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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La fortuna di Cotesto
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
17
ottobre
1973
more header data
[1]
È
gran
tempo
che
osserviamo
in
silenzio
la
fortuna
del
pronome
dimostrativo
locale
di
seconda
persona
Cotesto
(
o
in
forma
raddolcita
Codesto
Codesta
)
;
e
purtroppo
dobbiamo
dire
che
,
salvo
che
in
Toscana
dove
Cotesto
ancora
resiste
e
anzi
sgalletta
(
il
che
non
gli
giova
,
derivandone
taccia
di
fiorentinismo
)
,
essa
va
declinando
sempre
più
.
[2]
Quando
si
ode
dire
,
invariabilmente
;
càmbiati
quella
camicia
,
lèvati
quell’
anello
;
e
da
un
capo
all’
altro
della
tavola
:
dammi
quel
sale
;
quasi
che
camicia
anello
e
sale
siano
sospesi
agli
alberi
,
lontano
dalla
persona
a
cui
si
parla
;
che
cosa
ci
vuole
a
concludere
che
Codesto
Codesta
siano
per
uscire
,
se
non
sono
già
usciti
,
dal
sentimento
linguistico
comune
?
[3]
Eppure
i
grammatici
,
avendo
riguardo
all’
uso
dei
buoni
secoli
,
avevano
distinto
bene
,
secondo
le
tre
persone
,
così
:
Questo
,
per
indicare
cosa
prossima
a
chi
parla
(
questo
piede
mi
duole
)
;
Cotesto
per
indicare
cosa
prossima
a
chi
ascolta
(
lascia
cotesto
pensiero
)
;
Quello
,
per
indicare
cosa
terza
e
non
prossima
ai
parlanti
(
quella
donna
mi
piace
)
.
[4]
Le
radici
latine
[5]
Si
avevano
in
tal
modo
dimostrativi
locali
di
prima
,
di
seconda
e
di
terza
persona
;
corrispondenti
ai
latini
hic
haec
hoc
,
iste
ista
istud
,
ille
illa
illud
:
onde
proprissimamente
,
ai
buoni
tempi
,
si
sarebbe
detto
:
càmbiati
cotesta
camicia
,
lèvati
cotesto
anello
,
e
ove
la
saliera
fosse
stata
dalle
parti
di
chi
ascoltava
,
dammi
codesto
sale
.
[6]
Perché
dunque
,
rimanendo
in
arcioni
Questo
e
Quello
,
soltanto
Cotesto
,
altrettanto
necessario
quanto
gli
altri
,
va
in
disuso
,
dando
luogo
a
un
manifesto
caso
di
libertinaggio
grammaticale
:
quello
e
cotesto
per
me
pari
sono
?
[7]
La
disgrazia
di
questo
pronome
è
forse
uscita
dall’
erosione
stilistica
che
cominciarono
a
farne
i
classici
in
favore
degli
altri
due
,
sempre
però
a
ragion
veduta
e
con
arte
finissima
.
[8]
Quando
Dante
fa
dire
a
Catone
«
Qual
negligenza
,
quale
stare
è
questo
?
»
(
che
non
è
già
suo
,
ma
delle
anime
purganti
)
,
quel
portentoso
fondatore
della
nostra
lingua
antivedeva
anzi
istituiva
l’
eccezione
posta
dal
Fornaciari
«
Quando
la
cosa
che
si
trova
presso
la
seconda
persona
si
vuol
risguardare
in
se
stessa
senza
porre
in
rilievo
la
persona
medesima
,
può
qualificarsi
anche
coi
pronomi
dimostrativi
di
prima
e
di
terza
persona
.
Puzzerebbe
anzi
d
’
affettazione
(
ed
ecco
il
principio
della
fine
per
il
povero
Cotesto
)
l’
usare
sempre
il
cotesto
tutte
le
volte
che
una
cosa
è
vicina
alla
seconda
persona
»
.
[9]
In
Boccaccio
infatti
,
supremo
maestro
di
questa
materia
,
ha
:
«
Calandrino
che
viso
e
quello
?
è
par
che
tu
sia
morto
»
,
dove
Nello
che
parla
,
mostrando
meraviglia
della
pallidezza
di
C
.
,
considera
il
viso
come
separato
dalla
persona
.
[10]
E
così
nella
novella
dello
scolare
(
poiché
lo
stesso
discorso
vale
per
gli
avverbi
locali
Qui
Costi
Là
)
,
il
lavoratore
che
sente
piangere
in
cima
alla
torre
,
e
non
sa
da
chi
,
dice
bene
,
in
caso
obliquo
,
«
chi
piange
lassù
?
»
;
ma
poi
,
messa
in
fuoco
la
sua
padrona
,
e
«
zumando
»
su
lei
,
dice
altrettanto
bene
,
anzi
nella
sola
maniera
buona
:
«
chi
vi
portò
costassù
»
.
[11]
Ma
in
troppi
altri
casi
il
regolare
Cotesto
non
dovrebbe
cedere
le
sue
ragioni
,
anche
perché
torna
utile
a
impedire
l’
equivoco
.
