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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Prendersi libertà con il “che”
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
13
novembre
1976
more header data
[1]
Se
di
quel
che
diciamo
dovessimo
sempre
rendere
contro
al
tribunale
dell’
analisi
logica
(
il
che
per
fortuna
non
è
)
,
ci
troveremmo
spesso
imbottigliati
nel
cogliere
a
colpo
la
differenza
tra
il
Che
pronome
relativo
e
il
Che
congiunzione
subordinativa
.
[2]
Certo
sono
casi
che
non
ammettono
incertezza
:
la
speranza
che
lo
sosteneva
venne
meno
.
[3]
Qui
basta
sostituire
la
quale
a
che
,
perché
quest’
ultimo
si
riveli
per
quello
che
è
,
cioè
pronome
relativo
.
[4]
Ma
la
stessa
sostituzione
non
si
potrebbe
fare
,
senza
scapito
del
senso
,
nella
frase
:
la
speranza
che
gli
amici
lo
aiutassero
,
gl’
infuse
coraggio
;
e
dunque
qui
il
che
non
è
pronome
ma
congiunzione
(
Satta
)
.
[5]
Nell’
uso
popolare
,
spesso
ripreso
dai
Classici
,
abbondano
esempi
di
Che
di
lor
natura
perplessi
,
di
cui
non
è
facile
stabilire
il
valore
.
[6]
Si
legge
nel
Furioso
(
XXXIV
,
82
)
:
«
Che
se
non
era
interprete
con
lui
,
Non
discernea
le
forme
lor
diverse
»
.
[7]
Nota
il
Papini
:
«
è
il
che
usato
con
molta
libertà
come
fa
il
popolo
.
Veramente
è
relativo
,
ma
il
periodo
prende
poi
un’
altra
piega
,
e
il
che
,
diventato
superfluo
,
dovrebbe
cambiarsi
piuttosto
in
e
»
.
[8]
Ma
sarà
proprio
vero
?
[9]
Ci
sollecita
intorno
a
quest’
arduo
punto
di
lingua
lo
studioso
Alfonso
Leone
enumerando
quattro
esempi
tolti
dalla
sintassi
del
popolo
:
1
)
Polifemo
,
che
nessuno
poteva
vincerlo
con
la
forza
;
2
)
quello
che
gli
morì
la
suocera
;
3
)
la
pentola
che
ci
si
fa
il
brodo
;
4
)
prestami
la
penna
,
che
te
la
do
subito
.
[10]
Se
nei
primi
tre
è
lecito
,
a
nostro
avviso
,
ritenere
che
pronome
relativo
(
rafforzato
nel
primo
pleonastico
lo
,
e
risolto
negli
altri
due
coll’
anacoluto
che
gli
,
che
ci
,
per
«
al
quale
»
,
«
col
quale
»
o
«
dentro
il
quale
»
,
frequentissimo
nell’
italiano
antico
)
,
il
quarto
,
dove
par
categoricamente
da
escludere
che
il
che
sia
pronome
riferito
a
penna
(
la
riprova
è
offerta
dalla
variante
;
«
vieni
che
te
la
do
io
»
)
,
riempie
di
pensieri
,
sedati
alla
fine
dalla
convinzione
che
si
tratti
invece
di
congiunzione
,
per
l’
appunto
della
congiunzione
subordinativa
di
più
lungo
uso
(
ti
dico
che
riuscirà
)
.
[11]
Incalza
l’
articolista
di
«
Lingua
Nostra
»
:
«
Succede
non
di
rado
che
la
lingua
parlata
,
volendo
stringere
i
legami
tra
proposizioni
logicamente
vicine
e
semplicemente
affiancate
,
non
arriva
a
definire
chiaramente
il
valore
di
questi
legami
(
finale
ipotetico
causale
consecutivo
concessivo
)
;
si
limita
a
cogliere
,
mediante
che
,
una
vaga
dipendenza
della
seconda
proposizione
dalla
prima
e
rilevare
che
la
seconda
è
subordinata
alla
realizzazione
della
prima
e
quindi
una
conseguenza
di
essa
»
.
[12]
Si
può
convenire
sul
valore
consecutivo
di
che
in
«
cosa
hai
che
piangi
?
»
,
«
cammina
che
sembra
zoppo
»
(
valore
comprovato
dalla
possibile
sostituzione
di
che
con
da
:
«
cosa
hai
da
piangere
»
,
«
cammina
da
sembrare
zoppo
»
)
,
ma
è
dubbio
che
lo
stesso
valore
possa
cogliersi
in
«
vieni
che
te
la
do
io
»
,
«
prestami
la
penna
,
che
te
la
do
subito
»
.
[13]
Non
meno
intriganti
sono
questi
altri
esempi
della
lingua
parlata
:
«
partimmo
che
era
tardi
»
;
«
largo
,
che
passa
la
signora
!
»
,
dove
che
sembrerebbe
rispettivamente
temporale
(
partimmo
quand’
era
tardi
)
e
causale
(
largo
,
poiché
passa
la
signora
!
)
;
se
non
che
la
sostituzione
a
che
di
quando
e
poiché
non
è
chi
non
veda
come
alteri
il
tono
originario
della
frase
,
il
quale
suona
altrimenti
(
vagamente
enunciativo
o
dichiarativo
)
.
[14]
Con
altri
esempi
che
si
potrebbero
fare
,
accanto
a
che
finale
,
consecutivo
,
dichiarativo
,
siamo
dunque
alla
presenza
di
un
che
privo
di
valore
specifico
,
quale
appare
frequente
nell’
ipotassi
blanda
della
lingua
popolare
,
dove
«
prestami
la
penna
:
te
la
do
subito
»
diventa
«
prestami
la
penna
,
che
te
la
do
subito
»
:
un
che
intorno
al
quale
i
vocabolari
ci
lasciano
all’
oscuro
e
che
bisogna
ingegnarsi
d’
interpretare
con
la
propria
zucca
.
[15]
Il
Che
è
dunque
una
paroletta
che
si
butta
là
come
nulla
,
ma
che
non
manca
di
dar
filo
da
torcere
al
parlatore
riflessivo
.
[16]
Pronome
o
congiunzione
?
e
quando
congiunzione
,
di
che
tipo
?
[17]
Un
«
che
»
ambiguo
e
contestato
è
anche
nella
Commedia
(
Inf
.
XV
)
:
«
Io
dissi
lui
:
Quanto
posso
ven
preco
;
e
se
volete
che
con
voi
m’
asseggia
,
faròl
,
se
piace
a
costui
che
vo
seco
»
.
[18]
Lo
Zingarelli
legge
:
«
…
se
piace
a
costui
,
ché
vo
seco
»
e
chiosa
:
«
In
quanto
all’
ufficio
sintattico
di
quel
che
nella
frase
che
vo
seco
,
è
semplice
congiunzione
,
perché
;
tuttavia
resta
sempre
un
legame
un
po’
debole
e
stanco
;
gli
interpreti
si
sono
impuntati
,
ma
quella
fiacchezza
sintattica
rispecchia
appunto
la
irresolutezza
della
volontà
di
Dante
in
questo
momento
»
.
[19]
Altri
,
i
più
leggono
invece
«
che
vo
seco
»
=
col
quale
io
vo
:
esempio
palese
di
disaccordo
interpretativo
fra
Che
congiunzione
e
Che
pronome
.
[20]
Leo
Pestelli
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