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«Lo», pronome incomodo

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 16 luglio 1975
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column3-5


[1]
I ripieni possono essere utili se usati a proposito; non mai quando diventano una usualità.
[2]
Che ne è del famigerato «Lo», pronome neutro, ripigliatore del nome (è tonto o lo fa?), del verbo e anche di un'intera proposizione (coloro che lusingano i gobbi, lo fanno per scaramanzia)?
[3]
Infuria; e appunto l'Uso l'ha inchiodato per modo che nessuno lo svelle più.
[4]
Orbene questo Lo, che il Settembrini suppose spagnolesco e Prospero Viani, per umore antipuristico, difese a spada tratta, otto volte su dieci è superfluo (un paese che si dice cattolico e non lo è), potendosene far di meno senza scapito del senso e con vantaggio del nerbo sintattico.
[5]
Sebbene, a esser giusti, non ne manchino esempi nei nostri classici (specie dal Cinquecento in ), e il Metastasio lo abbia addirittura fatto cantare («Che vi sia, ciascun lo dice, / Dove sia nessun lo sa») e lo stesso Alfieri se ne macchiasse («...intera aprirti / L'alma pria d'or, mai nol potea»), fatto è che nei secoli d'oro è raro incontrarlo.
[6]
Rifacciamoci l'orecchio: «, ho» (Dante); «Certo, , sai» (Boccaccio); «Non avestù la torta? Messer , ebbi» (Cento Novelle); «Non farai. Si, farò» (Sacchetti), potendosi continuare sino al Machiavelli, impazientissimo sempre d'ogni ritardo: «È capitani mercenari, o sono uomini eccellenti, o no: se sono, non te ne puoi fidare»: dove, secondo lacuta osservazione del Barbi, lomissione del pronome deriva sempre dal fatto che la cosa rap-presentata dalla parola omessa è ancora ben presente alla mente.
[7]
Se vi pare un grande sforzo di sintassi il rinunciare a tutti i lo che uno scrittore d'oggi, in questo caso scrittorello, intruderebbe nei luoghi citati (, l'ho; , lo so; , lo farò; se non lo sono ecc.), allora vuol dire che siamo mal conci, come in effetto siamo non sapendo distinguere il buono dal cattivo e anzi mettendo il cattivo (tu sei saggia e io non lo sono) in luogo del buono (tu sei saggia e io non sono).
[8]
Oh bella speditezza del Buti, quando ti fai rimpiangere!
[9]
«Le donne sono più bianche che li omini e, se non sono, si fanno».
[10]
Daltra parte questa particella spesse volte è necessaria alla chiarezza; e il molto chiasso che si fece dai pedanti a proposito dei non pochi «lo» dei Promessi Sposi, fu sedato, esempio per esempio (quasi tutti difendibili); dal manzoniano D'Ovidio, il quale a ragione concludeva «che se può esser lodevole adoperar con parsimonia una forma che non è del più schietto sapore classico, è ridicolo che si mano-mettano le più elementari qualità dello stile per ischivarla».
[11]
Il guaio nostro è che di quella «parsimonia» oggi non vogliamo più sapere, e che il «lo» ripigliatore, necessario o no, è tenuto da tutti come un articolo di fede grammaticale.
[12]
Leo Pestelli

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