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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Il destino di Franti
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
4
giugno
1976
more header data
[1]
LA
GIUNTA
regionale
del
Lazio
ha
deciso
di
tenere
un
convegno
sul
tema
:
«
La
scuola
nel
Lazio
contro
l’
emarginazione
»
.
[2]
È
possibile
fare
funzionare
le
istituzioni
scolastiche
in
modo
diverso
da
oggi
?
[3]
Oggi
bambine
e
bambini
,
ragazzi
di
campagna
e
ragazzi
di
città
,
figli
di
lavoratori
e
figli
del
ceto
medio
,
handicappati
e
non
handicappati
,
zingari
e
non
zingari
o
stanziali
,
segregati
negli
istituti
tipo
Casal
del
Marmo
e
non
segregati
,
hanno
trattamenti
profondamente
diversi
.
[4]
In
larga
misura
la
scuola
è
tagliata
in
modo
che
,
se
a
qualcuno
e
a
qualcosa
serve
,
serve
prevalentemente
al
maschietto
di
città
,
di
«
buona
famiglia
»
,
normale
e
perbenino
.
[5]
Ostacoli
e
barriere
[6]
Certo
,
è
cresciuto
il
numero
di
insegnanti
democratici
che
avvertono
la
anormalità
di
questa
scuola
.
[7]
Ed
è
cresciuta
nel
movimento
democratico
la
coscienza
che
questa
scuola
provoca
danni
incalcolabili
e
ritardi
a
tutto
il
movimento
non
meno
di
quel
che
fa
una
politica
economica
reazionaria
.
[8]
Ma
,
in
parte
ancora
troppo
larga
,
la
scuola
continua
a
funzionare
così
:
mettendo
ai
margini
le
ragazzine
rispetto
ai
ragazzini
,
i
figli
di
contadini
rispetto
ai
figli
di
cittadini
,
i
figli
di
lavoratori
rispetto
ai
figli
dei
dottori
e
delle
dottoresse
,
ribellandosi
o
andando
in
frantumi
se
in
classe
mette
piede
un
handicappato
o
uno
zingaro
o
un
erede
dell’
immortale
Franti
deamicisiano
,
mai
abbastanza
elogiato
da
Umberto
Eco
.
[9]
Questa
scuola
a
fine
giugno
verrà
messa
in
discussione
,
con
la
convinzione
che
sia
possibile
sviluppare
gli
elementi
positivi
che
già
essa
contiene
e
farla
funzionare
in
modo
veramente
conforme
all’
articolo
3
della
Costituzione
,
in
modo
cioè
che
non
già
rafforzi
,
ma
riduca
ed
elimini
le
barriere
tra
le
diverse
categorie
di
ragazzi
.
[10]
Certo
,
non
basta
un
convegno
,
o
un
atto
deliberativo
singolo
di
una
sola
regione
o
di
alcune
per
invertire
una
rotta
secolare
.
[11]
Ma
un
momento
di
riflessione
può
essere
prezioso
per
poi
deliberare
con
maggiore
precisione
ed
efficacia
,
ed
avviarsi
anche
nel
Lazio
verso
una
più
efficace
realizzazione
del
diritto
allo
studio
come
già
da
anni
fanno
le
regioni
democratiche
.
[12]
Andare
in
questa
direzione
significa
conoscere
con
precisione
natura
e
consistenza
delle
barriere
e
degli
ostacoli
che
la
nostra
società
e
la
nostra
scuola
incontrano
sulla
via
della
promozione
dell’
eguaglianza
sociale
attraverso
la
paritaria
realizzazione
del
diritto
allo
studio
.
[13]
Non
stupisce
perciò
che
la
giunta
democratica
del
Lazio
si
ponga
problemi
d’
ordine
conoscitivo
,
di
dibattito
e
approfondimento
teorico
e
scientifico
.
[14]
E
che
un
contributo
scientifico
di
prim’
ordine
sia
stato
già
promosso
e
realizzato
ad
opera
di
una
delle
regioni
democratiche
più
avanzate
,
l’
Emilia-Romagna
.
