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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Chi di “zitella” ferisce
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
14
settembre
1975
more header data
[1]
Si
è
letto
che
le
delegate
del
Congresso
romano
delle
Nubili
hanno
principiato
dall’
affermare
l’
esigenza
che
si
smetta
una
buona
volta
e
a
tutti
i
«
livelli
»
,
di
chiamarle
Zitelle
.
[2]
Concordiamo
:
ma
senza
per
questo
sciogliere
le
campane
,
giacché
nessuna
delle
voci
che
hanno
tratto
allo
stato
della
donna
non
maritata
,
sodisfa
a
pieno
il
sentimento
femministico
.
[3]
Nessun
dubbio
che
zitella
o
il
più
raro
zittella
(
ma
in
ogni
caso
,
z
sorda
)
,
e
peggio
ancora
l’
accrescitivo
zitellona
,
come
pure
il
derivato
zitellonismo
(
coniato
,
ci
pare
,
da
Renato
Serra
)
,
non
abbiano
non
so
che
sfumatura
canzonatoria
,
che
basta
a
spiegare
il
loro
disfavore
presso
le
interessate
.
[4]
Dipenderà
dall’
etimologia
,
che
non
è
nobile
:
deriva
dal
maschile
zito
che
in
antico
valeva
«
uomo
non
sposato
,
fanciullo
»
,
e
nel
dialetto
meridionale
«
fidanzato
,
sposo
nel
giorno
delle
nozze
»
;
il
qual
zito
(
questo
è
il
punto
)
è
a
sua
volta
di
origine
dialettale
,
variante
dell’
antico
toscano
citto
,
«
bambino
,
ragazzo
»
,
accresciuto
dal
piemontese
Faldella
in
cittone-cittona
.
[5]
Ma
,
sia
detto
per
inciso
,
il
piemontese
cit
.
non
è
veramente
quello
stesso
citto
,
gli
somiglia
soltanto
:
risulta
da
un
alleggerimento
di
pcìt
,
derivato
da
un
pecitto
in
cui
incrociano
il
francese
petit
e
l’
italiano
piccino
.
[6]
Sta
dunque
che
Zitella
non
è
voce
illustre
.
[7]
Ma
ecco
subito
una
piccola
consolazione
:
accanto
al
femminile
zitella
,
correva
in
antico
,
ed
era
più
frequente
,
un
maschile
zitello
(
o
zittello
)
,
col
debito
accrescitivo
zitellone
e
lo
stessissimo
significato
,
ma
rovesciato
,
che
ha
nel
femminile
,
di
«
uomo
non
sposato
»
.
[8]
Le
suscettibili
zitelle
moderne
non
sono
dunque
sole
nella
nostra
lingua
:
la
stessa
voce
valeva
,
e
in
teoria
vale
ancora
,
per
i
due
sessi
.
[9]
Sicché
l’
uomo
non
ammogliato
che
ferisce
di
zitella
la
donna
non
maritata
,
di
zitello
può
perire
.
[10]
Lasciando
fuori
l’
aurea
soluzione
Fanciulla
(
«
la
verità
morì
fanciulla
»
)
,
troppo
poetica
da
servire
alla
vile
prosa
della
vita
,
certamente
Nubile
,
la
voce
ufficialmente
richiesta
dal
Congresso
,
ha
ben
altri
natali
e
altro
suono
che
Zitella
,
essendo
verbale
dal
lat
.
[11]
Nùbere
«
prender
marito
»
.
[12]
Ma
anche
qui
,
non
son
tutte
rose
.
[13]
A
intendere
il
veleno
,
bisogna
badare
alla
desinenza
,
che
al
pari
di
quella
degli
aggettivi
verbali
in
-abile
-
ibile
-
evole
denota
atto
da
potersi
o
non
potersi
fare
e
,
nel
caso
che
trattiamo
della
nubile
,
fa
sentire
la
speranza
e
quasi
l’
obbligo
morale
per
essa
nubile
di
nùbere
.
[14]
Codesta
voce
(
etimologicamente
:
da
sposare
)
la
lascia
frollare
in
un’
aspettazione
che
può
non
aver
fine
,
come
anche
il
suono
cupo
e
lungo
della
u
(
nuuubile
)
lascia
presentire
.
