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Maarten Janssen, 2014-
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Galanterie che cambiano
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
20
agosto
1975
more header data
[1]
«
Solo
tre
parole
…
»
come
diceva
in
vecchia
canzonetta
Tre
parole
che
analizzate
a
dovere
fanno
affluire
tutto
in
un
a
volta
,
il
soggetto
idoneo
,
il
così
detto
e
ormai
favoloso
«
sentimento
della
lingua
»
.
[2]
Discorrere
,
che
quassù
da
noi
si
sente
poco
,
tra
i
sinonimi
di
Parlare
ha
un
suo
peculiare
valore
,
ben
rilevato
in
Toscana
dove
genera
una
quantità
di
modi
:
par
che
discorra
!
[3]
(
di
ritratto
somigliante
e
anche
d’
animale
sull’
orlo
dell’
affabile
)
,
i
morti
non
discorrono
(
canone
«
giallo
»
)
,
fa
per
discorrere
,
discorrono
bene
!
e
altri
ancora
.
[4]
Mentre
parlare
si
può
anche
dicendo
due
parole
e
da
sé
soli
(
porca
miseria
!
)
,
discorrere
è
eminentemente
sociale
:
presuppone
un
interlocutore
ed
un
parlare
di
più
cose
,
per
capi
,
scorrendo
sopra
di
esse
.
[5]
Nella
pratica
giornaliera
,
è
il
verbo
che
denota
l’
atto
più
frequente
,
ché
il
vero
conversare
,
nell’
accezione
moderna
,
è
di
pochi
,
e
di
pochissimi
il
ragionare
(
salvo
che
in
riva
d’
Arno
,
dove
per
beatissima
illusione
Ragionare
è
preso
assolutamente
per
Parlare
;
con
quell’
uomo
non
ci
si
ragiona
)
.
[6]
Resta
il
semplice
chiacchierare
:
e
questo
sì
,
nella
sua
spensierataggine
,
fa
seria
concorrenza
a
Discorrere
.
[7]
Ma
veniamo
al
punto
.
[8]
Domanda
un
lettore
se
sia
vero
che
in
alcuna
parte
d’
Italia
il
verbo
Discorrere
faccia
(
o
facesse
)
l’
ufficio
di
Amoreggiare
.
[9]
Via
quei
malaugurosi
congiuntivi
.
[10]
Quella
parte
è
la
parte
linguisticamente
migliore
,
dove
l’
idiotismo
regge
ancora
(
almeno
si
spera
)
all’
ondata
unitaria
.
[11]
Fra
i
molti
sinonimi
di
«
fare
all’
amore
»
,
questo
del
discorrere
è
il
più
eufemistico
gentile
e
istruttivo
in
una
volta
.
[12]
Né
il
Manzoni
se
lo
lasciò
scappare
nella
redazione
«
risciacquata
»
del
suo
romanzo
:
«
il
giovane
che
mi
discorreva
,
lo
prendevo
io
di
mia
volontà
»
(
così
Lucia
nel
Cap
.
IX
)
.
[13]
Il
Petrocchi
,
e
s’
intende
,
lo
registra
con
cura
speciale
:
una
volta
si
discorrevano
,
ma
poi
si
son
guastati
:
so
che
ci
discorreva
.
[14]
Con
maggiore
estensione
(
tanto
è
sacro
il
vincolo
della
parola
)
si
prendeva
anche
per
«
essere
fidanzati
»
.
[15]
Oggi
che
in
amore
i
fatti
spesso
precedono
le
parole
o
addirittura
ne
fan
di
meno
,
quest’
uso
figurato
di
Discorrere
tanto
più
colpisce
per
la
sua
spiritualità
.
[16]
Genitori
solleciti
delle
loro
figliuole
non
possono
più
riposare
sull’
antemurale
del
Discorrere
.
[17]
Non
importa
.
[18]
La
metafora
è
semanticamente
distrutta
,
ma
il
linguista
la
ricorda
e
l’
ammira
,
riconoscendovi
una
delle
tante
moralità
di
cui
è
generoso
lo
studio
della
lingua
appena
un
po’
approfondito
.
