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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Le parole di tutti
Language column
Il dire e il fare
Author
Tullio De Mauro
Date
3
settembre
1976
more header data
[1]
APPARSI
casualmente
a
breve
distanza
l’
uno
dall’
altro
,
due
diversi
articoli
ripropongono
la
questione
del
nostro
stile
corrente
collettivo
,
di
quello
dei
nostri
anni
e
di
quello
degli
anni
fascisti
.
[2]
Mario
Isnenghi
,
è
da
molto
tempo
attento
osservatore
del
linguaggio
della
comunicazione
di
massa
e
promotore
di
ottimi
studi
su
questo
tema
e
sul
linguaggio
del
fascismo
.
[3]
Egli
discute
e
critica
nella
«
Repubblica
»
del
28
agosto
,
il
volumetto
di
Giovanni
Lazzari
sulle
parole
del
fascismo
.
[4]
Insoddisfatto
del
lavoro
di
Lazzari
,
Isnenghi
afferma
che
andrebbero
messe
in
luce
,
meglio
di
quanto
non
ha
fatto
Lazzari
,
le
origini
diverse
ed
il
carattere
eterogeneo
del
vocabolario
e
delle
parole
e
idee-chiave
degli
scrittori
d’
età
e
di
ispirazione
fascista
.
[5]
Ma
non
resiste
poi
alla
tentazione
di
indicare
certe
determinate
caratteristiche
di
stile
(
le
frasi
lineari
,
la
dominanza
dell’
indicativo
)
come
caratteristiche
«
fasciste
»
.
[6]
Cinque
giorni
prima
un
altro
osservatore
di
eccezione
,
lo
scrittore
Goffredo
Parise
,
ha
tracciato
nel
«
Corriere
della
Sera
»
lo
schizzo
dei
connotati
di
quella
che
egli
considera
come
la
prosa
della
«
Nuova
Cultura
»
,
che
,
a
suo
dire
,
sarebbe
la
cultura
nata
dalla
commistione
di
cattolicesimo
e
marxismo
con
la
«
cultura
dei
consumi
»
,
scrive
Parise
:
[7]
«
Non
soltanto
ogni
cultura
,
ma
ogni
segmento
di
questa
o
quella
cultura
(
…
)
è
contrassegnato
da
uno
stile
verbale
che
determina
la
vitalità
(
o
la
decadenza
)
,
in
ogni
caso
l’
identità
di
questa
o
quella
cultura
.
Così
lo
stile
verbale
è
elemento
essenziale
della
storia
degli
uomini
,
e
della
storiografia
,
non
meno
delle
loro
azioni
.
La
Nuova
Cultura
,
quella
fenomenologica
nata
dal
Nuovo
Potere
in
Italia
che
noi
stiamo
vivendo
,
non
ha
nessuna
identità
,
cioè
nessuno
stile
,
come
non
hanno
nessuna
identità
né
stile
i
consumi
che
la
Nuova
Cultura
produce
(
…
)
.
Così
è
,
fatalmente
.
Così
non
è
per
(
…
)
Ugo
La
Malfa
(
…
)
.
La
sua
prosa
è
(
…
)
una
prosa
antifascista
»
.
[8]
E
qui
Parise
cerca
di
definire
i
caratteri
della
«
prosa
antifascista
»
:
«
prosa
individuale
,
essenziale
,
povera
,
una
prosa
che
nasce
direttamente
dalla
elaborazione
di
una
sola
mente
e
dalle
idee
che
in
quella
sola
mente
si
sviluppano
e
si
esprimono
per
mezzo
di
un
meccanismo
linguistico
autonomo
.
Questo
tipo
di
prosa
,
realistica
e
mai
demagogica
,
è
la
prosa
antifascista
»
.
[9]
Quel
che
Parise
dice
non
è
senza
rilievo
per
chi
voglia
intendere
le
idealità
stilistiche
di
questo
nostro
amabile
scrittore
veneto
romano
.
[10]
Ma
ha
poco
riscontro
nella
realtà
.
[11]
Parise
(
e
in
parte
anche
Isnenghi
)
paiono
convinti
che
sia
possibile
e
relativamente
semplice
abbozzare
una
caratterizzazione
unitaria
del
comune
modo
di
parlare
d’
un’
epoca
intera
.
[12]
Anche
Pier
Paolo
Pasolini
pensava
allo
stesso
modo
e
schiere
di
scrittori
e
giornalisti
hanno
a
lungo
discusso
sui
fantasmi
che
egli
evocava
e
metteva
in
circolo
,
come
il
neoitaliano
o
l’
italiano
neocapitalistico
e
simili
.
[13]
In
verità
è
molto
difficile
tentare
di
caratterizzare
unitariamente
lo
stile
verbale
perfino
d’
un’
epoca
come
quella
fascista
,
in
cui
dalla
fine
degli
anni
venti
in
poi
funzionò
con
efficacia
crescente
una
macchina
per
la
produzione
ed
il
mantenimento
del
consenso
.
[14]
Era
un’
organizzazione
largamente
fondata
sulla
pubblicazione
di
veline
imposta
a
tutta
la
stampa
dunque
sulla
diffusione
quotidiana
di
modelli
unitari
di
prosa
.
