Sentence view

Fuggiamo insieme, io e te

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 19 agosto 1973
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column3-6


[1]
Un lettore vorrebbe che riaprissimo il fuoco contro il nesso copulativo «io e te», che tanto infuria specie nei testi delle canzonette e in posizione-rima.
[2]
Che dire che non si sia già detto?
[3]
Fuori d’alcuni casi bene specificati da ogni grammatica (dopo Essere con valore di predicato, dopo Come e Quanto, nelle esclamazioni, e qualche altro), l’uso della forma oggettiva Te nel caso retto è un errore dei più gravi e bacchettabili.
[4]
Non importa che i Toscani appena appena un po’ sbottonati, ne facciano sciupo; fa’ te; l’hai fatto te?; dimmelo te; lo dici te!; o te, che fai? ecc.; quel beato idioma ha pure qualche scoria.
[5]
All’uso nostro, che non presumerebbe mai di toscaneggiare, non è parso vero di adottare quella negligenza, tanto che il Te soggetto impera a tutti i livelli, e «io e te, vieni anche te» e sim.
[6]
Paiono esse le forme regolari e irregolari le altre, ed è assai se ancora si dice «darsi del tu» e non «del te».
[7]
La buona creanza
[8]
Da notare che «io e te» non contravviene soltanto alla grammatica, ma anche alle regole della creanza, la quale prescrive che nell’enumerazione di più soggetti il pronome personale puro Io tenga per modestia l’ultimo luogo.
[9]
Il marito veramente persuaso dalla sua parte, tetragono dalle ironie sul latinismo Signora (domina), dirà sempre e soltanto «la mia signora ed io»; e quando la signora sia di quelle zoofile che non scherzano: «la mia signora, il cane ed io».
[10]
Chi sa che una volta sentita l’inconvenienza della collocazione «io e te» e volendola invertire, posto che «te ed io» non si dice bene, il Tu soggetto non venisse reintegrato, quasi per forza, dei suoi diritti: tu ed io.
[11]
Un errore meno evidente ma più insidioso si commette da moltissimi nell’uso dei pronomi dimostrativi indeterminati Uno e Altro, sostantivi in l’uno e l’altro.
[12]
Quando essi siano presi in senso collettivo (l’uno e l’altro) e si riferiscano a cose o persone di genere diverso, è giusto, è lodevole, fletterli secondo il genere stesso; Rosaria e Antonio sono partiti lo stesso giorno: l’una per Catania e l’altro per Padova.
[13]
Pure il Boccaccio molte volte scrive indifferentemente «l’uno e l’altro» anche dove ci sia una donna.
[14]
Perché tanta licenza?
[15]
Perché, osserva un grande chiosatore, «le due persone sono prese semplicemente come individui e si prescinde dalle loro qualità particolari, per porre unicamente in rilievo la relazione che hanno fra loro e che subito si annuncia».
[16]
Tesoreggiamo quest’osservazione che ci serve a meglio comprendere perché, quando i nostri pronomi siano presi in senso reciproco (l’uno, l’altro; gli uni, gli altri: senza preposizione dopo verbi transitivi, con le preposizioni dopo intransitivi e riflessivi), non solo si possa, ma si debba non fletterli, e insomma si abbia a dire, pur parlando di uomo e donna, «l’uno ama l’altro, l’uno s’innamorò dell’altro» e così via senza riguardo al genere.
[17]
Il fare altrimenti, che parrebbe logico, è invece una grave slogicatura; e chi voglia veramente sentire come batte il polso grammaticale di uno scrittore, lo aspetti a questo varco, che in verità perdona a pochissimi.
[18]
L’amore e ogni altro sentimento ricambiato formano un viluppo, un vortice, in cui sarebbe indiscreto voler distinguere e assegnare le parti.
[19]
Chi non sente così il rapporto di reciprocanza, ma lo guasta introducendovi la distinzione di genere; chi dice che «l’uno (Tizio) si stancò presto dell’altra (Caia)», esprime solo a mezzo il suo pensiero: dice che Tizio si stancò di Caia, ma lascia grammaticalmente nell’ombra anche Caia, pari e patta, si stancò di Tizio.
[20]
Insieme o assieme
[21]
Insieme o Assieme?
[22]
Non si dice che Assieme sia sbagliato, trovandosi spesso anche in bocca ai ben parlanti; ma anche Insieme, più aderente all’originario insemel, corruzione del classico insimul, è meglio.
[23]
L’indulgenza che il purismo ebbe per assieme, non l’avrebbe avuta, se, squarciando il velo del futuro, avesse potuto prevedere il derivato assiemare per Mettere insieme, inchiudere, annettere («dentro questa lettera troverete assiemati i documenti richiesti»), e, di male in peggio, il sostantivo assiemaggio d’uso industriale, il quale, come l’abisso invoca l’abisso, ha generato per antitesi il rottamaggio!
[24]
Del rimanente, le due forme stanno in lecita concorrenza; con questo però: che la seconda, più facilmente che non la prima, trae a dire per assonanza assieme a, sul quale costrutto (come anche su insieme a) cade assoluta la riprovazione, essendo che la relazione di compagnia è indicata in italiano dalla particella Con e non da A, che denota invece appartenenza o direzione.
[25]
Quel marito soltanto fa bene che dice di passeggiare insieme con la moglie (o non vietatamente, colla), dipingendo con ciò il chiuso, la stretta (cum) della situazione.
[26]
Chi siasi fatto l’orecchio al costrutto regolare insieme con, può talvolta ridersi di quel prefisso a singhiozzo co- (con la poco italiana stanghetta o senza) che tanto ne affligge, e uscire dal garbuglio «co-fondatore insieme al», col dire semplicemente «fondatore insieme con» o più semplicemente ancora «fondatore con».
[27]
Assieme usato avverbialmente (cenare assieme, andare assieme) non soffre censure, avendo antichi esempi illustri.
[28]
Ma è da badare che il verbo con cui si combina non repugni, come sarebbe Litigare, giacché litigare assieme o insieme richiama più facilmente lidea di due o più persone che fanno causa comune contro una o più, che non quella di due persone che litigano tra loro o l’una contro l’altra.
[29]
L’italiano antico ebbe Insieme anche nel senso di Ugualmente, allo stesso modo: onde il modo «vestire insieme» per Vestire alla stessa foggia, siccome ancora oggi fanno talvolta i gemelli e più spesso le gemelle.
[30]
V’è poi un Insieme sostantivo, che presso i rigorosi ha il torto di rifare il francese ensemble: Olga sbaglia un occhio, ma nell’insieme e carina; la compagnia recitò con un perfetto insieme.
[31]
Nel primo caso è tollerabile, nel secondo no; ma in ambedue potremo bene sostituirlo, rispettivamente con Complesso, Accordo e simili voci italiane.
[32]
Ma poi?
[33]
Come diremo quei due o più capi di vestiario fatti apposta per essere indossati insieme, altrimenti che «un insieme da pomeriggio, un insieme grigio, un insieme sportivo»?
[34]
I francesismi di sartoria sono permalosissimi; guai a toccarli.
[35]
Leo Pestelli

Text viewParagraph view