[19]
Che
la
fraseologia
galante
sia
radicalmente
mutata
,
comprova
anche
il
lieve
ridicolo
che
circonfonde
la
parola
Fidanzato
e
il
correlativo
sormontare
della
fortuna
di
Ragazzo
(
il
mio
ragazzo
,
la
mia
ragazza
)
.
[20]
Sebbene
la
considerazione
etimologica
non
sia
per
sé
norma
sicura
al
parlare
bene
o
chiaro
(
che
è
lo
stesso
)
,
tuttavia
Ragazzo
,
che
in
antico
si
prendeva
per
Servo
,
o
che
ci
venga
dal
greco
rhake
,
«
veste
lacera
»
o
dal
dialettale
ragar
«
tosare
»
(
il
che
spiegherebbe
il
passaggio
di
senso
da
Servo
a
Giovane
)
,
è
di
quelle
parole
che
con
espressione
di
moda
si
possono
qualificare
«
sporche
»
,
siccome
certe
Giunte
o
certi
tiri
o
passaggi
di
calciatori
,
cioè
a
dire
spurie
o
torbide
,
come
quella
che
in
effetto
esprime
più
volontà
di
dominio
che
non
affetto
.
[21]
E
torbidissima
ci
pare
si
faccia
quando
risuona
,
e
risuona
quasi
sempre
,
in
bocca
a
manager
e
allenatori
sportivi
,
ai
quali
,
anche
giovani
o
giovanissimi
,
i
giocatori
sogliono
configurarsi
paternamente
come
«
ragazzi
»
,
ora
coll’
affettuoso
possessivo
(
i
miei
ragazzi
)
,
sprigionandosi
,
donde
uno
meno
se
l’
aspetterebbe
,
un
sentore
di
harem
[22]
La
terza
parola
da
cui
si
può
trarre
proficua
lezione
,
è
l’
usualissima
Epoca
,
la
quale
,
rimanendo
immutata
,
può
sonare
sincera
o
falsa
secondo
che
la
diciamo
come
italiani
o
come
franceseggianti
.
[23]
Esempio
del
primo
caso
:
all’
epoca
del
diluvio
,
non
c’
ero
;
secondo
:
all’
epoca
che
non
portavo
i
baffi
.
[24]
E
anche
qui
l’
etimologia
illumina
.
[25]
La
Matrice
greca
epoché
,
da
epéchein
,
«
trattenere
»
,
val
quanto
«
sospensione
,
fermata
»
.
[26]
Dunque
Epoca
esclude
l’
idea
di
durata
ma
al
contrario
significa
un
punto
di
tempo
memorabile
,
a
cui
finisce
un
ordine
di
fatti
e
donde
uno
nuovo
ne
comincia
:
l’
epoca
dei
Guelfi
e
dei
Ghibellini
;
l’
epoca
della
bomba
atomica
.
[27]
Tanto
è
vero
che
epoca
è
un
punto
,
che
di
fatto
notevole
s
’
usa
dire
per
iperbole
fa
epoca
;
e
anche
si
dice
così
di
cosa
da
poco
,
ma
allora
per
celia
(
i
tacchi
a
spillo
fecero
epoca
)
.
[28]
Sconcio
gallicismo
,
dice
un
severissimo
,
e
invece
usarlo
per
Tempo
qualunque
o
anche
per
un
determinato
periodo
di
tempo
che
non
abbia
nulla
di
memorabile
:
l'
epoca
degli
esami
o
della
vendemmia
o
del
parto
o
delle
bagnature
ecc
.
;
e
peggio
che
mai
per
Occasione
:
all'
epoca
del
mio
matrimonio
avrai
i
confetti
.
[29]
Metti
tempo
,
incalza
quel
tale
,
e
avrai
detto
Italianamente
.
[30]
Nell'
uso
d'
oggi
epoca
ed
époque
si
sono
allegramente
confuse
in
una
parola
sola
dalle
sterminate
applicazioni
,
tanto
che
la
nostra
si
potrebbe
dire
«
l'
epoca
delle
epoche
»
.
[31]
Forse
non
c'
è
un
altro
francesismo
più
esaltato
di
questo
;
esaltato
(
o
crocifisso
,
secondo
i
pareri
)
più
in
alto
,
siccome
testata
,
con
pura
significazione
astratta
di
tempo
in
assoluto
.
[32]
Leo
Pestelli
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