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Maarten Janssen, 2014-
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Una signora “disponibile”
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
13
dicembre
1973
more header data
[1]
Chi
si
professa
tale
,
compre
l’
uomo
politico
,
non
fa
una
bella
figura
:
meglio
“
disposto
”
[2]
Arpeggiando
sulle
tante
malefatte
dell’
italiano
che
si
scrive
e
si
parla
oggi
,
ma
forse
insistendo
un
po’
sulle
sole
voci
straniere
(
quando
straniera
è
quasi
tutta
la
compagine
linguistica
)
,
Paolo
Monelli
ha
fatto
molto
bene
a
ricordare
l’
uso
inconsiderato
che
oggi
si
fa
dell’
aggettivo
verbale
disponibile
e
del
derivato
astratto
disponibilità
.
[3]
Inconsiderato
vuol
dire
rigido
,
esclusivo
,
senza
badare
alla
speciale
sfumatura
di
significato
che
a
quelle
parole
viene
dalla
desinenza
–
ibile
(
o
in
altri
casi
,
-
abile
ed
–
evole
)
,
la
quale
ha
significazione
passiva
,
di
cosa
da
potersi
o
non
potersi
fare
.
[4]
Quando
volgarmente
diciamo
d’
una
ragazza
,
d’
una
signora
,
che
è
disponibile
,
non
siamo
così
ingenui
da
non
ritenere
l’
espressione
chiarissima
:
sono
passati
anni
di
molti
da
che
le
era
forse
necessaria
una
strizzatina
d’
occhio
per
delucidazione
.
[5]
Ma
anche
sappiamo
che
così
dicendo
,
l’
affronto
di
considerare
la
donna
come
un
oggetto
privo
di
volontà
,
riceve
una
consacrazione
morfologica
,
che
con
poca
fatica
,
almeno
quella
,
si
potrebbe
evitare
.
[6]
Parimente
il
partito
,
l’
uomo
politico
che
a
un
certo
momento
di
curvatura
si
professa
disponibile
,
che
sbandiera
la
propria
disponibilità
,
non
fa
una
bella
figura
né
la
fa
fare
alla
lingua
italiana
.
[7]
Agli
esseri
razionali
va
riconosciuto
il
privilegio
di
disporre
liberamente
di
sé
stessi
,
di
stare
sull
’
attivo
anziché
sul
passivo
;
e
a
ciò
si
provvede
con
un’
altra
classe
di
aggettivi
,
ancor
essi
verbali
,
ma
immediatamente
derivati
dal
participio
passato
del
verbo
stesso
:
nel
nostro
caso
disposto
e
disposizione
.
[8]
Si
dirà
che
una
ragazza
disposta
,
un
capopartito
disposto
non
soddisfano
pienamente
alle
esigenze
semantiche
implicite
in
disponibile
;
che
dànno
nell’
ellittico
.
[9]
È
vero
:
ma
quando
è
in
gioco
la
dignità
umana
,
è
meglio
perdersi
per
corto
.
[10]
È
disponibile
quel
libro
?
[11]
Quella
Teresina
è
disposta
?
[12]
(
si
compia
:
ad
amoreggiare
)
.
[13]
La
promiscuità
[14]
Se
l’
uso
nostro
,
confondendo
tra
loro
le
due
classi
di
verbali
,
si
mostrasse
consapevole
della
confusione
,
tiriamo
via
.
[15]
Tale
scambio
si
faceva
frequentemente
dai
Classici
,
che
ne
derivavano
effetti
di
peregrinità
:
inesorato
,
per
Inesorabile
;
interminato
per
Interminabile
;
invitto
per
Invincibile
e
così
via
.
[16]
Il
dizionario
latino
,
ci
rammenta
il
D’
Ovidio
,
offre
a
dir
poco
una
trentina
di
tali
participi
negativi
usati
come
aggettivi
con
significazione
d’
impossibilità
o
incapacità
:
«
la
promiscuità
delle
due
funzioni
,
o
lo
sdrucciolo
dall’
una
all’
altra
,
è
cosa
vecchia
»
.
