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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Zingari al villaggio
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
3
dicembre
1976
more header data
[1]
COME
fu
mostrato
nel
vecchio
libro
di
Poliakov
,
«
Bréviaire
de
la
haine
.
Le
III
Reich
et
les
Juifs
»
,
l’
Italia
,
in
una
storia
non
ricca
di
aspetti
di
cui
ci
si
possa
vantare
,
può
rammentare
l’
atteggiamento
di
ostilità
con
cui
le
popolazioni
reagirono
quarant’
anni
fa
alle
persecuzioni
antiebraiche
.
[2]
Si
rivelò
allora
che
,
con
i
bulgari
,
in
minor
misura
,
con
serbi
e
croati
,
gli
italiani
erano
,
in
Europa
,
i
meno
infetti
dal
virus
del
razzismo
.
[3]
Ma
la
storia
cammina
,
i
popoli
cambiano
.
[4]
Se
il
diffuso
sdegno
per
la
liberazione
di
Kappler
può
far
pensare
che
gli
animi
di
molti
non
siano
mutati
,
che
l’
ira
contro
i
persecutori
degli
Ebrei
non
sia
ancora
spenta
,
altri
segni
vi
sono
del
serpeggiare
in
strati
sociali
diversi
e
regioni
lontane
di
atteggiamenti
che
sanno
di
razzismo
.
[5]
«
Lacio
drom
»
,
la
eccellente
rivista
edita
dall’
Opera
Nomadi
di
Roma
,
non
passa
numero
ormai
che
non
pubblichi
articoli
e
stelloncini
nei
quali
si
segnalano
casi
di
persecuzione
contro
gli
zingari
.
[6]
C’
è
un
sentimento
di
avversione
per
questa
gente
:
esso
,
se
non
è
da
drammatizzare
,
certo
è
che
serpeggia
qua
e
là
,
troppo
diffuso
per
non
inquietare
.
[7]
Da
questo
e
altri
indizi
pare
che
si
sia
atrofizzata
la
nostra
collettiva
capacità
di
accettare
e
rispettare
ciò
che
ci
appare
radicalmente
diverso
.
[8]
Ha
scritto
di
recente
don
Bruno
Nicolini
,
alla
cui
intelligenza
di
studioso
ed
alla
cui
operosità
tanto
deve
lo
sviluppo
delle
attività
dell’
Opera
Nomadi
:
[9]
«
La
promozione
degli
Zingari
,
che
comporta
un
processo
di
autentico
rinnovamento
culturale
e
sociale
,
può
attuarsi
solo
nel
rispetto
della
loro
libertà
,
cioè
facendo
si
che
essi
,
potendo
usufruire
dei
mezzi
adatti
,
diventino
gli
attori
del
loro
destino
attraverso
libere
scelte
:
tale
promozione
implica
non
solo
un
processo
autonomo
all’
interno
della
civiltà
zingara
ma
,
contemporaneamente
,
una
trasformazione
di
tutta
la
società
che
,
realizzando
la
giustizia
,
assicuri
ad
ogni
uomo
e
gruppo
la
possibilità
di
adempiere
al
suo
compito
di
parte
in
un
tutto
secondo
la
sua
misura
ed
originalità
»
.
[10]
Nel
libro
da
cui
queste
parole
sono
tratte
,
«
Le
mille
culture
»
,
curato
dal
professor
Bernardini
,
collaboratore
del
«
Corriere
della
Sera
»
,
edito
dalla
Coines
Edizioni
,
don
Bruno
Nicolini
aggiunge
:
[11]
«
Il
problema
degli
Zingari
può
configurarsi
come
un
test
sulla
capacità
della
società
e
civiltà
attuali
di
accogliere
e
rispettare
l’
altro
,
il
diverso
(
…
)
.
Se
la
nostra
società
grande
e
connotata
dal
progresso
penso
saprà
rispettare
la
società
zingara
,
piccola
e
d’
indole
diversa
,
allora
ciò
che
costituisce
la
diversità
diventerà
motivo
di
vicendevole
arricchimento
»
[12]
Un
libro
efficace
[13]
Come
reagisce
la
società
moderna
al
test
degli
zingari
non
ce
lo
dicono
solo
i
casi
di
persecuzione
già
rammentati
.
[14]
Ce
lo
dice
ora
un
libro
amaro
ed
efficace
,
scritto
da
due
valorose
insegnanti
e
studiose
:
Mirella
Karpati
e
Renza
Sasso
.
[15]
Ne
abbiamo
già
ricordato
i
nomi
in
queste
note
a
proposito
del
lavoro
dell’
Opera
Nomadi
,
cui
la
Karpati
,
lasciata
l’
università
di
Padova
si
dedica
ed
a
proposito
della
eccezionale
raccolta
di
racconti
di
bambini
zingari
.
[16]
«
Paramitza
»
,
un
libro
curato
da
Renza
Sasso
.
[17]
A
partire
dal
1970
’
71
la
opera
Nomadi
svolse
indagini
per
rilevare
il
grido
di
maturazione
dei
giovani
zingari
frequentanti
le
classi
speciali
in
tutt’
Italia
.
Ne
venne
fuori
un
quadro
grave
,
dominato
dalla
rinunzia
a
rinnovamenti
,
a
progetti
dalla
(
dicono
le
due
autrici
)
«
mancanza
di
una
dimensione
utopica
»
,
ciò
che
«
non
può
significare
altro
che
la
morte
di
una
cultura
»
.
fu
così
deciso
di
approfondire
l’
indugiare
estendendola
a
gruppi
di
controllo
di
adolescenti
non
zingari
.
