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“Mi ho tagliato un dito”

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 17 ottobre 1974


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Un lettore cagliaritano ci chiede di sciogliergli questo dubbio: se sia più corretto dire mi sono tagliato un dito, mi sono comperato un’automobile, oppure mi ho tagliato un dito, mi ho comperato un’automobile.
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Egli ancora c’informa che a Cagliari e in tutto il meridione della Sardegna si usa la prima forma; a Sassari e nel centro-nord dell’isola, la seconda.
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Mi ho tagliato un dito!
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Sembra una scritta murale del Paese dei Balocchi nel Pinocchio del Collodi; uno sproposito madornale.
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E invece asinesco è soltanto il nostro stupore.
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Il quesito proposto dal lettore è lecito, anzi radicato in un fine sentimento della lingua.
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In grammatica non ci sono soltanto le cose sostanziali, ma anche le apparenti; e in questa zona di sogno bisogna avventurarsi con molta cautela.
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Già si toccò una volta delloggetto apparente.
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Anche la famiglia dei verbi riflessivi comprende in , frammischiati ai riflessivi veri e propri (lodarsi), gli apparenti: e sono quelli in cui la particella pronominale mi ti ci ecc. sta a indicare soltanto il completamento di interesse con un verbo transitivo accompagnato dal proprio oggetto; talché essa particella equivale alle forme a me, a te a noi ecc.. Esempio tipico: mi lavo le mani; dove l’azione del lavare non si riflette sull’oggetto io (come sarebbe in mi lavo, lavo me), ma passa alle mani, e il mi denota semplicemente l’interesse che il soggetto prende all’azione: ché tanto è dire mi lavo le mani quanto io lavo le mani a me.
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Orbene, sul fondamento che i riflessivi prendono regolarmente l’ausiliare Essere, così fanno per simpatia anche questi pseudoriflessivi (mi sono lavato le mani); salvo che, per eccezione, e ciò specialmente nel verso e nella prosa sostenuta, si possono costruire anche con Avere: mi ho lavato le mani.
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Ecco così la presunta ignoranza dei Sassaresi o Turritani convertirsi in nobiltà di lingua; loro dicono: mi ho comperato un’automobile; e Dante: Ancisa t’hai per non perder Lavina; Fra Giordano: Si aveva recati addosso tutti i peccati delle genti; Boccaccio: S’aveva messe alcune pietruzze in bocca.
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Vi sono poi alcuni verbi che hanno doppia forma e doppia costruzione: attiva l’una; intransitiva e riflessiva l’altra.
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Sono Ricordare Scordare Rammentare Lamentare una cosa ecc., convertibili in Ricordarsi Scordarsi Rammentarsi Lamentarsi di una cosa.
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E ben fondata nell’uso, se pur riprovata dai puristi, è la forma Sbagliarsi (mi sono sbagliato) accanto a Sbagliare (ho sbagliato).
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Anche in questi verbi attivi così piegati al riflessivo, l’uso di Avere anziché Essere, nei tempi composti, è tanto lungi dall’essere uno sproposito di lingua che Leopardi, il quale sottilizzò l’argomento nelle pagine dello Zibaldone, lo riteneva il solo corretto.
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Come classicista che era, anteponeva il piuccheperfetto illustre io mi avevo immaginato all’usuale io mi ero immaginato, in quanto il si di Immaginarsi Dimenticarsi e sim.
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non è accusativo e però non indica passione transizione dell’azione nel soggetto stesso che la fa, ma è dativo e assolutamente ridondante per grazia di lingua.
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Del resto non meraviglia che anche gl’intendenti sbaglino scrivendo io me lo ero immaginato, dal momento che anche scrivono io m’ero fabbricata una casa: quasi che Fabbricarsi non fosse qui altrettanto attivo quanto sarebbe Fabbricare senza la pronominale, e quasi che, mutata persona, tutti quanti non dicessimo io gli avevo fabbricata un casa, non dicendosi da nessuno, nemmeno dai più idioti, io gli ero fabbricata una casa.
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Gli argomenti leopardiani non ci devono indurre a riprendere le costruzioni arcaiche coll’ausiliare Avere, ma semplicemente a non vilipenderlo e anzi a ritenerle come segrete gioie.
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La lettera del lettore ci ha fatto ridare nello scoglio degli ausiliari, che veramente è dei più ardui della nostra lingua, essendovi a volte necessario saper distinguere il reale dall’apparente.
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Leo Pestelli

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