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Maarten Janssen, 2014-
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Scrivere una lettera
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
30
luglio
1975
more header data
[1]
Un
lettore
che
per
ragioni
di
lavoro
deve
carteggiare
sodo
,
si
vergogna
di
provare
dubbi
e
incertezze
circa
la
stesura
degli
indirizzi
.
[2]
Perché
vergognarsi
?
[3]
L’
indirizzo
o
recapito
fa
parte
della
lettera
e
quindi
dell’
Epistolografia
,
«
genere
»
dei
più
antichi
della
nostra
tradizione
letteraria
e
nel
Medio
Evo
soggetto
,
se
altro
mai
,
ai
precetti
dell’
«
ars
dictamini
»
.
[4]
E
sebbene
l’
indirizzo
,
come
componimento
a
sé
,
serva
precipuamente
ai
comodi
Portalettere
(
la
forma
regina
,
prima
che
sormontasse
lo
spurio
Postino
)
,
non
sono
pochi
i
destinatari
–
lasciandone
fuori
gl’
innamorati
che
si
incantano
anche
sulle
buste
–
che
sogliono
dargli
un’
occhiatina
,
come
per
saggiare
dall’
esterno
la
creanza
linguistica
dello
scrivente
.
[5]
L’
indirizzo
corretto
[6]
Declinando
ormai
,
non
che
l’
arte
,
ma
la
stessa
pratica
epistolare
,
e
nel
silenzio
dei
maestri
,
nella
Guida
«
Come
parlare
e
scrivere
meglio
»
diretta
e
coordinata
dal
Gabrielli
si
può
trovare
il
necessario
,
il
superfluo
e
anche
qualcosa
di
più
su
tutto
ciò
che
attiene
all’
estrinseco
della
nostra
corrispondenza
.
[7]
Noi
qui
non
possiamo
che
sbriciolare
qualche
sparsa
avvertenza
,
movendo
dall’
indirizzo
tipico
,
rispetto
al
quale
tutto
il
resto
è
sovrastruttura
:
Signor
Mario
Ferrero
/
Via
Roma
,
7
/
Torino
(
con
a
sinistra
,
bene
staccato
e
non
mai
sottolineato
,
il
numero
di
codice
)
.
[8]
Dove
sono
già
da
osservare
due
cose
.
[9]
La
prima
è
che
il
«
Signor
»
,
troncamento
eufonico
di
«
Signore
»
,
ove
non
vi
sia
altro
,
è
bene
scriverlo
tutto
,
e
che
ad
ogni
modo
la
sua
abbreviazione
è
Sign
.
e
non
Sig
.
[10]
(
se
non
che
;
giunti
al
punto
del
Sign
.
,
che
ci
vuole
a
compir
la
parola
?
)
.
[11]
La
seconda
,
capitalissima
,
che
il
destinatario
sia
rigorosamente
designato
per
nome
e
cognome
,
e
non
mai
,
in
questo
come
in
nessun
altro
caso
,
per
cognome
e
nome
,
secondo
l’
uso
carcerario
.
[12]
Mettiamo
ch’
esso
destinatario
abbia
la
ventura
di
chiamarsi
Benedetto
Marcello
.
[13]
Se
il
mittente
ha
scritto
Marcello
Benedetto
,
il
portalettere
che
non
trova
in
quello
stabile
il
cognome
Benedetto
,
ne
ammattirà
,
e
ben
difficilmente
la
portinaia
,
che
conosce
soltanto
la
«
gens
»
Marcello
,
lo
potrà
illuminare
.
[14]
Una
lettera
così
indirizzata
merita
bene
di
essere
respinta
all
’
ignoranza
di
chi
scrisse
.
[15]
Vi
sono
anglofili
che
mutano
quel
paradigma
in
quest’
altro
Signor
(
traspare
l’
Esquire
)
Mario
Ferrero
/
7
,
Roma
/Torino
,
dove
il
numero
del
casamento
come
quello
che
porta
il
più
al
portalettere
già
istradato
,
è
in
posizione
di
forza
rispetto
all’
indicazione
della
strada
.
[16]
Soltanto
un’
inchiesta
tra
postini
potrebbe
accertare
se
questa
forma
sintetico-tecnicistica
sia
gradita
o
no
.