[17]
Tanto
vecchia
e
radicata
che
tutti
quanti
diciamo
immenso
per
Incommensurabile
,
senza
che
ci
baleni
più
alla
mente
il
primitivo
senso
di
«
non
misurato
»
.
[18]
Gli
stessi
poeti
,
che
mettono
al
mondo
quelle
eleganze
,
non
vedono
sempre
chiaro
nella
faccenda
dei
verbali
positivi
e
negativi
,
e
quando
si
scatenano
le
discussioni
,
si
tengono
abbottonati
.
[19]
Che
cosa
voleva
dire
il
Manzoni
con
«
gl’
irrevocati
di
»
che
tornavano
sempre
al
pensiero
di
Ermengarda
?
[20]
Non
chiamati
,
oppure
,
per
licenza
,
irrevocabili
,
che
non
possono
tornare
?
[21]
La
polemica
,
attizzata
dal
D’
Ancona
con
una
lettera
al
Mazzoni
nel
«
Fanfulla
della
Domenica
»
del
novembre
1866
,
involse
insigni
barbe
quali
il
Tozzetti
,
il
Borgognoni
,
il
Rigutini
,
il
Mestica
,
il
Ricci
,
l’
Antona
Traversi
,
il
D’
Ovidio
,
il
Giorgini
e
molte
altre
.
[22]
Per
la
prudenza
grammaticale
parlò
il
Del
Lungo
:
«
Si
prenda
pure
“
irrevocato
”
per
“
irrevocabile
,
che
non
può
tornare
”
.
Gli
adiettivi
verbali
,
ai
quali
irrevocato
assomiglia
,
derivati
dal
participio
passato
,
non
si
prestano
,
per
loro
propria
natura
,
a
sinonimizzare
con
altri
pur
verbali
,
terminati
in
abile
,
ibile
,
evole
:
perché
…
»
;
ma
il
perché
lo
abbiamo
già
detto
.
[23]
Finché
la
disputa
non
fu
esteticamente
rischiarata
dal
Momigliano
,
per
il
quale
l’
interpretazione
prevalente
,
irrevocabili
,
sonava
ovvia
anzi
insulsa
,
laddove
quella
di
non
chiamati
metteva
nello
strazio
dell’
eroina
la
nota
tragica
di
un
assalto
.
[24]
Quando
è
moda
[25]
Tornando
a
noi
,
disponibile
per
Disposto
non
apre
di
questi
orizzonti
esegetici
,
è
una
sorda
negligenza
.
[26]
Oggi
,
quando
una
parola
piace
,
piace
troppo
,
non
solleva
dubbi
morfologici
,
spegne
il
ricordo
delle
sinonime
o
affini
,
sfida
la
ripetizione
(
per
altri
versi
aborrita
)
,
e
sembra
che
non
ci
sia
che
lei
.
[27]
Diventa
di
moda
,
diventa
una
targhetta
.
[28]
Così
la
lingua
italiana
si
sviluppa
smisuratamente
alla
periferia
per
furti
o
prestiti
,
ma
ischeletrisce
al
centro
.
[29]
Impara
«
golpe
»
(
e
agli
usi
pratici
fa
benissimo
)
,
ma
dimentica
le
leggi
elementari
di
concordanza
e
non
pure
dice
terza
liceo
,
ma
le
parrebbe
ormai
strano
che
si
potesse
dir
meglio
«
terza
liceale
»
o
,
dioneliberi
,
«
terza
del
liceo
»
.
[30]
Meglio
che
parlare
,
segnala
,
telegrafa
,
irreparabilmente
,
patologicamente
compresa
dal
senso
dell’
abbozzato
.
[31]
Leo
Pestelli
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