[15]
Facciamo
pure
trionfare
Nubile
su
Zitella
;
ma
rammentiamoci
che
nemmeno
Nubile
ci
lascia
interamente
senza
pensieri
.
[16]
La
lingua
che
si
è
fatta
ab
antico
risente
in
questo
campo
di
vieti
pregiudizi
:
indelebile
,
se
qualcuno
non
ci
mette
riparo
.
[17]
La
riprova
è
in
ciò
.
[18]
Che
le
parole
denotanti
l’
uomo
sciolto
da
vincolo
,
non
che
umiliate
,
sono
positive
,
allegre
e
sfidanti
:
imbevute
di
vecchia
polemica
misogina
.
[19]
Non
sarà
forse
del
tutto
fantasiosa
l’
etimologia
di
Celibe
connessa
a
Cielo
:
celibe
,
cioè
per
delizia
di
vita
,
abitante
del
cielo
,
celicolo
.
[20]
Ma
certamente
Scapolo
,
dal
verbo
Scapolare
(
lat
.
exvapulare
,
«
liberarsi
dal
cappio
,
capulus
»
)
è
aggettivo
che
dal
senso
di
«
libero
,
senza
sopraccapo
o
soggezione
»
(
anche
i
pensieri
dello
spensierato
furon
detti
scapoli
)
trapassò
–
si
noti
la
cattiveria
–
a
quello
di
«
non
ammogiato
»
,
radicandovisi
per
buona
derrata
come
sostantivo
.
[21]
Dissonanza
e
ingiustizia
sono
palesi
:
di
qua
elegia
,
di
là
insolenza
.
[22]
Ma
uno
spiraglio
si
fa
nel
caro
Petrocchi
,
che
non
determina
se
celibe
sia
dell’
uomo
soltanto
.
[23]
Spiraglio
che
si
allarga
nel
Tommaseo-Bellini
:
«
Celibe
:
del
potersi
dire
di
femmina
avrebbe
ragione
chi
lo
derivasse
dal
greco
“
senza
letto
coniugale
”
»
.
[24]
E
deriviamolo
,
per
dio
santissimo
;
poniamo
in
cielo
anche
la
donna
sciolta
,
forti
di
un
autorevole
esempio
del
«
Ciriffo
Calvaneo
»
;
«
Vedova
sempre
stai
,
celibe
e
casta
»
.
[25]
Ma
vorrà
il
Congresso
tener
conto
di
questa
variante
che
va
contro
l’
Uso
?
[26]
Una
questione
che
si
avvicina
a
quella
di
sopra
è
l
’
alternanza
Signorina-Signora
,
presi
questi
termini
come
equivalenti
di
Nubile
e
Maritata
.
[27]
Dopo
i
cinquanta
o
sessanta
al
massimo
tale
equivalenza
sembra
non
reggere
più
.
[28]
Regge
benissimo
nell’
etimologia
(
signorina
;
vecchi
arella
)
,
ma
non
nell
’
uso
dei
parlanti
,
che
repugnano
dal
continuare
a
dire
«
signorina
»
a
una
quasi
centenaria
,
sebbene
si
diano
casi
di
matrimoni
ultratardivi
.
[29]
Come
si
chiamerà
dunque
,
in
lingua
societaria
,
la
nubile
attempata
?
[30]
Anche
qui
la
storia
della
lingua
insegna
.
[31]
Signora
e
Signorina
non
sono
parole
necessariamente
legate
allo
stato
civile
della
donna
.
[32]
Nella
società
inglese
del
Settecento
,
nei
romanzi
della
Austen
,
anche
una
vergine
diciottenne
è
detta
«
signora
»
(
lady
)
.
[33]
Per
converso
,
una
maritata
carina
giovane
e
vezzosa
poté
esser
detta
dall’
Alfieri
signorina
(
piem
.
madamin
)
.
[34]
Tagliò
il
nodo
gordiano
qualche
tempo
fa
una
sagace
femminista
:
si
cominci
a
chiamare
«
signorina
»
la
donna
nello
stesso
periodo
in
cui
si
comincia
a
chiare
«
signore
»
l’
uomo
:
cioè
,
quand’
è
giovanissima
;
e
si
elimini
(
come
è
avvenuto
del
signorino
)
il
signorina
.
[35]
Leo
Pestelli
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