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Maarten Janssen, 2014-
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Uno prevale sui molti?
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
31
dicembre
1975
more header data
[1]
“
Mille
e
una
notte
”
è
di
rigore
,
ma
si
può
dire
“
ventuno
fanciulle
”
[2]
Non
ha
la
grammatica
un
capitolo
spinoso
di
quello
che
attiene
alle
concordanze
.
[3]
Prendiamo
la
questioncella
sempre
aperta
del
«
ventun
anni
»
o
«
ventun
anno
»
.
[4]
C’
è
una
vecchia
regola
per
la
quale
il
nome
che
segue
un
numero
cardinale
terminante
con
uno
(
ventuno
trentuno
ecc
.
)
si
concorda
non
con
tutto
il
numero
ma
soltanto
con
quell’
uno
e
perciò
rimane
singolare
:
trentuna
seggiola
,
ventuno
anno
,
quarantun
ferito
(
ma
per
converso
,
se
il
nome
procede
il
numero
:
trentuna
seggiola
,
ventuno
anno
,
quarantun
ferito
(
ma
per
converso
,
se
il
nome
precede
il
numero
:
seggiole
trentuno
,
anni
ventuno
ecc
.
)
.
[5]
Si
può
osservare
col
linguista
Leone
che
l’
uso
che
assegna
all’
uno
il
genere
del
sostantivo
(
ventuna
fanciulla
)
,
ha
fondamento
storico
,
perché
in
latino
unus
,
anche
se
premesso
alla
decina
e
quindi
lontano
dal
sostantivo
(
una
et
vigenti
puellae
)
segue
il
genere
di
questo
.
[6]
D’
altra
parte
,
perché
«
ventuno
»
indica
pluralità
,
non
può
esser
respinta
la
forma
plurale
del
sostantivo
seguente
(
ventuno
fanciulle
)
,
che
è
poi
la
sola
ammessa
quando
il
sostantivo
è
accompagnato
dall’
articolo
(
le
ventuno
fanciulle
)
,
che
è
poi
la
sola
ammessa
quando
il
sostantivo
è
accompagnato
dall’
articolo
(
le
ventuno
fanciulle
che
mi
hai
decantato
)
.
[7]
Del
resto
anche
in
latino
se
unus
si
fonde
con
la
decina
,
si
ha
un
plurale
indeclinabile
(
undeviginti
puellae
)
.
[8]
Parrebbe
potersi
concludere
che
se
l’
uno
appare
o
è
sentito
come
elemento
distinto
,
la
concordanza
diventa
necessaria
(
venti
e
un
anno
,
le
mille
e
una
notte
)
,
dove
le
composizioni
ventuno
trentuno
ecc
.
si
hanno
da
ritenere
indeclinabili
.
[9]
Se
non
che
nulla
vieta
all’
orecchio
di
sentire
,
dentro
la
composizione
,
il
ventuno
come
un
vent’
uno
,
cioè
con
uno
come
elemento
distinto
.
[10]
Per
modo
che
,
in
somma
delle
somme
,
si
possono
usare
le
due
forme
senza
sbagliare
.
[11]
I
moderni
sono
per
lasciare
sempre
il
numero
che
termina
con
uno
,
invariato
,
volgendo
il
nome
che
segue
,
come
vuole
la
logica
al
plurale
;
ventuno
invitati
,
trentuno
giorni
.
[12]
Ed
estendono
tale
tolleranza
(
che
ci
pare
men
giusto
)
anche
al
troncamento
di
uno
in
un
,
il
quale
ha
ragion
d’
essere
solo
davanti
a
sostantivo
maschile
singolare
.
[13]
Diciamo
pure
ventun
seggi
,
trentuno
errori
,
ma
volendo
troncare
,
diciamo
ventun
seggio
,
trentun
errore
,
evitando
le
scappatole
ventun
seggi
,
trentun
errori
e
,
peggio
che
mai
,
le
mille
e
un
notti
.
[14]
La
concordanza
dell’
aggettivo
col
sostantivo
parrebbe
liquida
,
ma
non
è
.
[15]
L’
aggiunto
determina
il
sostantivo
e
deve
concordare
con
esso
nel
modo
che
si
fa
col
predicato
.