[18]
A
sei
gruppi
di
adolescenti
maschi
e
femmine
non
zingari
di
licei
e
corsi
di
formazione
professionale
di
Catanzaro
,
Roma
e
Torino
,
ed
a
tre
gruppi
di
zingari
delle
stesse
città
è
stato
dato
da
fare
il
«
test
del
villaggio
»
.
[19]
Questo
test
,
nato
inizialmente
per
utilizzazioni
terapeutiche
o
per
diagnosi
psicologiche
,
da
alcuni
anni
è
utilizzato
come
test
sociologico
.
[20]
Partendo
dal
modo
in
cui
un
soggetto
organizza
modellini
di
case
,
animali
,
uomini
,
segnali
stradali
,
vetture
,
edifici
pubblici
ecc
.
nella
costruzione
di
un
«
villaggio
ideale
»
,
l’
analista
scopre
la
scala
di
valori
sociali
cui
il
soggetto
si
uniforma
.
[21]
L’
obiettivo
di
Karpati
e
della
Sasso
è
stato
capire
la
scala
di
valori
cui
si
ispirano
oggi
gruppi
di
adolescenti
zingari
e
non
zingari
:
e
capire
soprattutto
quale
è
nel
villaggio
ideale
la
collocazione
assegnata
da
zingari
e
non
zingari
agli
zingari
.
[22]
Ne
è
nato
il
libro
che
si
diceva
:
«
Adolescenti
zingari
e
non
zingari
»
,
edito
dal
Centro
Studi
Zingari
(
via
delle
Zoccolette
17
,
Roma
)
.
[23]
Aperta
ostilità
[24]
Al
liceo
classico
e
nel
centro
di
formazione
professionale
dell’
Enaip
di
Catanzaro
,
dove
i
giovani
in
un
quadro
sociale
chiuso
e
arretrato
,
quasi
al
novanta
per
cento
accettano
come
normale
la
sperequazione
sociale
e
la
divisione
in
classi
,
l’
accettazione
degli
zingari
nel
villaggio
ideale
è
molto
limitata
:
accanto
a
parecchi
indifferenti
,
non
pochi
manifestano
un
duro
disprezzo
,
un’
aperta
ostilità
per
gli
zingari
.
[25]
Più
consapevole
,
perciò
in
certa
misura
ancor
più
grave
l’
atteggiamento
delle
giovani
e
dei
giovani
del
liceo
romano
:
la
piena
accettazione
è
un
po’
più
alta
che
a
Catanzaro
,
ma
più
della
metà
rifiuta
nettamente
gli
zingari
,
fino
a
spingersi
ad
espressioni
che
nella
loro
rozza
ingenuità
ricordano
la
«
soluzione
nazionalsocialista
del
problema
degli
zingari
»
delineata
nel
1938
dal
dottor
Portschy
(
e
attuata
poi
con
l’
uccisione
di
duecentomila
zingari
nei
Lager
)
.
[26]
Tre
quarti
di
queste
giovanette
e
giovanetti
del
liceo
bene
di
Roma
mostrano
di
accettare
acriticamente
la
divisione
in
classi
.
[27]
Non
così
le
giovani
e
i
giovani
di
estrazione
popolare
dell’
Enaip
di
Roma
Centocelle
:
tre
soltanto
sono
dichiaratamente
contro
gli
zingari
,
la
grande
maggioranza
vuole
accogliere
gli
zingari
nel
«
villaggio
ideale
»
,
pur
segnalando
realisticamente
le
difficoltà
.
[28]
Ancor
più
positivo
l’
atteggiamento
dei
giovani
torinesi
,
sia
liceali
che
allievi
dei
popolari
corsi
di
formazione
professionale
.
[29]
Oltre
il
50
per
cento
è
per
l’
eguaglianza
sostanziale
,
un
buon
quarto
è
per
una
profonda
trasformazione
in
senso
democratico
delle
strutture
sociali
vigenti
.
[30]
Alta
,
in
evidente
connessione
con
ciò
la
coscienza
della
sostanziale
parità
di
diritti
di
minoranze
zingare
e
maggioranza
non
zingara
alta
quindi
(
e
tra
i
liceali
più
che
tra
gli
allievi
dei
professionali
)
la
accettazione
degli
zingari
(
circa
il
settanta
percento
)
.
[31]
Con
sobrie
analisi
le
due
autrici
portano
a
rilevare
un
fatto
cui
dovrebbe
badare
chi
continua
a
cantare
tristi
lodi
alla
«
civiltà
contadina
»
,
buona
e
retrograda
.
[32]
Se
il
test
degli
zingari
,
che
è
il
test
della
capacità
di
civile
convivenza
dei
diversi
,
lascia
intravedere
una
soluzione
positiva
,
ciò
avviene
soprattutto
là
dove
più
avanzata
è
la
società
industriale
,
più
forte
la
civiltà
urbana
e
operaia
,
più
preciso
e
consapevole
il
senso
dei
diritti
e
la
volontà
di
lotta
degli
sfruttati
.
[33]
Realizzare
una
democrazia
avanzata
,
introdurre
elementi
di
socialismo
,
progredire
:
su
queste
vie
troverà
soluzione
positiva
anche
la
questione
degli
zingari
oggi
dimenticati
o
perseguitati
.
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