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Maarten Janssen, 2014-
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Fiducioso “una tantum”
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
12
dicembre
1974
more header data
[1]
Scacciato
dall’
uscio
dell’
apprendimento
diretto
,
il
latino
rientra
dalla
finestra
dalla
pratica
orecchiante
.
[2]
Un
lettore
chiede
assicurazione
circa
il
modo
una
tantum
,
usato
in
senso
fiscale
:
se
cioè
esso
corrisponda
pienamente
alla
sua
lettera
di
«
una
volta
soltanto
»
(
e
poi
più
)
.
[3]
L’
essere
ogni
sistema
fiscale
naturalmente
fluido
e
sottoposto
a
mille
accidenti
,
ci
pare
sconsigli
un’
interpretazione
troppo
aderente
dell’
«
una
tantum
»
,
che
con
valore
o
di
aggettivo
(
tassa
«
una
tantum
»
)
o
di
sostantivo
maschile
(
pagare
l’
«
una
tantum
»
)
,
si
applica
in
genere
a
provvedimenti
straordinari
non
ripetibili
.
[4]
Ma
nessuno
sa
l’
avvenire
:
e
una
replicazione
dell’
«
una
tantum
»
,
sebbene
il
significato
dell’
espressione
la
escluda
,
è
sempre
nell’
ordine
dei
possibili
.
[5]
Giova
pertanto
ricantare
dentro
di
sé
la
giusta
traduzione
italiana
«
una
volta
soltanto
»
,
e
fidarsene
come
di
un
bel
motivo
;
ma
prudenza
vuole
che
si
lasci
fuori
la
giunta
«
…
e
poi
più
»
,
come
interpolata
d
un
troppo
d’
ottimismo
.
[6]
È
questo
uno
di
quei
tanti
brandelli
di
latino
in
forza
dei
quali
anche
gl’
italiani
di
oggi
,
pur
fra
tanto
greco
scientifico
e
francese
e
anglo-americano
,
sono
indotti
a
ricordarsi
della
loro
lingua
madre
,
che
del
resto
è
sempre
ipostatica
(
anche
se
non
lo
sanno
)
a
quel
poco
italiano
che
ancora
parlano
:
«
togli
via
il
trabiccolo
»
(
tolle
trabiculum
)
.
[7]
Latino
che
altra
volta
definimmo
del
«
ti
vedo
e
non
ti
vedo
»
,
perché
in
effetto
più
o
meno
maccheronicamente
italianato
(
insalutato
ospite
,
volente
nolente
,
grosso
modo
,
salve
)
,
o
frainteso
(
lo
scritturale
sursum
corda
donde
il
modo
«
esser
giù
di
corda
»
)
,
od
oscillante
tra
la
forma
schietta
e
la
spuria
(
motu
proprio
–
moto
proprio
,
ab
aeterno
–
ab
eterno
,
brevi
manu
–
breve
mano
)
,
o
interpretato
nella
sintassi
(
fede
degna
,
dove
«
fede
»
è
a
puntino
l’
ablativo
fide
,
mandato
da
dignus
)
;
e
del
quale
ne
tocca
un
po’
a
tutti
pro
capite
,
e
che
tutti
intendono
:
sicché
scema
più
sempre
il
bisogno
(
cui
bono
?
)
d’
isolarlo
nel
contesto
con
virgolette
,
corsivo
e
altre
cautele
.
[8]
Quando
i
classici
o
l’
uso
antico
abbiano
provveduto
a
coniare
un
composto
italiano
,
è
nostro
dovere
approfittarne
:
corampopolo
e
abeterno
(
Davanzati
)
,
sicutera
,
maremagno
,
verbigrazia
;
giacché
l’
italiano
o
cosa
che
gli
somigli
,
ceteribus
paribus
,
ha
sempre
da
prevalere
.
[9]
Se
qui
pro
quo
è
più
analitico
,
quiproquò
è
più
comodo
,
perché
si
può
usarlo
come
nome
,
coll’
accompagnamento
dell’
articolo
,
significante
Scambio
di
persona
o
cosa
,
Equivoco
e
sim
.
[10]
Ma
a
proposito
dei
composti
ossitonali
dal
latino
,
è
da
fare
attenzione
all’
accento
grafico
.
[11]
Fanno
male
quelli
che
levano
l’
accento
ai
composti
di
«
tre
»
,
fondandosi
sull’
analogia
col
monosillabo
Tre
,
che
appunto
perché
tale
non
ha
bisogno
del
segno
d’
accento
.
[12]
E
male
fanno
coloro
che
lo
vorrebbero
levare
,
in
quanto
superfluo
,
a
Quiproquò
.
[13]
Ma
i
polisillabi
tronchi
cadono
sotto
una
legge
che
scatta
sempre
.
[14]
E
a
quel
modo
che
il
monosillabo
sta
(
dal
verbo
Stare
)
,
fattavi
la
protesi
e
cresciuto
d’
una
sillaba
,
si
accenta
siccome
voce
tronca
:
istà
;
così
non
ha
problemi
chi
scrive
disgiunto
«
qui
pro
quo
»
,
ma
chi
ne
fa
una
parola
sola
,
deve
segnare
d’
accento
l’
ultima
sillaba
:
quiproquò
;
e
non
si
vede
perché
non
lo
dovrebbe
fare
,
da
momento
che
accenta
sempre
chicchirichì
.
[15]
Perché
parlando
si
fa
il
raddoppiamento
sintattico
(
un
quipproqquò
)
,
forse
taluno
sarà
tentato
di
estenderlo
allo
scritto
.
[16]
Ebbene
,
se
ne
astenga
.
[17]
Si
è
poi
disputato
su
statu
quo
,
altra
locuzione
latina
sdrucciolata
nel
corpus
della
nostra
lingua
,
pei
canali
diplomatici
;
alla
quale
alcuni
scrupolosi
preferirebbero
,
quando
sia
usata
in
caso
retto
,
la
forma
nominativale
status
quo
.
[18]
Entrambe
sono
ellissi
;
nella
prima
si
legge
in
statu
quo
ante
;
nella
seconda
status
in
quo
ante
.
[19]
Ma
perché
confondersi
coi
casi
?
[20]
Quelli
che
vogliono
«
lo
status
quo
nuoce
al
progresso
»
,
dovrebbero
anche
volere
,
tuttavia
declinando
:
«
la
politica
dello
status
quo
»
,
«
tornare
allo
statum
quo
»
,
«
no
e
poi
no
allo
statui
quo
!
»
.
[21]
Tanto
fa
sentire
quell’
espressione
statu
quo
come
nostra
ormai
e
indeclinabile
,
secondo
fanno
i
più
.
[22]
Leo
Pestelli
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