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Maarten Janssen, 2014-
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Passato remoto
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
24
settembre
1976
more header data
[1]
È
vero
che
l'
uso
del
passato
remoto
ha
la
sua
debita
applicazione
quando
si
parla
di
fatti
accaduti
innanzi
la
mezzanotte
del
giorno
in
cui
parliamo
?
[2]
Ieri
andai
(
e
non
sono
andato
)
?
[3]
È
vero
,
ma
non
è
tutto
il
vero
;
la
questione
è
più
complessa
.
[4]
Il
passato
remoto
gli
antichi
lo
chiamavano
«
perfetto
»
a
significare
ch'
esso
è
un
tempo
completamente
risolto
nel
passato
,
senz'
alcuna
mistura
di
presente
.
[5]
Può
anche
riferirsi
a
un
tempo
vicinissimo
(
di
solito
il
passato
remoto
è
già
a
cottura
dopo
le
ventiquattr'
ore
:
ieri
vidi
,
lessi
,
andai
)
:
purché
quel
fatto
non
abbia
più
alcuna
relazione
col
tempo
in
cui
parliamo
.
[6]
Viceversa
il
passato
prossimo
conserva
codesta
relazione
,
o
che
il
fatto
sia
accaduto
al
tempo
dei
Berengari
o
dopo
la
mezza
notte
precedente
al
giorno
in
cui
parliamo
;
e
per
questo
suo
guardare
al
passato
con
l'
occhio
e
gl'
interessi
del
presente
,
fu
acutamente
definito
«
il
presente
del
passato
»
.
[7]
L'
osservanza
di
questa
semplice
regola
basta
ad
evitare
che
un
tempo
sia
scambiato
con
un
altro
.
[8]
«
Ieri
passeggiai
»
:
il
fatto
è
fatto
,
e
resta
;
«
in
questo
secolo
non
si
è
avuta
un'
ora
di
bene
»
:
il
secolo
dura
tuttavia
.
[9]
Anche
quando
sembra
che
passato
remoto
e
passato
prossimo
si
possano
scambiare
(
e
il
Bini
nel
Capitolo
«
Contro
le
calze
»
:
«
Da
poi
ch'
io
nacqui
,
o
da
poi
ch'
io
son
nato
Che
in
l'
uno
e
in
l'
altro
modo
si
può
dire
.
.
.
»
)
,
la
differenza
c'
è
.
[10]
Nacqui
,
se
si
considera
il
fatto
della
nascita
per
sé
;
son
nato
se
il
nascimento
è
preso
come
il
principio
della
vita
che
dura
tuttora
(
non
son
nato
ieri
:
non
me
la
fai
)
.
[11]
Sono
poco
regolati
nell'
epigrafi
dei
trapassati
illustri
sia
il
Qui
è
nato
,
sia
,
e
peggio
,
il
Qui
nasceva
,
il
quale
,
quando
non
istia
con
valore
speciale
d'
imperfetto
storico
,
i
nostri
grammatici
d'
una
volta
chiamavano
«
pendente
»
,
in
quanto
esso
imperfetto
invoca
un'
azione
o
uno
stato
cominciato
e
non
finito
,
socchiuso
,
nel
tempo
che
se
ne
compiva
un'
altra
o
un
altro
(
mentre
io
scrivevo
la
lettera
,
giunse
Pietro
e
mi
convenne
smettere
)
.
[12]
Tornando
a
noi
,
il
passato
prossimo
ben
si
differenzia
dal
passato
remoto
,
non
già
perché
,
come
inesattamente
sembrano
confermare
le
due
denominazioni
tradizionali
,
esprime
un
fatto
meno
lontano
da
quello
indicato
da
quello
passato
,
bensì
perché
il
passato
prossimo
ha
la
sua
continuità
effettuale
o
sentimentale
nel
presente
(
Vicinelli
)
.
[13]
Sicuro
,
sentimentale
.
[14]
Di
che
si
coglie
un
chiaro
esempio
nel
C
.
[15]
XXXVI
dei
Pr
.
[16]
Sp
.
,
dove
si
parla
di
Renzo
che
osserva
la
fila
dei
guariti
uscenti
dal
Lazzaretto
,
nella
speranza
di
scorgervi
Lucia
:
«
.
.
.
.
Son
passati
tutti
;
furon
tutti
visi
sconosciuti
.
»
Son
passati
tutti
:
ecco
il
fatto
compiuto
che
sta
davanti
all'
animo
di
Renzo
facendogli
sentire
l'
amaro
della
delusione
;
furon
tutti
visi
sconosciuti
:
il
passaggio
,
l'
evento
trascorso
senz'
alcun
legame
attuale
con
chi
lo
ha
costatato
,
il
fatto
colto
nella
sua
labilità
(
Trabalza-Allodoli
)
.
[17]
In
altri
termini
,
e
concludendo
,
il
passato
prossimo
esprime
un'
azione
avvenuta
nel
passato
anche
più
lontano
ma
ancora
in
relazione
negli
effetti
col
momento
presente
(
«
I
Romani
ci
hanno
tramandato
una
civiltà
ancor
viva
e
in
isviluppo
»
)
;
il
passato
remoto
esprime
un'
azione
avvenuta
nel
passato
,
descritta
come
a
se
stante
,
senza
più
relazione
di
effetto
col
momento
presente
(
«
I
Romani
combatterono
coi
Sanniti
»
)
.
[18]
Eppure
non
si
sa
sempre
tener
conto
di
questa
differenza
fra
i
due
tempi
:
il
Settentrione
abusa
del
passato
prossimo
coniugando
a
quel
tempo
anche
i
fatti
di
Annibale
;
il
Mezzogiorno
del
passato
remoto
.
[19]
Leo
Pestelli
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