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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La vertigine dei sinonimi
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
18
maggio
1973
more header data
[1]
Cadono
le
stelle
in
cielo
,
casca
un
oggetto
a
terra
;
si
colgono
(
e
non
raccolgono
)
ciliegie
[2]
Il
collega
Satta
ha
notato
osservi
una
famiglia
di
verbi
«
trascurati
»
,
ai
quali
l’
Uso
colto
ne
preferisce
altri
di
senso
affine
,
ma
più
rispondenti
,
in
genere
,
all’
idea
di
signorilità
.
[3]
Se
ne
fa
insomma
una
questione
di
tono
;
e
così
,
per
citare
un
esempio
che
è
sugli
occhi
di
tutti
,
la
Televisione
,
dopoché
fu
fatta
capace
che
i
pulsanti
dei
suoi
giochi
non
si
schiacciano
(
Schiacciare
importa
una
tal
quale
deformazione
dell’
oggetto
schiacciato
)
,
ma
si
premono
,
di
buon
grado
accolse
Premere
,
ma
quello
soltanto
:
di
Pigiare
,
che
significando
pressione
più
lunga
(
quale
appunto
fanno
gli
affannati
concorrenti
)
sarebbe
il
proprio
,
non
avrebbe
mai
voluto
sapere
,
giudicandola
voce
bassa
,
strana
ai
più
fuorché
nell’
avverbiale
pigia
pigia
e
,
quel
ch’
è
peggio
di
tutto
,
di
netto
sapore
toscano
.
[4]
Ugualmente
disfavoriti
(
continua
il
linguista
)
,
nel
linguaggio
letterario-protocollare
che
ci
rimpastiamo
,
sono
Cascare
rispetto
a
Cadere
,
Scappare
rispetto
a
Fuggire
,
Arrivare
rispetto
a
Giungere
,
Buttare
rispetto
a
Gettare
,
Rammentare
rispetto
a
Ricordare
;
e
la
discriminazione
tra
il
fine
e
il
men
fine
procede
con
tanto
metodo
che
persino
nell’
accezione
erotica
,
sotto
il
diluviare
delle
parolacce
,
Prendere
prevale
su
Pigliare
e
anzi
lo
discaccia
,
in
tanto
che
lo
stesso
bruto
non
piglia
mai
(
ohibò
)
una
donna
,
ma
sempre
la
prende
.
[5]
Tutto
ciò
è
sconfortante
:
perché
che
cosa
ha
a
vedere
,
nella
scelta
d’
una
parola
,
il
suo
tono
così
in
assoluto
?
[6]
Che
cosa
vuol
dire
ch’
essa
sia
signorile
,
di
buon
gusto
,
intesa
dal
maggior
numero
,
o
per
converso
brusca
,
plebea
,
regionale
,
quando
il
porro
unum
è
che
sia
propria
,
che
risponda
,
per
una
sorta
di
fatalità
,
alla
situazione
specifica
in
cui
deve
essere
pronunziata
?
quando
lo
studio
dei
sinonimi
è
quella
gran
cosa
che
è
,
appunto
perché
dissolve
l’
illusione
che
si
diano
parole
uguali
e
intercambiabili
?
[7]
Cade
mobile
che
scenda
dall’
alto
,
cadono
o
sembrano
cadere
le
stelle
in
cielo
;
ma
oggetto
che
cadendo
urti
in
altro
e
faccia
rumore
,
casca
.
[8]
Anche
nel
figurato
,
il
cascar
delle
braccia
,
come
più
materiale
,
denota
più
scoraggiamento
del
semplice
cadere
.
[9]
Dante
in
soli
due
versi
scolpisce
la
differenza
:
«
Allor
gli
fu
l’
orgoglio
sì
caduto
,
Che
si
lasciò
cascar
l’
uncino
a’
piedi
»
.
[10]
Da
Raccogliere
si
dipartono
tre
sinonimie
.
[11]
La
prima
è
rispetto
a
Cogliere
.
[12]
Il
dotto
antiquario
Lanzi
,
a
una
contadinella
toscana
che
andava
cogliendo
ciliegie
,
non
si
peritò
di
domandare
:
«
Per
chi
le
raccogliete
voi
?
»
;
e
s’
ebbe
la
sua
:
«
Io
non
raccolgo
,
colgo
»
.
[13]
Infatti
si
raccoglie
da
terra
,
ma
dagli
alberi
si
coglie
.
