Chair
Contact
Login
TEITOK
Digital Corpus Library
TEITOK
CronIT
Available Corpora
CronIT
Home
Search
Browse
Powered by
<TEI:TOK>
Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
I cari fonemi della culla
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
26
febbraio
1973
more header data
[1]
Un
lettore
attende
un
figlio
;
e
vorrebbe
sin
d’
ora
sapere
se
gli
converrà
indirizzarlo
a
dire
babbo
oppure
papà
.
[2]
Vecchia
questione
.
[3]
I
genitori
si
tendono
come
balestre
sulle
labbra
dei
loro
nati
,
a
coglierne
i
primi
fonemi
,
che
per
lo
più
sono
i
labiali
pa
e
ba
e
il
nasale
ma
(
dovuto
,
secondo
una
suggestiva
opinione
dei
glottologi
moderni
,
alla
pressione
del
naso
contro
la
mammella
o
il
poppatoio
)
.
[4]
Dalla
replicazione
di
codesti
temi
(
pa
…
pa
,
ba
…
ba
,
ma
…
ma
)
,
che
per
l’
infante
non
sono
affatto
temi
,
sorge
nei
grandi
l’
illusione
di
udire
o
piuttosto
di
traudire
gli
antesignani
delle
vere
e
proprie
parole
papà
babbo
e
mamma
;
illusione
in
cui
s’
innesta
l’
altra
,
sulla
priorità
delle
due
prime
voci
rispetto
alla
terza
e
viceversa
(
ha
detto
prima
mamma
!
ha
detto
prima
papà
!
)
.
[5]
Che
se
poi
,
molto
prima
che
spunti
il
primo
dentino
,
esce
un
cotal
suono
come
dentale
(
ta
…
ta
)
,
allora
anche
la
Tata
o
bambinaia
vorrà
vendicare
il
suo
primato
.
[6]
Ma
venendo
al
punto
,
il
purismo
sfatò
papà
siccome
francese
(
papà
da
papa
,
come
casinò
da
casino
)
e
pertanto
augurò
nerbate
a
chi
dicesse
papà
anzi
che
babbo
.
[7]
Ora
è
vero
che
Pinocchio
,
l’
archetipo
dei
bambini
italiani
,
dice
sempre
e
soltanto
babbo
o
babbino
;
ma
lasciando
che
la
stessa
Toscana
,
e
più
precisamente
una
parte
della
Lucchesia
,
conosce
papà
o
pappà
(
usati
anche
senza
l’
articolo
:
«
l’
ho
detto
a
pappà
»
)
:
una
volta
ammesso
,
com’
e
da
ammettere
,
che
codeste
voci
sono
onomatopeiche
,
cioè
spontanee
e
non
riflesse
,
come
può
cadervi
idea
di
puro
o
d’
impuro
,
di
nostrano
o
forestiero
?
[8]
Questo
fu
l’
abbaglio
degli
avversari
di
papà
,
disposti
a
strozzare
fin
nella
culla
,
che
niente
ne
sa
,
l’
idra
del
gallicismo
.
[9]
Bene
dunque
il
Pascoli
prima
e
poi
il
Panzini
seguitato
dai
moderni
grammatici
difendono
«
papà
»
come
voce
della
«
lingua
universale
»
,
per
se
stessa
mossa
,
quale
non
conosce
confini
,
e
che
del
resto
,
volendola
storicizzare
,
attraverso
il
francese
si
riconnette
col
greco
pàppas
,
voce
infantile
per
Padre
,
da
cui
si
è
fatto
il
nome
Papa
.
[10]
La
stessa
indulgenza
non
è
però
da
usare
con
mamma
evidente
calco
di
maman
,
di
cui
l’
italiano
,
che
per
giunta
ha
in
uggia
le
tronche
,
non
ha
bisogno
,
bastandogli
Mamma
.
e
nondimeno
mammà
e
lo
stesso
maman
usato
dal
Manzoni
nelle
Lettere
possono
avere
un
loro
colorito
stilistico
che
resiste
agli
scherni
.
[11]
Al
gusto
,
all’
ambiente
linguistico
del
genitore
è
dunque
rimessa
la
scelta
fra
le
due
educazioni
:
quella
a
dire
babbo
e
quella
a
dire
papà
;
termini
entrambi
dolci
,
ma
certo
il
primo
più
italiano
,
più
sodo
,
meno
morfologicamente
elementare
,
meno
lezioso
(
o
altrimenti
lezioso
,
almeno
a
nordiche
orecchie
)
del
secondo
;
il
quale
manca
al
Tommaseo-Bellini
.
