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Ciò che cuoce al deputato

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 16 aprile 1974


[1]
Il verbo Cuocere, che figuratamente vale anche Innamorar forte (le donne cuociono più presto degli uomini) ha due forme di participio passato: Cociuto e Cotto.
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La prima, oggi disusata, è la sola che si usi, nel senso traslato (e coll’ausiliare Avere) di Doluto, dispiaciuto.
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Si dirà sempre: gli ha cociuto di non essere stato eletto (e non mai, gli ha cotto).
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Il perché di un cenno così ovvio, è che nel passaggio cuocere cociuto si dispiega senza tentennamenti la famigerata «regola del dittongo mobile», secondo la quale il dittongo uo non può resistere che sotto l’accento (cuòcere); quando l’accento si perde, il dittongo si scempia in o (cociuto).
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Molte vecchie cose si sono perdute nel nuovo italiano; ma nessuna più di questa.
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Applicata con rigore, detta regola luogo a forme di cui l’Uso e lo stesso orecchio oggi non vogliono più sapere, o perché anfibologiche (io nto, egli notava) o perché troppo scopertamente fiorentineggianti.
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Del resto la repugnanza allo scempiamento di uo cominciò presto, e volendo citare due esempi temerari, che non sono da imitare perché costringono la bocca a contorsioni alla Milva, ricordiamo uomone, uomaccio uomiciattolo, testimoniati dall’Alfieri e dal Foscolo, che pure stravedevano per il volgare fiorentino.
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Ma contro i superlativi bonissimo e novissimo (caro ai lessicografi), si ribellò, non per istinto, ma tutto armato di dottrina, il D’Ovidio.
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«Buonissimo, perseguitato fin dal Cinquecento, ha ben ragione di ridersi della implacabile guerra. Esso è un derivato tutto italiano di buono (ché in latino è optimus, non bonissimus), di cui è non solo lecito ma naturale che mantenga l’uo. E noi diremmo che anche nuovissimo, salvo il novissimo nel senso tutto latino di Ultimopoiché a novissimo manca il senso di molto nuovo, nel quale la lingua italiana, l’ha novellamente cavato dal positivo».
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Pur concedendo che il D’Ovidio come napoletano, dittongasse volentieri, ci pare chegli abbia ragione e nei due casi citati e in quelli di cuoricino e nuotare, da lui parimente difesi.
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Ora però vorremmo sollevare da tanta prostrazione la povera regola del dittongo mobile, che benché contestabile in tante applicazioni, non è però da bandire affatto.
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Lasciando delle volte che s’impone da (ruota rotella), chi abbia orecchie ben conformate vorrà sempre dire coceva sonava movendo percotiamo infocava figliolanza e giocare, anziché cuoceva suonava muovendo percuotiamo ecc.
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Insomma la questione dello scempiamento del dittongo (può dispiacere, ma è così) è da risolvere caso per caso; e se ciò è vero per uo è tanto più vero per ie, che si è diffuso, come per contagio, dal vocabolo fondamentale ai derivati; vieto vietare, chiedo chiediamo, mietere mietuto, fieno fienile (salvo l’esempio manzoniano fenile), lievito lievitare e altrettali parole che fanno trionfare il dittongo in tutta la flessione.
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Qui parrebbe davvero che la regola del dittongo mobile si fosse dissolta nel nulla; ma non è così.
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Sedere è un verbo sociale molto importante, tant’è vero che un lettore, preso da reverenza per la forma «si segga», è giunto a temere che «si sieda» sia sbagliato.
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Non solo non è sbagliato, ma è più comunemente detto che non «si segga», il quale è dell’uso letterario, e forse perciò si conviene meglio quando ci rivolgiamo a personaggi importanti, che nel porsi a sedere, crocchiano.
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Ma ben altro che le due forme siedo e seggo è il vero motivo dinteresse di questo verbo.
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Sedere e alcuni composti di Sedere sono di quelle poche parole che, flettendosi, ancora scempiano ie quando non cade sotto l’accento.
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Non dunque si dirà siediamo siedevo siederei siedessi, perché sedotti da sièdo sièdono sièdano ma, giusta la nostra regola, sediamo sedevo sederei sedessi.
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La stessa coniugazione segue Possedere, dovendosi avere per marroni le uscite possiederò possiederei possiediamo, in luogo delle legittime possederò possederei possediamo.
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Purtroppo ci sono penne anche illustri che conservano l’ie di Siedo e Possiedo in tutta la flessione, sordi ai richiami di grammatiche e dizionari.
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Si sa che ai presidenti dispiace, allora che presièdono, il perdere anche una sola lettera.
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Quindi è che si fa una mezza eccezione per Presiedere, il quale presso i buoni conserva ie anche fuor daccento (presiedeva) ma presso gli ottimi lo perde (presedeva), e la si fa intera per Risiedere, che in forza dell’analogia conserva il dittongo (risiedevo) in tutta la coniugazione.
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Leo Pestelli

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