[14]
La
seconda
è
rispetto
ad
Accogliere
.
[15]
Si
raccolgono
in
casa
propria
,
ad
ospizio
,
vagabondi
,
indigenti
,
donnette
di
passo
;
vi
si
accolgono
anche
i
ricchi
,
i
grandi
della
terra
.
[16]
La
terza
è
rispetto
a
Raccattare
,
che
è
una
maniera
di
raccogliere
cercando
con
cura
cosa
caduta
o
smarrita
.
[17]
Un
foglio
si
raccoglie
;
più
monete
sparpagliate
si
raccattano
;
nel
traslato
,
il
ciarlone
raccatta
di
quelle
notizie
che
altri
non
degnerebbe
di
raccogliere
.
[18]
E
poiché
s’
è
detto
che
l’
abate
Lanzi
si
ebbe
quella
tal
risposta
,
ora
aggiungeremo
che
ci
restò
male
.
[19]
Restare
denotando
tempo
men
luogo
che
Rimanere
,
non
sostiene
l’
ellissi
come
invece
fa
l’
altro
(
io
rimango
!
son
rimasto
!
)
,
ma
gli
ci
vuole
un
compimento
:
restar
male
,
restar
lì
,
restare
stupefatto
e
sim
.
[20]
Anche
quand’
è
accompagnato
,
come
«
rimanere
sul
colpo
,
rimanere
stecchito
»
.
ognun
vede
che
Rimanere
è
più
definitivo
che
Restare
,
sì
che
quando
si
vuol
fare
un
complimento
alla
salma
d’
un
defunto
per
ingraziarsene
gli
eredi
,
si
dovrà
dire
:
com’
è
rimasto
bene
!
[21]
(
non
restato
)
.
[22]
Ci
scrisse
tempo
fa
una
lettrice
che
una
sua
amica
(
che
forse
era
lei
medesima
,
questi
sdoppiamenti
si
fanno
anche
fuor
di
letteratura
)
,
essendo
stata
lasciata
o
abbandonata
dal
suo
amico
dopo
tanti
anni
,
avrebbe
forse
tratto
conforto
dal
conoscere
,
se
c’
era
,
la
differenza
tra
quei
due
verbi
.
[23]
Rispondemmo
che
c’
era
sì
.
[24]
Ma
ecco
il
testo
«
Se
l’
amico
della
sua
amica
nell’
andarsene
,
le
lasciò
lettera
,
dono
o
altro
segno
di
riguardo
,
se
poi
addirittura
l’
avesse
economicamente
rimpannucciata
(
come
taluni
fanno
)
,
allora
l’
idea
di
abbandono
non
cadrebbe
,
e
lasciata
è
la
parola
propria
.
La
frase
antica
lasciare
in
abbandono
(
Boccaccio
,
Caro
e
altri
)
ci
guida
a
capire
che
Abbandonare
è
più
determinato
e
perciò
più
forte
di
Lasciare
.
Un
padre
lascia
i
figliuoli
poveri
;
può
non
averne
colpa
.
L’
ha
invece
,
e
molta
,
il
marito
che
abbandona
la
moglie
per
seguire
la
femmina
altrui
,
o
anche
soltanto
perché
ne
è
stufo
e
vuole
troncarla
con
lei
.
Tocca
all’
interessata
,
preso
lume
dalle
circostanze
,
di
stabilire
se
sia
stata
lasciata
o
abbandonata
,
e
quindi
regolarsi
in
conformità
,
sperando
o
disperando
.
[25]
«
Ma
anche
le
donne
non
canzonano
;
e
il
Tommaseo
,
che
sentiva
altrettanto
avanti
nella
psiche
femminile
quando
nella
scienza
dei
sinonimi
,
distingue
le
donne
incostanti
che
lasciano
gli
uomini
per
timore
d’
essere
abbandonate
,
e
le
men
buone
o
infedeli
che
abbandonano
per
timore
d’
essere
lasciate
:
distinzione
di
vertiginosa
finezza
,
sotto
cui
vaneggiano
abissi
di
romanzo
.
Giri
queste
osservazioni
alla
Sua
amica
,
rammentandole
che
lo
studio
delle
proprietà
di
lingua
,
perciò
che
aiuta
a
vedere
le
cose
in
faccia
,
è
terapia
efficace
nel
dolore
.
Voglia
gradire
eccetera
eccetera
»
.
[26]
Leo
Pestelli
Text view
•
Paragraph view