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Maarten Janssen, 2014-
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Le insidie dell’esotismo
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
25
aprile
1976
more header data
[1]
L’
istintiva
repugnanza
dell’
italiano
per
le
uscite
tronche
o
consonantiche
si
espresse
per
secoli
mediante
la
figura
di
Paragoge
(
aggiunta
d’
una
lettera
o
sillaba
in
fin
di
parole
)
:
nòe
,
rumme
.
[2]
Vigendo
tale
sistema
,
la
questione
circa
la
formazione
del
plurale
delle
voci
straniere
,
non
si
poneva
nemmeno
:
perché
una
volta
data
forma
più
o
meno
italiana
al
singolare
di
dette
voci
,
diventava
un
gioco
da
ragazzi
estrarne
il
plurale
:
e
milorde
(
o
milordo
)
dava
i
milordi
;
fracche
,
i
fracchi
;
ponce
,
i
ponci
;
colbacco
,
i
colbacchi
;
iccasse
(
la
x
come
lettera
dell’
alfabeto
)
,
le
iccassi
e
via
di
seguito
,
compreso
filme
(
che
mancò
nulla
non
allegasse
!
)
il
quale
avrebbe
dato
i
filmi
.
[3]
Ma
non
va
altrimenti
oggi
,
che
i
forestierismi
,
oltreché
cresciuti
a
dismisura
,
sono
ricevuti
e
venerati
nella
loro
grafia
originaria
(
lasciamo
della
pronunzia
,
che
è
un
altro
paio
di
maniche
)
;
scemata
,
correlativamente
,
la
tendenza
a
munirli
d’
alcun
segno
di
rimorso
ortografico
(
corsivo
e
virgolette
)
,
e
insomma
comportandosi
noi
in
tutto
e
per
tutto
come
se
essi
appartenessero
al
nostro
lessico
.
[4]
E
se
così
è
,
a
che
confondersi
a
farne
il
plurale
secondo
le
regole
,
non
sempre
facili
a
sapere
,
delle
lingue
donde
provengono
?
[5]
È
rimasto
famoso
tra
questi
plurali
d’
ostinazione
,
fatti
al
tasto
,
quello
di
festivaux
(
da
festival
)
[6]
Il
consiglio
dei
più
autorevoli
grammatici
è
che
la
maggior
parte
degli
esotismi
,
specie
i
più
introdotti
,
i
più
brevi
e
facili
a
dire
,
si
abbiano
a
considerare
invariabili
;
e
dunque
dire
i
film
i
gag
i
gangstar
gli
sport
i
bar
i
vermut
le
hostess
le
miss
i
flirti
e
anche
i
revival
e
i
recital
,
senza
volerli
pluralizzare
–
come
fa
spesso
la
Tivù
,
sibilando
-
con
una
s
(
i
film
s
,
i
leader
s
)
che
essendo
propria
del
plurale
del
francese
e
dell’
inglese
,
può
finire
col
diventare
terminazione
tipica
delle
parole
straniere
in
generale
e
coll’
essere
malamente
applicata
anche
a
quelle
che
non
la
vorrebbero
:
onde
i
plurali
spropositati
albums
führers
lieders
travels
soviets
,
ricordati
dal
Migliorini
.
[7]
Perché
delle
due
l’
una
o
si
ospita
davvero
la
parola
straniera
,
cioè
si
fa
finta
che
non
sia
più
straniera
,
e
allora
non
si
declina
,
oppure
la
si
cita
e
soprattutto
la
si
sente
come
straniera
,
e
allora
va
isolata
dal
contesto
italiano
con
opportuni
avvedimenti
:
mi
piacciono
i
film
di
cow-boy
;
mi
piacciono
i
film
dove
agiscono
i
cow
boys
(
o
i
«
cow-boys
»
)
.
[8]
Altre
parole
non
propriamente
straniere
,
ma
estranee
alla
grafia
italiana
si
devono
considerare
invariabili
,
e
sono
quei
molti
latinismi
che
infiorano
il
discorso
comune
quali
memorandum
referendum
ultimatum
curriculum
agenda
lapis
raptus
e
altri
.
[9]
Anche
qui
non
commetteremo
la
pedanteria
di
seguire
per
la
formazione
del
plurale
,
le
norme
della
lingua
latina
;
ma
diremo
indifferentemente
il
memorandum
e
i
memorandum
,
il
referendum
e
i
referendum
,
l’
ultimatum
e
gli
ultimatum
ecc
.
[10]
(
e
non
già
i
memoranda
,
i
referanza
,
i
curricula
ecc
.
)
,
e
in
quanto
al
neutro
plurale
latino
agenda
lo
sentiremo
addirittura
come
parola
italiana
di
genere
femminile
,
il
cui
plurale
è
le
agende
.
[11]
Del
resto
alcuni
di
questi
latinismi
sono
più
pomposi
che
necessari
;
ed
è
da
incoraggiare
la
tendenza
a
sostituire
curriculum
con
Curricolo
e
auditorium
con
Auditorio
(
pl
.
curriculi
e
auditori
)
.
[12]
Se
le
parole
straniere
non
danno
generalmente
pensiero
circa
la
formazione
del
numero
del
più
,
non
così
molte
parole
italiane
e
specialmente
le
composte
e
specialissimamente
le
composte
della
parola
Capo
(
cresciute
a
selva
nel
secolo
della
burocrazia
)
.
[13]
Ma
qui
fortunatamente
un
grammatico
(
il
Gabrielli
)
che
vi
ha
vegliato
le
notti
,
ha
messo
fuori
una
norma
di
tutto
affidamento
.
[14]
Bisogna
per
prima
cosa
badare
alla
speciale
funzione
esercitata
dalla
parola
Capo
nell’
interno
del
contesto
.
[15]
Può
essere
di
«
soggetto
»
come
in
capostazione
,
che
vale
appunto
«
il
capo
della
stazione
»
;
e
può
essere
di
semplice
attributo
come
in
capocuoco
,
che
è
quanto
dire
,
non
già
il
capo
del
cuoco
,
ma
«
il
cuoco
a
capo
»
.
[16]
Fermato
ciò
,
e
rammentato
che
il
plurale
si
fa
soltanto
dell’
elemento
principale
del
composto
(
che
in
capostazione
è
capo
,
e
in
capocuoco
cuoco
)
,
non
sarà
più
possibile
sbagliare
:
diremo
i
capistazione
,
i
capiturno
,
i
capisquadra
,
i
capiclasse
eccetera
,
e
viceversa
diremo
per
il
sormontare
dell’
altro
elemento
:
i
capocuochi
i
caporedattori
i
capomacchinisti
i
capocomici
i
capoluoghi
i
capolavori
ecc
.
[17]
Sul
femminile
Capa
che
pur
batte
discretamente
all’
Uso
,
ancora
non
si
è
pensato
nulla
di
serio
circa
le
sue
composizioni
(
le
capefabbrica
?
le
capacronisti
?
)
.
[18]
Leo
Pestelli
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