il
bravo
editore
Armando
di
Roma
ce
lo
ricorda
con
due
libri
recenti
:
Il
no
e
il
sì
,
di
René
Spitz
,
sulla
genesi
della
comunicazione
umana
nei
primi
mesi
di
vita
;
e
il
libro
intelligente
e
toccante
di
Glenn
Doman
,
Che
cosa
fare
per
il
vost
ro
b
ambino
celebroleso
.
[31]
Sotto
i
colpi
dell’
analisi
scientifica
e
della
seria
pratica
medica
,
vecchie
e
crudeli
categorie
come
«
debole
di
mente
»
,
«
ritardato
»
,
«
si
esprime
male
»
,
«
somaro
»
,
si
sgretolano
,
rivelano
la
loro
natura
di
copertura
spiritualistica
di
deficienze
organiche
e
perfino
nutrizionali
connesse
,
in
parte
statisticamente
rilevante
,
alle
condizioni
sociali
in
cui
è
costretta
a
vivere
larga
parte
della
popolazione
.
[32]
Queste
cose
i
medici
,
come
i
nostri
dietologici
Djalma
Vitali
e
Vincenzo
Pedicino
,
le
sanno
e
le
spiegano
assai
bene
.
[33]
Meno
le
sanno
i
letterati
,
e
spesso
,
correndo
soltanto
dietro
Martinet
,
Prieto
e
Chomsky
,
troppo
poco
le
sanno
i
linguisti
.
[34]
Perciò
abbiamo
visto
con
piacere
maturarsi
tra
i
linguisti
italiani
(
ma
non
solo
italiani
,
come
mostrano
le
ricerche
di
Maurice
Catani
in
Francia
)
,
un
nuovo
e
diverso
atteggiamento
.
[35]
I
ricercatori
della
Società
di
Linguistica
più
interessati
agli
aspetti
educativi
del
linguaggio
si
raccolgono
in
un
gruppo
di
lavoro
,
la
cui
sigla
è
GISCEL
.
[36]
Essi
si
sono
riuniti
a
Roma
il
26
e
27
aprile
scorso
alla
Casa
della
Cultura
,
ed
hanno
deciso
di
fare
proprio
questo
punto
di
vista
.
[37]
In
un
loro
documento
collettivo
sull’
educazione
linguistica
democratica
leggiamo
,
tra
le
altre
,
queste
affermazioni
:
[38]
«
Dati
i
molti
legami
del
linguaggio
con
la
vita
individuale
e
sociale
,
è
ovvio
,
ma
non
inutile
sottolineare
che
lo
sviluppo
delle
capacità
linguistiche
affonda
le
sue
radici
nello
sviluppo
di
tutto
l’
intero
l’
essere
umano
,
dall’
età
infantile
all’
età
adulta
,
e
cioè
nella
possibilità
di
crescita
psicomotoria
,
di
socializzazione
,
nell’
equilibrio
dei
rapporti
affettivi
,
nell’
accendersi
e
maturarsi
di
interessi
intellettuali
e
di
partecipazione
alla
vita
di
una
comunità
e
di
una
cultura
.
E
,
prima
ancora
che
da
tutto
ciò
,
lo
sviluppo
delle
capacità
linguistiche
dipende
da
un
buon
sviluppo
organico
e
,
per
dirla
più
chiaramente
,
da
una
buona
alimentazione
.
Troppo
spesso
dimenticati
,
frutta
,
latte
,
zucchero
,
bistecche
sono
condizioni
necessarie
,
anche
se
non
sufficienti
,
di
una
buona
maturazione
delle
capacità
linguistiche
.
…
Per
parafrasare
Bertolt
Brecht
diremo
:
Prima
la
bistecca
e
la
frutta
,
dopo
Saussure
e
le
tecnologie
educative
»
.
Text view
•
Paragraph view