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Maarten Janssen, 2014-
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Parliamo di tasse
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
17
settembre
1974
more header data
[1]
Sia
di
conforto
al
contribuente
una
miglior
conoscenza
della
terminologia
fiscale
,
che
oggi
come
ieri
,
nell'
uso
comune
e
anche
nel
giornalistico
,
lascia
a
desiderare
.
[2]
Soprattutto
si
tende
a
fare
una
zuppa
di
Imposta
e
Tassa
.
[3]
Imposta
,
secondo
una
bella
definizione
,
è
«
l'
obbligazione
che
si
impone
sulle
rendite
private
per
formare
una
rendita
pubblica
,
destinata
alle
spese
necessarie
(
o
che
tali
sia
in
credute
,
o
sia
in
fatte
credere
,
postilla
maliziosamente
il
Tommaseo
)
,
necessarie
alla
sicurezza
o
prosperità
dello
Stato
»
.
[4]
Così
alla
grossa
,
l'
imposta
(
da
pronunziare
con
o
stretto
,
come
stretto
è
doloroso
e
l'
atto
del
pagarla
)
differisce
da
tassa
in
ciò
:
che
con
la
prima
si
provvede
ai
servizi
pubblici
d'
ordine
generale
,
quali
la
difesa
del
nemico
esterno
o
dalla
delinquenza
,
senza
che
vi
sia
,
per
corrispettivo
specifico
,
godimento
immediato
di
un
servizio
da
parte
del
cittadino
;
laddove
nella
seconda
questo
godimento
(
meno
male
)
c'
è
.
[5]
Sono
squisitamente
tasse
le
scolastiche
,
le
giudiziarie
,
le
postali
:
il
servizio
postale
utile
a
tutti
e
lo
Stato
vi
provvede
(
oggi
malino
)
essenzialmente
con
le
imposte
;
ma
chi
ha
interesse
a
spedire
una
lettera
deve
acquistare
un
francobollo
,
che
è
appunto
,
benché
pochi
ci
pensino
,
una
tassa
.
[6]
Sono
invece
squisitamente
imposte
quella
di
famiglia
o
focatico
,
e
quella
sul
reddito
.
[7]
Va
però
detto
che
il
confine
tra
i
due
concetti
non
è
sempre
sicuro
;
così
esso
ondeggia
nel
caso
di
successioni
,
trasferimenti
e
di
quei
servizi
riguardo
i
quali
c
’
è
richiesta
da
parte
dell'
interessato
.
[8]
Certo
è
che
l'
imposta
soverchia
nel
fatto
;
la
tassa
,
nel
linguaggio
.
[9]
Anzi
si
nota
la
tendenza
a
fare
di
Tassa
un
nome
generico
,
comprensivo
di
tutti
i
carichi
fiscali
:
secondo
si
legge
in
quel
mostrum
,
recentemente
uscito
dalla
caverna
dei
composti
,
che
è
il
nuovo
esentasse
.
[10]
Ma
in
questo
campo
l'
italiano
ha
già
un
bellissimo
termine
che
abbraccia
ogni
peso
che
lo
Stato
addossa
ai
cittadini
:
Gravezza
(
le
gravezze
)
.
[11]
Chi
rifletta
alla
sinonimia
gravità-gravezza
,
e
come
la
prima
sia
la
proprietà
in
genere
ed
ogni
corpo
,
dove
la
seconda
è
gravità
sentita
o
sensibile
come
molesta
,
converrà
che
il
vocabolo
fa
perfettamente
al
caso
.
[12]
Ma
per
imposte
specialmente
nuove
e
gravi
,
inaspettate
,
che
balzano
alla
gola
(
altrimenti
dette
e
«
decreti-catenaccio
»
)
,
il
termine
comprensivo
che
si
fa
preferire
è
il
vecchio
,
etimologico
Balzelli
.
[13]
E
se
l'
amore
del
tecnicismo
non
ci
accecasse
,
dai
Classici
ci
verrebbe
anche
un
verbo
che
,
usato
assolutamente
,
dipinge
la
vessazione
in
senso
fiscale
:
Maneggiare
.
[14]
Lo
usa
spesso
il
grave
Guicciardini
:
«
quelli
che
sono
ricchi
non
sono
usi
a
essere
maneggiati
per
aiutare
la
patria
come
si
faceva
anticamente
»
.
[15]
Più
lettori
di
questo
giornale
ci
hanno
scritto
a
proposito
di
«
Sgrò
»
(
nome
proprio
)
così
accentato
;
che
veramente
mette
a
disagio
.
[16]
Son
Dunque
le
leggi
grammaticali
«
così
rotte
»
?
[17]
Non
era
buona
scienza
quella
secondo
la
quale
le
voci
monosillabi
che
non
vogliono
il
segno
dell'
accento
,
o
lo
vogliono
soltanto
per
distinzione
da
altre
che
hanno
uguale
scrittura
ma
significato
diverso
:
è
(
verbo
)
,
dà
(
verbo
)
,
sé
(
pronome
)
,
lì
e
là
(
avverbi
)
,
sì
(
affermazione
)
,
perché
non
vadano
confusi
con
e
(
cong
)
,
da
(
preposizione
)
,
se
(
cong
.
)
,
lì
e
la
(
articoli
)
,
si
(
particella
riflessiva
)
ecc
.
?
[18]
Ma
il
casato
Sgro
non
concorre
con
nulla
e
non
si
può
pronunciare
altro
che
tronco
.
[19]
Non
è
il
caso
né
di
accettarlo
né
di
apostrofo
farlo
come
si
fa
con
piè
o
fe'
,
a
segnare
l'
apocope
o
perdita
della
sillaba
finale
(
piede
,
fede
)
.
[20]
Anche
rispetto
all'
occhio
,
salvo
che
non
ci
sian
sotto
misteri
onomastici
,
non
chiede
il
pruno
dell'
accento
grafico
,
che
viceversa
e
di
rigore
coi
monosillabi
uscenti
in
dittongo
,
perché
,
senza
accento
,
potrebbero
fare
di
due
sillabe
:
già
può
più
giù
ciò
.
[21]
Esempi
come
questi
,
specie
se
ti
percossi
nella
scuola
,
sono
pericolosissimi
di
farvi
alzare
la
cresta
a
quanti
,
già
persuasi
di
non
lo
fare
,
sollevano
scrivere
quì
e
quà
col
segno
dell'
accento
.
[22]
A
nostro
avviso
sarebbe
il
caso
,
se
mai
,
di
tirare
la
fune
dal
capo
opposto
,
cioè
di
sconsigliare
il
segno
dell'
accento
su
dò
e
fà
(
voci
di
Dare
e
Fare
)
,
messo
per
la
fisima
pedantesca
di
non
confondere
con
do
e
fa
,
note
musicali
.
[23]
Leo
Pestelli
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