[12]
Poiché
non
siamo
linguisticamente
uni
,
ciascuno
sente
il
comico
nella
parola
dell’
altro
e
il
serio
nella
propria
:
se
al
Nord
babbo
sa
di
fiorentinesco
e
i
comici
del
varietà
ne
fanno
lazzi
dimenando
le
gote
,
a
Firenze
papà
pute
di
buzzurro
.
[13]
Babbo
,
papà
,
mamma
come
anche
gli
alterati
figliuolo
e
figliuola
sono
,
in
certo
senso
,
nomi
infortunati
(
infortunati
dalla
tenerezza
)
,
sicché
,
quando
siano
preceduti
,
come
avviene
loro
spesso
,
da
un
possessivo
,
conservano
rigorosamente
l’
articolo
determinato
:
il
mio
babbo
,
la
mia
mamma
,
il
nostro
figliuolo
(
e
non
mio
babbo
,
mia
mamma
ecc
.
)
.
[14]
Gli
altri
nomi
di
parentela
preceduti
dal
possessivo
possono
invece
rigettare
l’
articolo
nel
numero
del
meno
:
mio
padre
,
mia
madre
,
mia
sorella
,
mia
cognata
,
mio
zio
ecc
.
,
ma
solo
a
patto
che
non
siano
alterati
né
seguiti
da
un
aggettivo
,
ché
in
tal
caso
hanno
anch’
essi
bisogno
dell’
articolo
(
il
mio
cuginetto
,
la
mia
nonnina
,
il
mio
padre
amoroso
)
.
[15]
E
diciamo
«
possono
»
,
perché
nessuna
regola
è
meno
perentoria
di
questa
.
[16]
Quegli
stessi
che
l’
hanno
posta
,
soggiungono
che
quando
sia
necessario
esprimere
con
più
forza
il
concetto
o
si
parli
in
senso
metaforico
,
allora
l’
articolo
è
omesso
,
di
che
fanno
fede
l’
esempio
di
Dante
(
«
La
mia
sorella
,
che
tra
bella
e
buona
Non
so
qual
fosse
più
»
)
e
quel
del
Tasso
(
«
La
vite
s’
avviticchia
al
suo
marito
»
)
.
[17]
Né
incorrono
in
biasimo
da
matita
turchina
quanti
dicono
:
il
mio
fratello
,
la
mia
sorella
,
il
mio
marito
.
[18]
A
guardar
bene
quella
regola
si
stringe
addosso
ai
soli
Padre
e
Madre
,
ma
non
così
che
non
ci
passino
in
mezzo
esempi
in
contrario
di
Dante
,
Boccaccio
e
Alfieri
(
«
Il
mio
padre
chiamavasi
Antonio
Alfieri
»
)
.
[19]
E
allora
?
[20]
Poiché
non
si
può
negare
a
nessuno
,
sebbene
parli
in
prosa
,
l’
animus
poetandi
,
si
può
concludere
che
l’
articolo
coi
nomi
di
parentela
preceduti
dal
possessivo
non
è
mai
,
in
nessun
caso
,
errore
grave
,
e
che
la
questione
del
mettercelo
o
no
sia
da
lasciare
all’
istinto
del
parlante
.
[21]
Ora
però
prevale
la
tendenza
contraria
,
che
è
di
elidere
davanti
ai
più
teneri
nomi
di
parentela
ora
l’
articolo
(
di
che
è
già
un
esempio
nel
Pascoli
:
«
Tuo
babbo
t’
aiuti
»
)
,
ora
il
possessivo
(
Da’
un
bacio
alla
mamma
,
intendendosi
la
mia
)
,
ora
l’
uno
e
l’
altro
insieme
,
lasciando
regnare
la
parola
nella
sua
forza
nuda
(
ecco
mamma
)
.
[22]
Ma
la
doppia
elisione
davanti
alla
parola
Mamma
è
da
fare
con
qualche
prudenza
e
preferibilmente
soltanto
in
famiglia
,
cioè
tra
persone
per
cui
la
mamma
è
inequivocabilmente
una
.
[23]
Con
gli
estranei
,
e
specialmente
con
fidanzati
e
corteggiatori
,
codeste
forme
assolute
sanno
d’
imposizione
.
[24]
Da
troppe
di
queste
«
mamme
»
così
accomunate
fra
diversi
per
affettuosa
brevità
di
dettato
,
mamme
antonomastiche
,
traluce
il
fato
che
della
Suocera
.
[25]
Leo
Pestelli
Text view
•
Paragraph view