[15]
Tuttavia
,
a
parte
l’
ossessiva
ripetizione
di
slogan
mussoliniani
(
le
«
parole
a
corso
forzoso
»
,
furono
dette
)
l’
escursione
e
la
varietà
stilistica
degli
scrittori
d’
epoca
e
ispirazione
fasciste
furono
grandissime
.
[16]
Del
resto
,
lo
stesso
Mussolini
,
come
ha
mostrato
con
delicata
e
sicura
analisi
molti
anni
fa
Maria
Teresa
Gentile
,
aveva
radici
stilistiche
e
linguistico-culturali
eterogenee
.
[17]
In
conseguenza
di
ciò
e
per
il
bisogno
di
far
presa
sui
diversi
uditori
e
interlocutori
,
discorsi
e
scritti
dello
stesso
Mussolini
non
ebbero
una
fisionomia
stilistica
unica
o
unitaria
.
[18]
Ancora
maggiore
,
ovviamente
,
era
la
differenza
tra
il
modo
di
scrivere
dei
De
Stefani
o
Volpe
o
Bottai
o
Pagliaro
o
Betti
(
poiché
vi
fu
un
fascismo
colto
,
e
non
per
vile
convenienza
)
,
le
sguaiataggini
dei
gerarchi
,
le
prose
imposte
da
Minculpop
.
[19]
Nessuno
stupore
,
allora
,
che
sia
ben
difficile
trovare
una
unità
stilistica
nei
nostri
anni
.
[20]
Sotto
i
nostri
occhi
e
dentro
la
nostra
società
è
avvenuta
nei
venti
anni
trascorsi
una
rivoluzione
linguistica
che
in
Italia
ha
un
precedente
soltanto
duemila
anni
fa
.
[21]
Popolazioni
che
vent’
anni
fa
per
la
maggior
parte
(
oltre
l’
ottanta
per
cento
)
erano
divise
idiomaticamente
,
in
quanto
legate
all’
uso
di
idiomi
dialettali
diversi
a
seconda
delle
regioni
(
e
in
misura
diversa
a
seconda
delle
classi
di
istruzione
)
,
si
sono
appropriate
del
grosso
d
’
uno
stesso
idioma
,
l’
italiano
.
[22]
Il
processo
,
non
ancora
concluso
,
volge
ormai
al
suo
termine
,
non
è
lontano
l’
anno
in
cui
non
vi
saranno
più
cittadini
italiani
incapaci
di
intere
l’
italiano
.
[23]
E
nemmeno
è
lontano
l’
anno
(
più
tardo
)
in
cui
non
vi
saranno
più
cittadini
italiani
incapaci
di
parlare
e
scrivere
parole
e
frasi
italiane
.
[24]
Tuttavia
,
sarebbe
errato
trascurare
che
,
come
duemila
anni
fa
,
ai
tempi
della
latinizzazione
linguistica
della
Penisola
,
così
oggi
la
unificazione
linguistica
delle
popolazioni
è
avvenuta
in
maniera
non
preordinata
e
pianificata
,
è
avvenuta
con
ritmi
,
modi
e
conseguenze
assai
diverse
a
seconda
delle
regioni
e
delle
classi
sociali
.
[25]
La
società
italiana
si
è
unificata
linguisticamente
camminando
dalla
radicale
diversità
dei
dialetti
verso
la
relativa
unità
linguistica
sotto
il
segno
della
eterogeneità
delle
parlate
regionali
.
[26]
A
questo
dato
di
ordine
geografico-linguistico
si
assomma
un
dato
di
ordine
socio-culturale
.
[27]
La
bassa
scolarità
pro
capite
della
popolazione
italiana
(
cinque
anni
di
scuola
a
testa
,
la
media
più
bassa
nei
paesi
del
MEC
)
,
la
bassa
percentuale
di
lettori
di
quotidiani
,
l’
assenza
di
una
alta
e
complessa
tradizione
scientifico-culturale
di
«
élite
»
creano
fratture
profonde
tra
l’
una
e
l’
altra
fascia
sociale
.
[28]
Fratture
che
sono
conseguenza
e
causa
di
una
diversità
profonda
dell’
estensione
e
della
qualità
degli
strumenti
linguistici
di
cui
si
dispone
nei
diversi
strati
socioculturali
.
[29]
L’
eterogeneità
è
,
così
,
la
inevitabile
sigla
dell’
attuale
situazione
linguistica
della
società
italiana
.
[30]
Il
consumismo
,
o
il
compromesso
storico
non
è
davvero
causa
di
ciò
,
di
una
situazione
che
ha
radici
storiche
millenarie
.
[31]
Caso
mai
,
a
voler
per
forza
trovare
dei
rapporti
,
ci
si
può
chiedere
se
una
politica
di
compromesso
e
mediazione
non
possa
essere
conseguenza
non
irragionevole
di
una
società
che
ben
poco
ha
di
unitario
e
omogeneo
e
che
soltanto
ora
va
tutta
quanta
imparando
,
sia
pure
in
modi
e
forme
assai
diverse
,
la
stessa
lingua
(
cioè
un
buon
nucleo
di
stesse
parole
e
stesse
regole
di
uso
delle
parole
)
.
Text view
•
Paragraph view