[12]
«
Dammi
quella
penna
»
non
fa
capire
se
devo
dare
la
penna
che
ho
in
mano
o
quella
ch’
è
sulla
tavola
;
«
dammi
quella
lettera
»
non
dipinge
il
geloso
così
addosso
alla
sua
vittima
.
[13]
Specialmente
fra
coniugi
,
usi
a
questionare
per
inezie
,
la
distinzione
Questo
Codesto
Quello
fa
trovare
in
una
moltitudine
di
oggetti
sparsi
l’
oggetto
giusto
,
sì
che
appuntamenti
e
treni
non
si
perdono
.
[14]
Viceversa
anche
nell’
uso
famigliare
è
consentita
la
licenza
stilistica
«
non
fare
quella
faccina
»
,
sia
perché
equivoco
di
appartenenza
qui
non
può
cadere
,
sia
perché
quella
,
come
s’
è
visto
,
assorbe
l’
individuo
nella
faccia
,
facendola
campeggiare
.
[15]
Solo
a
sproposito
[16]
Curioso
poi
che
mentre
si
tralascia
questo
pronome
nei
casi
necessari
,
tacciandolo
di
affettazione
toscana
,
il
poco
uso
che
ancora
se
ne
fa
sia
per
lo
più
superfluo
,
leziosetto
e
talvolta
spropositato
;
intendiamo
il
«
cotesto
»
,
caro
agli
oratori
e
al
«
paglietta
»
,
usato
per
indicare
cosa
o
concetto
significato
poco
prima
o
poco
appresso
(
«
cotesto
è
da
vedere
»
)
,
il
quale
nove
volte
su
dieci
può
essere
benissimo
surrogato
con
Questo
,
perdendosene
appena
quel
tanto
di
cattedratico
che
peraltro
spiega
la
sua
fortuna
.
[17]
Pure
,
anche
in
quest’
ufficio
di
ripresa
,
Cotesto
serba
caratteristiche
sue
proprie
,
segna
una
sfumatura
di
distacco
tra
la
cosa
,
pur
vicina
al
nostro
pensiero
,
e
noi
che
la
guardiamo
più
di
lontano
.
[18]
«
Questo
mangiare
è
una
schifezza
.
In
cotesto
modo
non
si
va
più
avanti
»
Nel
«
cotesto
»
spunta
la
responsabilità
della
cuoca
.
[19]
E
fa
parte
del
galateo
dello
scrittore
,
segnatamente
toscano
,
il
dire
Cotesto
,
invece
che
Questo
o
Quello
,
quando
la
cosa
di
cui
si
parla
è
in
certo
modo
accostata
a
chi
legge
e
fatta
sua
:
«
in
cotesta
casa
viveva
…
»
;
«
costì
diceva
bene
Aristotele
»
:
un
«
cotesta
»
e
un
«
costì
»
che
segnano
la
sovranità
locale
del
lettore
.
[20]
V’
è
dunque
un
Cotesto
letterario
che
non
ha
regole
precise
,
e
un
Cotesto
grammaticale
,
che
invece
le
ha
,
determinate
dalla
posizione
della
cosa
rispetto
alla
persona
.
[21]
Ma
in
nessun
caso
si
userà
di
questo
pronome
semplicemente
per
empirsene
la
bocca
,
come
fanno
talvolta
i
meridionali
quando
rompono
nell’
assurdo
:
mi
fa
male
cotesto
muscolo
qui
.
[22]
Pochissimi
,
anche
fra
i
pochi
che
ancora
usano
decentemente
il
dimostrativo
locale
di
seconda
persona
,
sanno
mandare
insieme
i
due
usi
con
la
finezza
del
Padre
Segneri
:
«
Ah
,
cristiani
,
e
non
è
cotesta
pazzia
solennissima
,
far
tanto
conto
d’
un
uomo
che
è
come
voi
?
»
.
[23]
Non
si
tratta
soltanto
di
enfasi
:
se
avesse
detto
questa
,
egli
stesso
,
il
predicatore
,
si
sarebbe
attribuito
quella
pazzia
.
[24]
Ma
veramente
,
nel
tenore
della
lingua
d’
oggi
di
cui
ci
piace
citare
quest’
esempio
fra
i
più
miti
:
«
Lo
“
show
”
(
che
avverrà
in
un
prestigioso
teatro
della
città
,
il
cui
nome
però
è
ancora
“
top
secret
”
)
sarà
animato
oltre
che
dalla
Minnelli
,
da
altre
“
stars
”
di
grande
prestigio
»
;
in
codesto
tenore
non
si
vede
come
una
forma
dotta
e
ragionata
quale
Cotesto
,
geniale
fusione
del
latino
eccu
(
m
)
tibi
istum
,
cavata
dal
fondo
comune
dell’
italiano
antico
,
possa
ancora
trovar
luogo
,
o
trovandovelo
,
non
provocare
…
un
impatto
traumatizzante
.
[25]
Leo
Pestelli
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