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Maarten Janssen, 2014-
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Spericolati abusi su una parola
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
15
giugno
1974
more header data
[1]
Quando
il
disinvolto
impiego
d’
una
desinenza
può
falsare
o
capovolgere
il
significato
[2]
Non
è
detto
che
chi
parla
la
lingua
del
nostro
tempo
sia
sempre
inteso
da
tutti
con
facilità
.
[3]
Perché
l'
evoluzione
linguistica
non
produce
amputazioni
ma
sfilacciature
;
e
in
mezzo
ai
nuovi
parlanti
è
sempre
un
certo
numero
di
italianisti
(
ma
spariranno
,
spariranno
!
)
che
hanno
ancora
nell'
orecchio
il
vecchio
italiano
.
[4]
Poniamo
uno
di
costoro
davanti
alla
lettera
di
protesta
che
il
4
giugno
u
.
s
.
la
regista
Liliana
Cavani
indirizzò
a
questo
giornale
,
per
aver
pubblicamente
ritoccato
un
’
immagine
pubblicitaria
relativa
al
film
Portiere
di
notte
.
[5]
Ma
la
scrivente
non
si
esprimeva
così
:
oggetto
della
sua
protesta
era
di
«
aver
volgarizzato
la
protagonista
(
del
film
)
facendola
apparire
come
una
specie
di
allegra
bagnina
ecc
.
»
[6]
Confortato
da
secoli
di
tradizione
lessicale
,
in
forza
della
quale
il
verbo
Volgarizzare
importa
,
in
prima
accezione
,
Traslatare
la
scrittura
di
una
lingua
morta
nel
volgare
nostro
(
onde
i
derivati
Volgarizzazione
Volgarizzamento
Volgarizzatore
)
,
e
in
seconda
,
riferito
a
cose
scientifiche
o
per
sé
difficili
,
Renderle
accessibili
anche
alle
menti
delle
persone
non
istruite
(
es
:
i
francesi
sono
espertissimi
nel
volgarizzare
le
scienze
)
,
il
nostro
italianista
non
dovrà
lì
per
lì
capito
nulla
o
tutt'
al
più
si
sarà
illuso
che
«
volgarizzato
»
stesse
inelegantemente
per
«
divulgato
»
,
è
soltanto
rileggendo
più
e
più
volte
e
aiutandosi
con
l'
etimologia
da
vulgus
,
Volgo
,
avrà
finalmente
inteso
che
volgarizzare
voleva
dire
,
in
questo
caso
,
Involgarire
.
[7]
A
tanto
conduce
la
mal
posta
affezione
per
la
desinenza
-
izzare
,
che
quando
non
denota
azione
abituale
,
intesa
e
quindi
frequentativa
(
profetizzare
moralizzare
generalizzare
)
,
qui
del
resto
meglio
si
provvede
con
-
eggiare
,
è
sempre
da
prendere
con
le
molle
,
traendosene
neologismi
la
più
parte
inutili
e
brutti
(
acutizzare
sensibilizzare
minimizzare
)
e
talvolta
anche
equivoci
(
volgarizzare
)
.
[8]
Ma
l'
esempio
più
clamoroso
di
parola
non
pure
cambiata
ma
capovolta
nel
significato
è
l'
aggettivo
participiale
Spericolato
,
che
l'
italianista
,
sentendoci
l'
s
intensivo
,
dirà
di
Chi
trova
sempre
e
per
tutto
pericoli
(
un
medico
troppo
spericolato
)
,
laddove
l’
italiano
d’
oggi
,
sentendoci
l’
s
privativo
intende
e
usa
a
rovescio
come
Chi
non
teme
pericoli
(
un
autista
spericolato
)
.
[9]
Ugual
sorte
è
toccata
a
Smaliziato
,
che
quantunque
ignoto
e
vecchi
lessici
,
dovrebbe
voler
dire
Senza
malizia
,
e
viceversa
è
oggi
comunemente
preso
come
sinonimo
di
Ammalizzito
scaltrito
e
sim
.
[10]
Diceva
però
Croce
:
«
Come
mai
,
in
fatto
di
linguaggio
,
si
può
parlare
di
abuso
,
quando
il
cosiddetto
abuso
si
converte
in
uso
?
»
Dobbiamo
dunque
mettere
nel
torto
quei
pochi
che
dicono
bene
e
nella
ragione
quei
molti
che
dicono
male
.
[11]
Anche
nelle
cose
di
lingua
la
distinzione
tra
pazzi
e
savi
dipende
dal
modo
come
è
orientato
il
catenaccio
:
se
verso
i
primi
o
i
secondi
.
[12]
*
Ha
ragione
un
lettore
:
l'
italiano
liturgico
troppo
si
è
allontanato
dal
latino
.
[13]
Se
nel
modo
proverbiale
«
non
esser
degno
di
sciogliergli
i
lacci
delle
scarpe
»
,
la
parola
di
origine
germanica
Scarpa
non
dà
alcun
fastidio
,
moltissimo
ne
dà
quando
la
si
sente
anacronisticamente
trasportata
nel
Vangelo
di
Giovanni
:
«
Egli
è
colui
che
verrà
dopo
di
me
,
e
che
tuttavia
fu
prima
di
me
,
a
cui
io
non
sono
degno
di
sciogliere
i
legacci
delle
scarpe
»
.
[14]
È
una
terribile
calata
di
tono
,
un
pugno
nello
stomaco
.
[15]
Tutti
gli
Evangelisti
dicono
nella
volgata
calceament
a
,
da
potersi
rendere
con
Calzari
o
Sandali
ma
non
certo
con
scarpe
allora
di
là
da
venire
.
[16]
Tale
insensibilità
verso
gli
urti
di
parola
nella
Messa
in
italiano
,
si
potrebbe
anche
lodare
se
fosse
metodica
.
[17]
Viceversa
essa
è
schizzinosisissima
quando
traduce
il
«
B
enedictus
fructus
ventris
tui
»
dell'
Ave
Maria
in
«
benedetto
il
frutto
del
seno
tuo
»
.
[18]
Che
cos
’
ha
Ventre
che
non
si
possa
dire
?
[19]
Giobbe
dice
addirittura
vulva
.
[20]
Ecco
in
mal
punto
tornare
la
distinzione
della
vecchia
rettorica
tra
parole
basse
e
parole
nobili
.
[21]
In
mal
punto
:
perché
se
non
piace
Ventre
si
dica
Grembo
,
ma
non
Seno
che
è
una
leziosa
in
proprietà
di
lingua
(
il
seno
,
comunemente
inteso
,
alimenta
,
non
genera
)
.
[22]
Leo
Pestelli
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