[15]
Il
12
giugno
,
a
Bologna
,
verrà
presentato
un
ampio
studio
,
frutto
dell’
iniziativa
dell’
assessorato
alla
cultura
dell’
Emilia
e
opera
della
sezione
audiovisivi
dell’
Istituto
dell’
Enciclopedia
Italiana
,
diretta
da
Francesco
Schino
.
[16]
Lo
studio
,
intitolato
«
L’
educazione
linguistica
per
gli
adulti
»
,
è
la
prima
parte
di
un
più
ampio
progetto
di
ricerca
e
di
intervento
,
rivolto
principalmente
a
produrre
un
corso
multimediale
(
sia
audiovisivo
sia
scritto
)
per
i
docenti
delle
150
ore
,
cui
giustamente
la
regione
Emilia
annette
una
importanza
strategica
primaria
nella
generale
politica
di
promozione
del
diritto
allo
studio
.
[17]
Per
tagliare
nel
modo
migliore
il
corso
,
che
verrà
anch’
esso
approntato
dall’
Istituto
dell’
Enciclopedia
Italiana
,
sindacati
,
regione
Emilia
e
studiosi
si
sono
trovati
d’
accordo
nel
fare
anzitutto
un’
ampia
inchiesta
campione
tra
docenti
e
lavoratrici
e
lavoratori
dei
corsi
delle
150
ore
.
[18]
All’
inchiesta
hanno
lavorato
Raffaele
Simone
,
Lorenzo
Coveri
,
Francesco
Sabatini
,
Giulianella
Ruggiero
.
[19]
Le
ricche
e
preziose
tabelle
statistiche
sono
state
elaborate
in
gran
parte
dalla
Ruggiero
.
[20]
Il
testo
del
volume
è
di
Raffaele
Simone
.
[21]
Al
centro
dell’
indagine
emiliana
sta
la
questitone
della
ricchezza
e
varietà
di
linguaggio
delle
lavoratrici
e
dei
lavoratori
che
frequentano
i
corsi
.
[22]
In
particolare
,
è
centrale
la
persistenza
di
un
legame
esclusivo
o
privilegiato
con
il
dialetto
ossia
,
rovesciando
i
termini
,
l’
assenza
di
una
buona
consuetudine
nativa
,
abituale
,
comunque
extrascolastica
e
informale
con
la
comune
lingua
italiana
.
[23]
Legami
con
dialetto
[24]
Secondo
i
dati
emiliani
,
la
persistenza
del
dialetto
è
ancora
forte
soprattutto
nei
rapporti
con
i
compagni
di
lavoro
:
il
41
percento
dei
lavoratori
si
serve
in
tali
rapporti
del
dialetto
.
[25]
Il
16
.
[26]
8
per
cento
del
misto
italiano-dialetto
,
soltanto
il
42
percento
si
serve
abitualmente
dell’
italiano
.
[27]
È
interessante
osservare
che
in
famiglia
cresce
la
percentuale
d’
uso
dell’
italiana
(
54
.
5
)
.
[28]
L
’
italiano
è
usato
al
90
per
cento
nei
rapporti
con
i
dirigenti
e
i
tecnici
ed
al
95
,
3
per
cento
nei
rapporti
con
estranei
.
[29]
Infine
,
con
gli
insegnanti
dei
corsi
,
l’
uso
dell’
italiano
è
pressocché
esclusivo
(
almeno
nelle
intenzioni
)
:
il
98
.
[30]
5
per
cento
cerca
di
servirsi
dell’
italiano
.
[31]
I
lavoratori
dei
corsi
emiliani
,
dunque
,
mostrano
di
avere
sì
un
legame
ancora
forte
con
il
dialetto
nativo
:
ma
mostrano
insieme
di
avere
raggiunto
una
condizione
in
cui
il
dialetto
(
tranne
che
per
una
percentuale
esigua
)
non
è
più
una
schiavitù
,
ma
una
scelta
,
dato
che
l’
italiano
è
una
via
di
comunicazione
praticabile
per
il
98
,
5
per
cento
dei
lavoratori
.
[32]
L’
uso
esclusivo
del
dialetto
ormai
storicamente
collegato
all’
ignoranza
dell’
italiano
,
è
dunque
battuto
per
i
lavori
e
le
lavoratrici
italiane
?
[33]
Una
risposta
affermativa
sarebbe
errata
.
