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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Quando si parla di “bustarelle”
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
13
marzo
1976
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[1]
Non
da
oggi
soltanto
(
ché
la
corruzione
è
di
sempre
)
,
ma
specialmente
in
questi
giorni
la
fortuna
della
parola
bustarella
è
senza
eguale
(
«
lo
scandalo
delle
bustarelle
»
)
.
[2]
Diciamone
qualcosa
.
[3]
Sua
nazione
è
tra
quei
provincialismi
meridionali
–
al
pari
di
pacchiano
,
paglietta
e
qualche
altro
–
così
profondamente
radicatisi
nella
lingua
comune
da
essersi
immedesimati
con
quella
.
[4]
E
il
suo
valore
,
grammaticalmente
considerato
,
è
di
nome
diminutivo
(
piccola
busta
)
,
perduto
anch’
esso
nell’
accezione
trionfante
,
che
vi
sente
invece
il
valore
di
un
diminutivo
positivato
o
positivo
senza
più
(
le
bustarelle
sono
per
lo
più
grosse
)
,
denotante
«
somma
offerta
di
nascosto
a
chi
sia
in
grado
di
agevolare
la
spedizione
di
pratica
e
sim
.
[5]
È
parola
di
vergogna
,
resa
eufemisticamente
.
[6]
Perché
l’
imperatore
Vespasiano
aveva
voglia
di
dire
,
del
denaro
,
che
«
non
olet
»
,
non
puzza
:
non
sempre
è
così
,
talvolta
si
preferisce
girare
intorno
al
vocabolo
,
tacerlo
,
«
pur
com’
uom
fa
dell’
orribili
cose
»
(
Dante
)
.
[7]
E
il
dire
che
«
il
Tale
ha
preso
la
bustarella
»
(
«
ha
preso
il
boccone
»
,
direbbe
il
Toscano
)
,
è
appunto
un
giro
per
evitare
il
cociore
principale
.
[8]
Si
fa
lo
sforzo
di
mettere
il
denaro
in
una
busta
;
e
in
grazia
alla
figura
di
Metonimia
,
il
contenente
dissimula
il
contenuto
.
[9]
Allo
stesso
modo
,
a
chi
fosse
sembrata
troppo
cruda
la
voce
mancia
(
che
viceversa
è
nobile
e
cavalleresca
:
dal
francese
manche
;
e
gli
etimologisti
spiegano
che
le
dame
del
medio
evo
solevano
donare
le
loro
maniche
ai
cavalieri
nei
tornei
)
,
soccorrevano
gli
ormai
desueti
paraguanto
,
palmario
e
bevera
g
gio
.
[10]
Appunto
mancia
,
che
anche
Dante
usò
in
senso
buono
(
e
questo
dovrebbe
bastare
!
)
,
è
il
palo
di
confine
tra
i
vocaboli
indicanti
compensi
dati
volta
per
volta
per
singole
prestazioni
e
il
semplice
donativo
:
una
gran
famiglia
di
voci
che
il
Migliorini
illustrò
da
par
suo
.
[11]
Di
là
dal
palo
,
la
prosopopea
moderna
si
è
fatta
sentire
.
[12]
È
appena
semivivo
l’
ecclesiastico
prebenda
,
dal
latino
praebere
,
«
somministrare
»
(
onde
il
Foscolo
,
che
la
sapeva
lunga
,
usa
prebenda
anche
per
vivanda
)
;
ma
dell’
insegnante
che
presta
la
sua
opera
a
scolari
non
suoi
non
si
dice
più
propina
(
propriamente
,
mancia
da
servire
al
bere
,
anzi
al
brindare
)
,
né
del
medico
cartuccia
,
né
del
curiale
sportula
:
queste
e
simili
anticaglie
sono
confluite
,
«
dignitatis
causa
»
,
nella
parola
generale
onorario
(
danaro
dato
a
titolo
d’
onore
)
,
quale
si
applica
indifferentemente
a
medici
,
avvocati
e
professionisti
in
genere
.
[13]
In
quanto
all’
anche
più
tronfio
,
che
pure
s’
usa
,
emolumento
,
chi
sa
d’
etimologia
scopre
che
«
era
originariamente
in
latino
una
parola
molto
modesta
,
non
indicando
altro
che
il
prezzo
dato
al
mugnaio
per
la
mol
itura
(
e-
mol
-umento
)
»
:
come
dire
un
sinonimo
di
molenda
.
[14]
Quanti
gradi
godono
di
emolumenti
,
che
non
sanno
d’
infarinarsi
!
[15]
Di
qua
dal
palo
,
e
molto
dopo
tangente
,
la
nostra
bustarella
occupa
l’
ultimo
luogo
,
come
quella
che
ha
senso
di
cosa
occulta
e
francamente
disonesta
.
[16]
Buona
è
invece
la
formazione
della
parola
(
il
tema
busta
+
il
suffisso
rella
)
,
foggiata
sull’
innanzi
di
vecchiarella
e
taccarella
:
sebbene
non
manchi
di
farsi
sentire
,
specie
in
tv
,
la
variante
busterella
.
[17]
Lo
stesso
Vecchiarella
,
così
come
l’
ha
consacrato
il
Petrarca
(
«
La
stanca
vecchiarella
pellegrina
»
,
«
Levata
era
a
filar
la
vecchiarella
»
)
,
applicato
all’
uomo
diventa
presso
lo
stesso
poeta
Vecchierello
(
«
Movesi
il
vecchierel
canuto
e
bianco
»
)
:
e
vecchierella
trovasi
nel
Boccaccio
e
nel
Cavalca
.
[18]
E
tutti
quanti
poi
oscilliamo
nel
dire
quando
acquarello
e
quando
acquerello
;
il
primo
dei
quali
come
più
antiquato
e
rispettoso
del
tema
,
parrebbe
dover
essere
in
grazia
dei
puristi
;
e
invece
no
,
lo
hanno
in
uggia
.
[19]
Ammonì
in
contrario
il
Tommaseo
,
ma
senza
fortuna
:
«
Il
vinello
sarebbe
da
dire
sempre
acquerello
,
la
pittura
acquarello
,
acciocché
il
suono
stesso
dia
la
distinzione
,
e
coll’
ambiguità
tolgansi
le
varietà
superflue
,
delle
quali
la
nostra
lingua
soprabbonda
,
e
fa
il
dire
di
tanti
essere
acquerello
.
»
[20]
Ma
come
si
voglia
scrivere
e
dire
,
il
positivo
bustarella
o
busterella
è
forse
la
parola
che
in
oggi
più
consuma
il
piombo
dei
giornali
;
il
che
non
è
buon
segno
rispetto
all’
auspicata
moralizzazione
della
vita
pubblica
.
[21]
Rientrerà
essa
mai
nell’
alveo
dei
veri
diminutivi
(
«
Mi
scusi
la
bustarella
,
ma
non
ne
avevo
altre
»
)
?
[22]
Leo
Pestelli
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