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Smanie per l’uso americano

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 24 gennaio 1973
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-5


[1]
Confrontation, show-down, impeachment: per pigrizia mentale si arriva al tutto virgolettato, alla incomprensibilità
[2]
Dunque, a detta dei nostri colleghi giornalisti, non mancò più d’un pelo perché la guerra arabo-israeliana non degenerasse nella confrontation tra le due superpotenze atomiche.
[3]
Hélas!
[4]
Vorrebbe dirsi, se il francese fosse ancora lingua universale: hélas!
[5]
La nostra disinvoltura nell’innestare nel discorso italiano o che figura di esserlo, parole e locuzioni levate di peso da altre lingue e specialmente dall’anglo-americano, non ha più limiti e merita ormai il giusto nome di pecoraggine.
[6]
Non ci riteniamo più buoni a significare il pensiero con parole nostrane.
[7]
Al Sicario diciamo killer, facendogli l’onore di un’immeritata eufemia (ché tale è sempre la parola straniera, non bene capita dalla maggioranza dei parlanti), e al giovane Teppista, perché stia su con la vita, teddy boy.
[8]
Dobbiamo dire Spiegazione, chiarificazione, o più icasticamente «mettere le carte in tavola»?
[9]
Soccorre show-down: «dietro questo show-down pubblico c’è tutta una serie di motivazioni» (dai giornali).
[10]
Dobbiamo dire Riassunto, ristretto?
[11]
Si preferisce briefing (da brief), onde l’assurdo etimologico di «un luogo briefing di Kissinger ai giornalisti» (sempre dai giornali).
[12]
E lasciamo della trionfale antonomasia Watergate (per Scandaio) ormai prossima al linguaggio famigliare; in quale ha messo sulla voglia dell’impeachment, quale sinonimo di Incriminazione.
[13]
Sostengono i fautori dell’esotismo a tutta valvola che la parola straniera ha spesso il vantaggio di farsi subito capire in accezione speciale; che dove la nostra «austerità», il nostro «capo», il nostro «disegnatore» sono parole generali, abbraccianti troppe significazioni, austerity leader e designer richiamano immediatamente all’economia, alla politica, alla tecnica.
[14]
Ed ecco scoprirsi in vera ragione che induce all’abuso dell’esotismo: la pigrizia mentale.
[15]
Si vagheggia una lingua specifica, interamente contesta di motti (e chi non le capisce, suo danno), la quale ci sollevi dalla fatica di determinare.
[16]
Con questo criterio è naturale che l’italiano giornalmente si perda e dia luogo a una lingua ibrida, virtualmente virgolettata tutta, da intendere, così in aria, per discrezione; una lingua per lettori di giornali (e soltanto per quelli), dove non l’uomo piega le parole ai suoi bisogni, ma si adatta esso, supinamente, a parole bell’e fatte.
[17]
Vi sono articolisti che a sfida del secolo enciclopedistico e volgarizzatore, portate in cima l’idea di facilità, si spingono all’ultima Thule dell’intellegibile, e a far più chiaro, secondo loro, il discorso con un lampo di parola, vi mettono il termine lanslide (valanga), o il più esoterico brinkmanship: «il breve giro di danza sul brinkmanship tentato dopo la prima settimana di guerra arabo-israeliana»; che è un dire, così senza la carità d’una glossa, che in verità sente dell’arabo.
[18]
Il cinema stesso, che ieri si studiava di venire incontro all’ignoranza della folla (con l’eccezione di Intolerance e altri pochi titoli originali), oggi la provoca: non dice Duello, ma duel.
[19]
Il raro, lo strano e più in l’intruso, «fanno cassetta».
[20]
Che cosa sono queste bertucciate?
[21]
Che cosa direbbe Vittorio Alfieri se levasse il capo dal chiusino del sepolcro?
[22]
Piccoli e poveri magari in tutto, non lo siamo però nella lingua: ché il Guicciardini e Galileo, per tacere di molti altri che si presero la briga di esprimersi senza scimmiottare, l’uno nella storia politica e l’altro nella scienza, vennero italianissimamente a capo, senza un corsivo, senza virgolette mai, delle situazioni più aliene: per modo che la posterità ancora li intende e così farà sempre.
[23]
Ma volendo sognare d’una posterità tutta italiana, che cosa essa sia per farsi dello show-down, del briefing, del brinkmanship ecc., solo il cielo lo sa.
[24]
Talvolta siamo puniti, perché ci crediamo all’estero e non siamo in nessun luogo (come nel caso dello smoking che in Inghilterra non vuol dire quello che intendiamo noi), o siamo addirittura in casa nostra, rientrarvi per la comune della lingua latina, come nel caso della parola francese élite (giudicata per l’appunto necessarissima in quanto intraducibile), la quale non è altro che l’antico nome italiano Eletta, participio passato di quello stesso latino eligere, donde venne al francese élire e l’invidiato sostantivo élite.
[25]
Ci dev’essere un temperamento fra la boria linguistica che cacciò il purismo nelle note angustie e l’odierna sfiducia nei propri mezzi idiomatici, che pure hanno dato vita a una delle più gloriose letterature del mondo, maestra agli altri popoli.
[26]
Che non si sia puristi, non è ragione perché si debba parlare per imprestiti e rigatini, senza patria, come alienati.
[27]
Leo Pestelli

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