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Spericolati abusi su una parola

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 15 giugno 1974
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItaliamaggio
Page3
Column4-7


[1]
Quando il disinvolto impiego d’una desinenza può falsare o capovolgere il significato
[2]
Non è detto che chi parla la lingua del nostro tempo sia sempre inteso da tutti con facilità.
[3]
Perché l'evoluzione linguistica non produce amputazioni ma sfilacciature; e in mezzo ai nuovi parlanti è sempre un certo numero di italianisti (ma spariranno, spariranno!) che hanno ancora nell'orecchio il vecchio italiano.
[4]
Poniamo uno di costoro davanti alla lettera di protesta che il 4 giugno u.s. la regista Liliana Cavani indirizzò a questo giornale, per aver pubblicamente ritoccato unimmagine pubblicitaria relativa al film Portiere di notte.
[5]
Ma la scrivente non si esprimeva così: oggetto della sua protesta era di «aver volgarizzato la protagonista (del film) facendola apparire come una specie di allegra bagnina ecc.»
[6]
Confortato da secoli di tradizione lessicale, in forza della quale il verbo Volgarizzare importa, in prima accezione, Traslatare la scrittura di una lingua morta nel volgare nostro (onde i derivati Volgarizzazione Volgarizzamento Volgarizzatore), e in seconda, riferito a cose scientifiche o per difficili, Renderle accessibili anche alle menti delle persone non istruite (es: i francesi sono espertissimi nel volgarizzare le scienze), il nostro italianista non dovrà per capito nulla o tutt'al più si sarà illuso che «volgarizzato» stesse inelegantemente per «divulgato», è soltanto rileggendo più e più volte e aiutandosi con l'etimologia da vulgus, Volgo, avrà finalmente inteso che volgarizzare voleva dire, in questo caso, Involgarire. 
[7]
A tanto conduce la mal posta affezione per la desinenza -izzare, che quando non denota azione abituale, intesa e quindi frequentativa (profetizzare moralizzare generalizzare) , qui del resto meglio si provvede con -eggiare, è sempre da prendere con le molle, traendosene neologismi la più parte inutili e brutti (acutizzare sensibilizzare minimizzare) e talvolta anche equivoci (volgarizzare). 
[8]
Ma l'esempio più clamoroso di parola non pure cambiata ma capovolta nel significato è l'aggettivo participiale Spericolato, che l'italianista, sentendoci l's intensivo, dirà di Chi trova sempre e per tutto pericoli (un medico troppo spericolato), laddove l’italiano d’oggi, sentendoci l’s privativo intende e usa a rovescio come Chi non teme pericoli (un autista spericolato).
[9]
Ugual sorte è toccata a Smaliziato, che quantunque ignoto e vecchi lessici, dovrebbe voler dire Senza malizia, e viceversa è oggi comunemente preso come sinonimo di Ammalizzito scaltrito e sim.
[10]
Diceva però Croce: «Come mai, in fatto di linguaggio, si può parlare di abuso, quando il cosiddetto abuso si converte in uso?» Dobbiamo dunque mettere nel torto quei pochi che dicono bene e nella ragione quei molti che dicono male.
[11]
Anche nelle cose di lingua la distinzione tra pazzi e savi dipende dal modo come è orientato il catenaccio: se verso i primi o i secondi.
[12]
* Ha ragione un lettore: l'italiano liturgico troppo si è allontanato dal latino.
[13]
Se nel modo proverbiale «non esser degno di sciogliergli i lacci delle scarpe», la parola di origine germanica Scarpa non alcun fastidio, moltissimo ne quando la si sente anacronisticamente trasportata nel Vangelo di Giovanni: «Egli è colui che verrà dopo di me, e che tuttavia fu prima di me, a cui io non sono degno di sciogliere i legacci delle scarpe».
[14]
È una terribile calata di tono, un pugno nello stomaco.
[15]
Tutti gli Evangelisti dicono nella volgata calceamenta, da potersi rendere con Calzari o Sandali ma non certo con scarpe allora di da venire.
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Tale insensibilità verso gli urti di parola nella Messa in italiano, si potrebbe anche lodare se fosse metodica.
[17]
Viceversa essa è schizzinosisissima quando traduce il «Benedictus fructus ventris tui» dell'Ave Maria in «benedetto il frutto del seno tuo».
[18]
Che cosha Ventre che non si possa dire?
[19]
Giobbe dice addirittura vulva.
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Ecco in mal punto tornare la distinzione della vecchia rettorica tra parole basse e parole nobili.
[21]
In mal punto: perché se non piace Ventre si dica Grembo, ma non Seno che è una leziosa in proprietà di lingua (il seno, comunemente inteso, alimenta, non genera). 
[22]
Leo Pestelli

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