[16]
Se
i
sostantivi
con
cui
deve
accordarsi
,
essendo
più
d’
uno
differiscono
tra
loro
per
numero
o
genere
o
per
ambedue
,
si
seguono
anche
qui
le
stesse
regole
,
se
non
che
in
questo
caso
(
ecco
la
perturbazione
!
)
,
il
sostantivo
più
vicino
–
quando
si
tratti
di
cose
inanimate
–
dà
spesso
norma
all’
aggettivo
:
«
Considerate
le
maniere
e
i
costumi
di
molti
»
(
Boccaccio
)
;
«
Gli
alberi
e
le
altre
piante
educate
e
disposte
in
ordine
»
(
Leopardi
)
;
«
Il
resto
(
è
)
campi
e
vi
vigne
sparse
di
terre
,
di
ville
,
di
casali
»
(
Manzoni
)
.
[17]
Steccano
quei
regolisti
consequenziari
che
scrivono
«
errori
e
manchevolezze
gravi
e
pericolosi
»
,
sfuggendo
all’
attrazione
del
vocabolo
viciniore
(
manchevolezze
)
;
attrazione
che
anche
si
esercita
nella
concordanza
del
predicato
nominale
con
più
soggetti
di
genere
differente
;
dove
è
bensì
vero
che
il
più
delle
volte
si
dà
la
prevalenza
al
maschile
(
il
conte
e
la
contessa
eran
rimasti
soli
)
;
ma
quando
i
due
soggetti
significassero
cose
affini
tra
loro
,
il
predicato
può
bene
accordarsi
col
più
vicino
:
«
Pochissimi
eran
coloro
a
’
quali
i
pietosi
pianti
e
l’
amare
fossero
concedute
»
(
Boccaccio
)
.
[18]
Anche
nel
semplicissimo
fatto
di
rispondere
a
chi
ci
chiede
l’
ora
,
il
demone
della
concordanza
ci
angustia
.
[19]
Spesso
si
sente
la
forma
aggettivale
concordata
le
dieci
e
mezza
,
spiegata
per
ellissi
così
:
le
ore
dieci
e
mezza
(
ora
)
,
la
quale
parrebbe
la
più
logica
.
[20]
Ma
importa
assai
alla
Grammatica
della
Logica
!
[21]
Le
dieci
e
mezza
,
con
quel
suo
stare
a
cavillare
sulla
«
mezza
ora
»
,
si
oppone
alla
tradizione
che
vuole
che
per
indicare
dopo
una
quantità
intera
una
metà
della
quantità
stessa
,
si
adoperi
l’
aggettivo
mezzo
in
senso
neutro
e
senz’
articolo
:
un
anno
e
mezzo
,
un’
ora
e
mezzo
,
due
mele
e
mezzo
.
[22]
Le
grammatiche
sono
esplicite
:
distinguono
tra
mezzo
aggettivo
(
il
quale
è
giusto
si
accordi
in
numero
e
genere
col
nome
cui
è
riferito
:
mezzaluna
,
mezzi
sigari
,
mezze
maniche
)
,
e
quel
mezzo
di
cui
parliamo
,
che
una
volta
posposto
a
numero
cardinale
e
ad
esso
unito
mediante
la
congiunzione
e
,
assume
valore
di
frazione
e
funzione
grammaticale
di
sostantivo
.
[23]
Insomma
si
deve
dire
otto
e
mezzo
,
e
non
mezza
,
perché
quel
che
veramente
intendiamo
dire
nel
profondo
della
nostra
coscienza
grammaticale
(
tuttoché
inesplorata
dai
più
)
e
otto
e
mezzo
ovverossia
otto
e
una
metà
.
[24]
Per
questo
,
a
testare
il
polso
al
parlante
,
basta
siffatta
inezia
:
di
chiedergli
,
alle
mezze
ore
,
che
ora
abbiamo
.
[25]
La
roture
linguistica
cade
nel
tranello
dell’
aggettivo
concordato
a
«
ora
»
(
le
quattro
e
mezza
)
;
l’
élite
no
,
sta
salda
al
sostantivo
(
o
aggettivo
neutro
)
mezzo
.
[26]
Leo
Pestelli
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