[34]
A
metterci
in
guardia
dall’
errore
stanno
una
considerazione
e
un
dato
.
[35]
Come
già
altrove
abbiamo
rimarcato
,
il
76
,
6
per
cento
della
popolazione
italiana
,
avendo
solo
la
licenza
elementare
(
44
.
4
per
cento
)
o
non
avendo
nemmeno
questa
(
32
.
4
)
,
ha
diritto
d’
accesso
ai
corsi
per
il
conseguimento
della
licenza
media
.
[36]
Senonché
a
tutt’
oggi
i
corsi
sono
frequentati
non
(
come
dovrebbe
essere
)
da
decine
di
milioni
,
ma
da
decine
di
migliaia
di
lavoratrici
e
lavoratori
.
[37]
I
corsi
delle
150
ore
[38]
I
corsi
sono
stati
e
sono
certamente
un’
esperienza
fondamentale
nel
rinnovamento
della
nostra
scuola
e
cultura
di
massa
.
[39]
Ma
sono
ancora
un’
esperienza
quantitativamente
circoscritta
.
[40]
Li
ha
frequentati
e
li
frequenta
non
la
massa
,
ma
solo
un’
avanguardia
dell’
esercito
di
lavoratrici
e
lavoratori
senza
licenza
media
o
non
scolarizzati
.
[41]
Sarebbe
grave
ingenuità
proiettare
sull’
intero
esercito
le
condizioni
d’
uso
dell’
italiano
e
del
dialetto
cui
è
giunta
l’
avanguardia
.
[42]
Che
così
stiano
le
cose
,
ci
è
detto
da
un
breve
e
succoso
saggio
di
Lorenzo
Coveri
(
in
corso
di
stampa
in
La
ricerca
dialettale
)
.
[43]
Coveri
,
che
del
resto
ha
collaborato
attivamente
anche
al
questionario
emiliano
,
si
rifà
a
un
sondaggio
svolta
dalla
Doxa
nel
1974
.
[44]
Quando
abbandoniamo
le
avanguardie
e
studiamo
un
campione
della
massa
,
la
persistenza
dell’
uso
esclusivo
del
dialetto
si
rivela
ancora
fortissima
:
secondo
le
elaborazioni
di
Coveri
vi
è
ancora
un
7
per
centro
di
popolazione
che
non
è
in
grado
di
intendere
l’
italiano
:
e
secondo
i
dati
grezzi
Doxa
l’
uso
attivo
esclusivo
del
dialetto
arriva
al
28
,
9
per
cento
.
[45]
Se
i
corsi
delle
150
ore
fossero
frequentati
da
un
campione
indifferenziato
di
popolazione
italiana
,
e
non
da
un’
avanguardia
,
coloro
che
non
riescono
mai
ad
usare
l’
italiano
sarebbero
non
l’
1
,
5
per
cento
,
ma
il
30
per
cento
.
[46]
Come
per
ora
sanno
soltanto
gli
insegnati
più
attenti
,
il
maestro
o
la
maestra
che
in
prima
elementare
(
o
,
peggio
ancora
,
nella
scuola
materna
)
comincia
le
sue
lezioni
tranquillo
parlando
l’
italiano
di
scuola
è
l’
incolpevole
e
ignaro
carnefice
di
quasi
il
trenta
per
cento
dei
suoi
alunni
,
che
vengono
da
quel
terzo
di
popolazione
dove
l’
italiano
non
è
mai
stato
e
ancora
non
è
di
casa
.
[47]
Modificare
profondamente
atteggiamenti
e
tecniche
dell’
insegnamento
primario
,
e
incidere
altrettanto
profondamente
sulle
condizioni
linguistico-culturali
extrascolastiche
delle
popolazioni
sono
i
due
obiettivi
suggeriti
dalle
ricerche
promosse
dagli
emiliani
e
dalla
Doxa
.
[48]
Due
obiettivi
da
discutere
pacatamente
nel
convegno
di
fine
giugno
indetto
dalla
regione
Lazio
,
perché
anche
nel
Lazio
la
scuola
da
ostacolo
si
trasformi
in
strumento
prezioso
nella
lotta
per
la
crescita
delle
capacità
culturali
e
critiche
di
massa
.
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