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Maarten Janssen, 2014-
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Cercando la più bella
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
28
luglio
1974
more header data
[1]
«
L'
uomo
,
dice
il
Manzoni
commiserandolo
,
s'
agita
dietro
a
una
perfezione
comparativa
;
anela
,
non
a
essere
ottimo
,
ma
essere
primo
;
vuol
paragonarsi
e
non
divenire
»
.
[2]
E
perché
la
lingua
rispecchia
l'
uomo
nel
bene
come
nel
male
,
di
qui
il
gran
luogo
che
vi
è
sempre
tenuto
il
complemento
di
comparazione
,
come
quello
che
innalzando
l'
uno
dei
suoi
termini
sull'
altro
,
soddisfa
,
quando
il
termine
innalzato
siamo
noi
,
il
nostro
deplorabile
orgoglio
.
[3]
Certo
,
dicendo
noi
:
«
Nora
è
bellissima
»
(
superlativo
assoluto
)
,
Nora
si
contenta
;
ma
l'
assoluto
(
sempre
ragionando
manzonianamente
)
ha
qualcosa
di
sciapo
;
ed
ella
è
ben
lungi
dal
brillare
,
come
invece
farebbe
dicendo
noi
«
Nora
è
la
più
bella
»
,
o
meglio
«
è
la
più
bella
delle
donne
»
,
o
anche
con
maggiore
eleganza
«
è
la
bellissima
delle
donne
»
.
[4]
Insomma
al
nostro
frale
importo
un
termine
di
riferimento
quale
che
sia
:
quindi
è
che
il
superlativo
assoluto
,
che
pure
segna
il
grado
supremo
dell'
aggettivo
(
bello
,
più
bello
,
bellissimo
)
,
riesce
nella
pratica
meno
efficace
e
gradito
del
comparativo
assoluto
o
superlativo
relativo
che
pure
val
meno
;
e
in
qualche
caso
(
dovuto
all'
abuso
e
quindi
al
fastidio
dell'
-
issimo
)
vorrebbe
dirsi
che
è
persin
più
debole
del
positivo
o
perlomeno
di
pari
forza
:
«
Nora
è
bellissima
»
,
siamo
lì
:
il
gran
salto
è
piuttosto
nelle
grammatiche
che
non
è
sentimento
linguistico
comune
.
[5]
Abbiamo
visto
che
la
vanità
ricerca
il
paragone
,
e
ora
aggiungiamo
che
affare
più
contenta
la
donna
lodata
basta
un
nonnulla
,
come
il
pleonasmo
del
mondo
,
posto
a
rinforzo
del
superlativo
relativo
(
la
più
bella
donna
del
mondo
)
;
il
quale
pleonasmo
iperbole
insieme
,
nonché
una
francesata
data
come
molti
credono
,
è
un'
antica
e
bellissima
maniera
dell'
italiano
classico
,
dove
si
trova
anche
senza
superlativo
(
«
una
delle
belle
novelle
del
mondo
»
)
,
dicendosi
poi
da
tutti
senza
un
pensiero
al
mondo
,
senza
un
riguardo
al
mondo
»
e
frasi
simili
.
[6]
Che
il
complemento
di
comparazione
sia
frequentissimo
,
non
vuol
dire
che
sia
usato
da
tutti
con
la
dovuta
franchezza
.
[7]
Un
primo
dubbio
riguarda
l'
articolo
determinato
:
se
sia
lecito
,
una
volta
premesso
il
sostantivo
(
la
donna
)
,
ripeterlo
davanti
al
più
o
meno
:
la
donna
la
più
bella
del
mondo
.
[8]
Di
regola
non
sarebbe
;
pure
qualche
volta
o
per
chiarezza
per
maggiore
forza
ed
evidenza
,
sarà
lecito
ripigliare
l'
articolo
determinato
anche
davanti
a
più
;
non
mancano
esempi
illustri
;
e
certo
la
donna
del
nostro
esempio
approva
il
ripigliamento
.
[9]
Più
importante
la
questione
sul
modo
di
costruire
il
termine
di
confronto
:
se
sia
meglio
farlo
con
di
o
con
che
.
