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Tre dilemmi su “Esso”

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 27 ottobre 1976
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column7-9


[1]
L’editore fiorentino Sandron ha licenziato un ponderoso «Dizionario della lingua italiana», intitolato al suo nome, che corredato d’un volumetto di audiocassetta di esercitazioni linguistiche, ricchissimo di voci elencate per 2160 pagine a carattere minuto ma nitidissimo (prezzo lire 15.000), verrà incontro al desiderio di molti, che è di possedere non soltanto un lessico buono alle consultazioni occasionali ma uno strumento organico di studi e ricerca.
[2]
Il dizionario, nella sua professa praticità, si rivolge all’italiano d’oggi: non registra perciò voci troppo disusate, s’impaccia di fisime puristiche.
[3]
È generoso di neologismi non però a segno di accogliere il barbaro spiega (per Spiegazione) o il cervellotico sbando che pur si legge nei giornali («il Governo, per fare, non dovrà andare allo sbando in Parlamento». Ricchissimo di voci straniere quali oggi occorrono, e tutte bene spiegate (si veda Kitsch, happening, up to date, moquette).
[4]
Per conto nostro, fra i tanti che s’annidano per così dire in ogni lemma, noi abbiamo accolto lo stimolo rappresentato dal bistrattato pronome Esso, cui Ivan Klajn, in «Lingua Nostra» (XXXVII, 1-2), ha dedicato uno studio approfondito.
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In nessuna delle lingue romanze ove siasi conservato il lat. ipse, detto pronome, per varietà e complessità di usi, costituisce un crux, come fa nella nostra.
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Tanto per cominciare, grammatici e lessici non vanno d’accordo nemmeno nel definirlo.
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Esso è pronome personale o dimostrativo?
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Risponde il Klajn (e così fa il nostro Dizionario): è pronome personale, con appena qualche residuo di usi dimostrativi-aggettivali (essa questione) che ormai possono dirsi antiquati.
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Secondo dilemma.
[10]
Se Esso possa usarsi, e in quale misura, come complemento.
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Esso, -a, -i, -e non può usarsi come complemento oggetto (non si dice volevo esso, vedevo essi); può invece formare liberamente il complemento di termine (ad essi) sia gli altri complementi preposizionali (in esso, con esso, per essi).
[12]
Eppure in alcune grammatiche, esso, -a, -i, -e viene ricordato solo fra le «forme soggettive» dei pronomi personali, ma quando si passa alle «forme oggettive» od oblique, si parla soltanto di lui lei loro , trascurando completamente quel costrutto «preposizione + esso» che pure ha tanti esempi.
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Terzo punto.
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Insegnavano le vecchie grammatiche, e il pregiudizio è passato in molti, che esso-essa si usano solo per animali e cose inanimate.
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Ma nessuna regola fu mai più contraddetta dall’uso.
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Nota lo studioso come nella maggior parte dei romanzi italiani, essa viene usato con altrettanta se non con maggior frequenza di ella; e che Ella è per molti autori una parola morta.
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Lo stesso Manzoni la giudicava troppo libresca, tanto che in tutto il romanzo, a detta del D’Ovidio, la lasciò soltanto sei volte.
[18]
Essa soggetto è nell’ultima edizione dei «Pr. Sp.» più frequente sia di ella, sia di lei, sia dell’aferesi toscana la.
[19]
Diverso è il caso di Esso soggetto; sebbene il suo uso non possa dirsi totalmente scomparso.
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Perché poi è sbagliata l’usuale espressione burocratica «forma del direttore o di chi per esso (in vece che per lui)»?
[21]
Perché nei complementi esso-essa stanno bene solo per le cose; e il nesso «preposizione + esso» riferito a uomo si trova solo in quella formula; allo stesso modo che sono affatto antiquati gli usi come il dantesco «fui mandato ad esso» (Purg. 1, 61) o quelli in cui esso ha il significato lat.
[22]
IPSE come nel noto titolo «Vita di Vittorio Alfieri scritta da Esso».
[23]
Si può dunque esser d’accordo che al singolare, maschile o femminile, esso-essa preceduti da preposizione non si riferiscono abitualmente a persone.
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Tutt’altro è il caso del plurale, dove esempi di essi-esse riferiti a persone non si contano nell’uso moderno.
[25]
Ha dunque ragione lo studioso di concludere che il pronome Esso, per la tormentata varietà dei suoi usi, occupa un luogo affatto singolare nella grammatica italiana.
[26]
Leo Pestelli

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