[17]
Gl’
imbrogli
,
si
sa
,
nascono
quando
i
titoli
della
persona
cui
si
scrive
,
tra
nobiliari
onorifici
accademici
professionali
ecc
.
sovrabbondano
,
e
si
sente
il
prurito
(
oh
Francia
felice
,
col
suo
univoco
Monsieur
!
)
di
spiattellarli
tutti
o
gran
parte
,
magari
col
sovraccarico
dell’
illustrissimo
chiarissimo
stimatissimo
e
siffatti
rimasugli
di
piaggeria
secentesca
.
[18]
La
prassi
è
che
il
nobiliare
passi
avanti
a
tutti
(
Al
Conte
Dott
.
N
.
N
.
)
e
che
l
’
onorifico
preceda
il
professionale
(
al
Sign
.
Comm
.
Avv
.
N
.
N
.
)
;
ma
è
bene
guardarsi
dalle
tiritere
e
star
saldi
al
criterio
che
,
siccome
fra
i
pesci
,
così
il
titolo
maggiore
ha
da
ingoiare
il
minore
.
[19]
Sia
pure
il
destinatario
commendatore
dottore
e
professore
tutto
in
una
volta
,
a
un
gusto
eletto
il
Professore
(
Prof
.
)
deve
bastare
.
[20]
L’
Onorevole
(
On
.
)
vuole
per
tradizione
la
testa
,
seguendo
in
coda
la
specificazione
:
Presidente
della
Repubblica
,
Deputato
al
Parlamento
,
Senatore
ecc
.
[21]
È
curioso
che
quanto
più
si
sale
nella
scala
degli
onori
,
tanto
più
la
faccenda
si
fa
lieve
:
A
Sua
Santità
Paolo
VI
/
Roma
;
A
Gesù
Bambino
…
[22]
Come
incominciare
[23]
Dalla
sopraccarta
passando
all
’
interno
della
lettera
:
fino
a
che
punto
,
nell’
intestatura
,
può
spingersi
l’
epiteto
Caro
?
[24]
Secondo
noi
,
parecchio
lontano
:
sempre
però
ch’
esso
non
sia
solo
,
ma
rinfiancato
da
un
titolo
,
tanto
meglio
quanto
più
solenne
:
Cara
Eccellenza
,
Caro
Presidente
,
Cara
Madre
Superiora
.
[25]
Nella
lingua
antica
Caro
voleva
dire
anche
Prezioso
:
di
che
una
confusa
rimembranza
è
forse
nell’
uso
estensivo
di
questo
«
caro
»
epistolare
.
[26]
Chiusa
.
[27]
Un’
affezione
sincera
si
esprime
ortograficamente
tutta
:
Suo
affezionatissimo
,
sdegnando
lo
stenografico
Aff
.
mo
che
a
regola
di
mondo
prevale
.
[28]
Da
vedova
fresca
è
lecitissimo
congedarsi
con
un
«
Le
bacio
la
mano
»
dove
la
galanteria
,
che
non
dispiace
mai
,
si
sublima
in
pietà
(
res
sacra
miser
)
.
[29]
Tra
amici
di
molta
confidenza
una
chiusa
antifrastica
aggiunge
dolcezza
:
si
pensi
allo
stupendo
«
Addio
birbone
»
del
Carducci
.
[30]
A
una
questione
dà
luogo
anche
il
Post-scriptum
o
Poscritto
o
Poscritta
,
simboleggiato
in
P
.
[31]
S
.
,
consentito
sempre
quando
si
vogliono
far
aggiunte
o
precisazione
di
cose
che
importano
;
e
spesso
il
meglio
della
lettera
è
in
cauda
,
cioè
nella
poscritta
.
[32]
Si
deve
essa
firmarla
ì
,
ripetendo
la
firma
già
fatta
?
[33]
Per
lo
più
la
si
girigogola
e
le
si
appongono
le
semplici
iniziali
:
tanto
per
non
far
sospettare
che
sia
apocrifa
.
[34]
Altra
cosa
è
il
Nota-Bene
o
Notabene
(
N
.
B
.
)
,
inteso
o
a
sopperire
a
una
dimenticanza
o
a
chiarir
meglio
il
già
espresso
.
[35]
Costituendo
una
tiratina
di
falda
all’
intelligenza
del
lettore
,
anche
per
sua
forma
imperatoria
(
nota
bene
!
)
,
è
assolutamente
da
evitare
scrivendo
a
persone
di
riguardo
.
[36]
Leo
Pestelli
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