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Maarten Janssen, 2014-
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“Mi ho tagliato un dito”
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
17
ottobre
1974
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[1]
Un
lettore
cagliaritano
ci
chiede
di
sciogliergli
questo
dubbio
:
se
sia
più
corretto
dire
“
mi
sono
tagliato
un
dito
”
,
“
mi
sono
comperato
un’
automobile
”
,
oppure
“
mi
ho
tagliato
un
dito
”
,
“
mi
ho
comperato
un’
automobile
”
.
[2]
Egli
ancora
c’
informa
che
a
Cagliari
e
in
tutto
il
meridione
della
Sardegna
si
usa
la
prima
forma
;
a
Sassari
e
nel
centro-nord
dell’
isola
,
la
seconda
.
[3]
Mi
ho
tagliato
un
dito
!
[4]
Sembra
una
scritta
murale
del
Paese
dei
Balocchi
nel
Pinocchio
del
Collodi
;
uno
sproposito
madornale
.
[5]
E
invece
asinesco
è
soltanto
il
nostro
stupore
.
[6]
Il
quesito
proposto
dal
lettore
è
lecito
,
anzi
radicato
in
un
fine
sentimento
della
lingua
.
[7]
In
grammatica
non
ci
sono
soltanto
le
cose
sostanziali
,
ma
anche
le
“
apparenti
”
;
e
in
questa
zona
di
sogno
bisogna
avventurarsi
con
molta
cautela
.
[8]
Già
si
toccò
una
volta
dell
’
”
oggetto
apparente
”
.
[9]
Anche
la
famiglia
dei
verbi
riflessivi
comprende
in
sé
,
frammischiati
ai
riflessivi
veri
e
propri
(
lodarsi
)
,
gli
“
apparenti
”
:
e
sono
quelli
in
cui
la
particella
pronominale
mi
ti
ci
ecc
.
sta
a
indicare
soltanto
il
“
completamento
di
interesse
“
con
un
verbo
transitivo
accompagnato
dal
proprio
oggetto
;
talché
essa
particella
equivale
alle
forme
“
a
me
,
a
te
a
noi
ecc
.
”
.
Esempio
tipico
:
“
mi
lavo
le
mani
”
;
dove
l’
azione
del
lavare
non
si
riflette
sull’
oggetto
io
(
come
sarebbe
in
mi
lavo
,
lavo
me
)
,
ma
passa
alle
mani
,
e
il
mi
denota
semplicemente
l’
interesse
che
il
soggetto
prende
all’
azione
:
ché
tanto
è
dire
“
mi
lavo
le
mani
”
quanto
“
io
lavo
le
mani
a
me
”
.
[10]
Orbene
,
sul
fondamento
che
i
riflessivi
prendono
regolarmente
l’
ausiliare
Essere
,
così
fanno
per
simpatia
anche
questi
pseudoriflessivi
(
mi
sono
lavato
le
mani
)
;
salvo
che
,
per
eccezione
,
e
ciò
specialmente
nel
verso
e
nella
prosa
sostenuta
,
si
possono
costruire
anche
con
Avere
:
mi
ho
lavato
le
mani
.
[11]
Ecco
così
la
presunta
ignoranza
dei
Sassaresi
o
Turritani
convertirsi
in
nobiltà
di
lingua
;
loro
dicono
:
“
mi
ho
comperato
un’
automobile
”
;
e
Dante
:
“
Ancisa
t’
hai
per
non
perder
Lavina
”
;
Fra
Giordano
:
“
Si
aveva
recati
addosso
tutti
i
peccati
delle
genti
”
;
Boccaccio
:
“
S’
aveva
messe
alcune
pietruzze
in
bocca
”
.
[12]
Vi
sono
poi
alcuni
verbi
che
hanno
doppia
forma
e
doppia
costruzione
:
attiva
l’
una
;
intransitiva
e
riflessiva
l’
altra
.
[13]
Sono
Ricordare
Scordare
Rammentare
Lamentare
una
cosa
ecc
.
,
convertibili
in
Ricordarsi
Scordarsi
Rammentarsi
Lamentarsi
di
una
cosa
.
[14]
E
ben
fondata
nell’
uso
,
se
pur
riprovata
dai
puristi
,
è
la
forma
Sbagliarsi
(
mi
sono
sbagliato
)
accanto
a
Sbagliare
(
ho
sbagliato
)
.
[15]
Anche
in
questi
verbi
attivi
così
piegati
al
riflessivo
,
l’
uso
di
Avere
anziché
Essere
,
nei
tempi
composti
,
è
tanto
lungi
dall’
essere
uno
sproposito
di
lingua
che
Leopardi
,
il
quale
sottilizzò
l’
argomento
nelle
pagine
dello
Zibaldone
,
lo
riteneva
il
solo
corretto
.
[16]
Come
classicista
che
era
,
anteponeva
il
piuccheperfetto
illustre
io
mi
avevo
immaginato
all’
usuale
io
mi
ero
immaginato
,
in
quanto
il
si
di
Immaginarsi
Dimenticarsi
e
sim
.
[17]
“
non
è
accusativo
e
però
non
indica
passione
né
transizione
dell’
azione
nel
soggetto
stesso
che
la
fa
,
ma
è
dativo
e
assolutamente
ridondante
per
grazia
di
lingua
”
.
[18]
Del
resto
non
meraviglia
che
anche
gl’
intendenti
sbaglino
scrivendo
io
me
lo
ero
immaginato
,
dal
momento
che
anche
scrivono
io
m’
ero
fabbricata
una
casa
:
quasi
che
Fabbricarsi
non
fosse
qui
altrettanto
attivo
quanto
sarebbe
Fabbricare
senza
la
pronominale
,
e
quasi
che
,
mutata
persona
,
tutti
quanti
non
dicessimo
io
gli
avevo
fabbricata
un
casa
,
non
dicendosi
da
nessuno
,
nemmeno
dai
più
idioti
,
io
gli
ero
fabbricata
una
casa
.
[19]
Gli
argomenti
leopardiani
non
ci
devono
indurre
a
riprendere
le
costruzioni
arcaiche
coll’
ausiliare
Avere
,
ma
semplicemente
a
non
vilipenderlo
e
anzi
a
ritenerle
come
segrete
gioie
.
[20]
La
lettera
del
lettore
ci
ha
fatto
ridare
nello
scoglio
degli
ausiliari
,
che
veramente
è
dei
più
ardui
della
nostra
lingua
,
essendovi
a
volte
necessario
saper
distinguere
il
reale
dall’
apparente
.
[21]
Leo
Pestelli
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