[10]
Di
è
più
consigliabile
quando
il
confronto
cade
su
una
qualità
(
aggettivo
)
o
un
modo
di
essere
(
avverbi
)
,
comune
,
benché
in
grado
diverso
,
a
due
o
più
cose
:
Roma
è
più
grande
di
Firenze
;
Maria
legge
più
presto
di
suo
fratello
;
tu
sei
migliore
di
me
;
come
anche
si
usa
meglio
di
davanti
a
nomi
di
numero
:
più
di
mille
,
meno
di
cento
.
[11]
Cade
invece
più
regolarmente
che
,
quando
il
confronto
verte
sopra
un'
azione
(
verbo
)
dalla
quale
le
due
o
più
cose
dipendono
come
soggetti
od
oggetti
:
mi
piacciono
più
le
bionde
che
le
brune
,
ama
più
la
suocera
che
la
moglie
.
[12]
Ma
sia
chiaro
che
lo
usare
che
nella
prima
serie
di
esempi
e
di
nella
seconda
,
non
costituirebbe
errore
.
[13]
Non
si
potrebbe
invece
dire
:
pensoso
più
degli
altri
di
se
stesso
;
hai
il
cuore
più
duro
di
pietra
;
mi
è
più
amico
di
padre
;
meglio
tardi
di
mai
:
il
che
importa
che
quando
il
termine
di
confronto
retto
da
una
preposizione
,
quando
è
un
sostantivo
comune
preso
in
senso
indeterminato
e
usato
senza
articolo
,
quando
il
confronto
è
fra
due
oggetti
o
predicati
o
avverbi
,
allora
che
è
di
rigore
;
come
anche
si
preferisce
che
quando
di
potrebbe
sembrare
un
complemento
d'
agente
,
o
dopo
gli
avverbi
Prima
piuttosto
anzi
e
sim
.
,
il
senso
di
preferenza
(
pare
piuttosto
un
paese
che
una
città
)
.
[14]
Qui
l'
orecchio
si
fa
grammatico
.
[15]
Presso
buoni
scrittori
ligi
alla
tradizione
,
innanzi
al
secondo
termine
di
una
comparazione
di
grado
disuguale
(
più
,
meno
)
si
fa
trovare
la
negativa
Non
,
che
certo
non
nega
,
ma
ha
sua
ragione
nella
disuguaglianza
e
quasi
dissonanza
del
secondo
membro
rispetto
al
primo
:
tornò
più
presto
che
la
moglie
non
s'
aspettasse
.
[16]
Codesto
non
,
che
sta
bene
in
ogni
caso
,
è
poi
richiesto
quando
il
secondo
termine
ripete
il
verbo
espresso
o
sottinteso
dal
primo
:
ti
è
più
caro
il
gatto
che
io
non
sia
.
[17]
Circa
poi
l'
uso
dell'
indicativo
del
congiuntivo
nelle
proposizioni
comparative
,
la
questione
ha
perduto
interesse
da
poi
che
il
congiuntivo
va
a
sparendo
,
con
infiniti
danni
per
l'
espressività
,
degl'
idiomi
moderni
.
[18]
Ad
ogni
modo
la
regola
è
sempre
quella
dell'
indicativo
quando
la
comparazione
si
riferisce
un
fatto
certo
determinato
:
Lucia
è
meno
bella
che
non
sei
tu
;
il
congiuntivo
quando
lo
si
riferisce
un
fatto
incerto
e
generale
:
«
Or
non
son
io
,
malvagio
uomo
,
così
bella
come
sia
la
moglie
di
Ricciardo
?
»
.
[19]
È
una
donna
,
questa
del
Decameron
,
che
parla
di
un'
altra
donna
,
e
le
torna
benissimo
,
come
colta
che
è
,
l'
usare
nella
maniera
più
propria
quel
«
congiuntivo
a
denti
stretti
»
(
sia
)
,
che
fa
della
bellezza
della
rivale
piuttosto
un'
opinione
che
ho
fatto
.
[20]
Leo
Pestelli
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