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Maarten Janssen, 2014-
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Eco femmina o maschio?
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
11
Agosto
1973
more header data
[1]
Chi
sa
le
cose
mezze
e
mezze
,
vede
spesso
l’
errore
dove
è
.
[2]
«
Triplo
eco
»
è
un
titolo
di
film
che
un
lettore
ci
segnala
come
erroneo
quanto
al
genere
,
dovendosi
dire
,
secondo
lui
,
«
tripla
eco
»
.
[3]
Ma
eco
(
anticamente
anche
ecco
)
,
mentre
al
plurale
è
sempre
maschile
(
gli
echi
)
,
nel
numero
del
meno
può
essere
tanto
maschile
quanto
femminile
;
è
insomma
di
genere
comune
,
come
fonte
folgore
e
simili
voci
.
[4]
Certo
chi
ha
nel
cuore
il
mito
di
Eco
,
la
ninfa
figliuola
dell’
Aria
e
della
Terra
,
che
amante
non
corrisposta
del
giovane
Narciso
,
morì
consunta
dal
dolore
rimanendo
nuda
voce
nelle
grotte
,
colui
,
per
riguardo
a
quella
grande
protoromantica
,
sarà
naturalmente
portato
a
sentire
la
parola
eco
come
di
genere
esclusivamente
femminino
.
[5]
Pure
il
Leopardi
,
che
amò
come
forse
nessuno
mai
,
le
belle
favole
antiche
,
anche
lui
,
nella
prima
delle
Operette
morali
,
mise
da
parte
i
rispetti
mitologici
e
scrisse
:
«
…
fra
i
molti
espedienti
che
mise
in
opera
…
creato
l’
eco
,
lo
nascose
nelle
valli
e
nelle
spelonche
»
;
e
altri
molti
,
prima
e
dopo
di
lui
,
fecero
altrettanto
,
bastando
qui
ricordare
,
fra
i
più
spiccati
,
un
esempio
del
Cattaneo
:
«
Cari
e
primogeniti
confederati
!
Le
parole
che
si
sono
udite
nei
vostri
comizi
ebbero
un
eco
giulivo
nei
nostri
cuori
»
.
[6]
È
dunque
un
falso
credere
che
il
singolare
di
Eco
,
nei
molti
significati
che
la
parola
ha
preso
(
anche
di
Maldicenza
,
strascico
di
pettegolezzo
e
sim
.
,
il
quale
sente
del
francese
écho
)
,
non
possa
essere
che
femminile
:
potrà
invece
essere
maschile
o
femminile
secondo
che
piace
meglio
.
[7]
È
invece
assolutamente
errato
il
plurale
femminile
invariato
le
eco
,
che
purtroppo
va
serpeggiando
(
delle
eco
ignote
)
nel
sottobosco
linguistico
;
e
l’
orecchio
del
Migliorini
l’
ha
sentito
.
[8]
Un’
altra
battaglia
contro
i
mulini
a
vento
è
quella
che
si
fa
contro
il
pleonasmo
,
il
quale
è
tanto
lungi
dal
significare
cosa
affatto
inutile
,
che
la
Rettorica
gli
ha
dato
onorato
luogo
tra
le
figure
di
costrutto
.
[9]
Si
può
dire
che
in
moltissimi
casi
le
particelle
pleonastiche
,
benché
affatto
inutili
alla
tela
grammaticale
che
potrebbe
benissimo
farne
senza
,
sono
come
tentacoli
in
più
,
con
cui
la
proposizione
afferra
meglio
l’
idea
.
[10]
E
perché
non
si
parla
secondo
l’
etimologia
,
sarà
da
dotti
,
ma
è
certo
da
oziosi
,
l’
andar
rintracciando
e
peggio
rimproverando
il
ripieno
in
espressioni
come
«
nera
malinconia
»
,
«
panacea
universale
»
,
«
scosse
sismiche
»
,
«
topografia
dei
luoghi
»
e
simili
(
dove
l’
idea
di
nero
è
già
in
malinconia
,
di
universale
in
panacea
,
di
scossa
in
sisma
e
via
dicendo
)
,
le
quali
però
,
specie
nel
linguaggio
familiare
,
stanno
bene
come
stanno
.
[11]
La
comunicazione
s’
incepperebbe
ogni
momento
se
volessimo
ad
ogni
costo
evitare
la
tautologia
;
se
all’
oberato
dai
debiti
bastasse
dire
,
per
farsi
intendere
:
sono
oberato
,
senza
più
.
[12]
Sono
due
specie
di
pleonasmi
:
quando
si
ripete
una
parola
già
espressa
nella
frase
(
«
ragionando
con
meco
ed
io
con
lui
»
,
Petrarca
)
,
e
quando
l’
idea
significata
dalla
parola
superflua
,
s’
intendeva
già
naturalmente
dal
contesto
;
e
qui
,
oltre
a
quelli
già
delibati
dal
Leopardi
(
che
vorrà
dire
questo
sogno
?
Senz’
altro
pensare
,
non
partirò
altrimenti
)
,
gli
esempi
sono
un
subisso
:
dalle
particelle
di
rinforzo
Ecco
Bene
Bello
Tutto
(
ecco
,
tu
non
mi
credi
;
ben
mille
lire
,
bell’
e
fatto
,
tutto
solo
)
o
di
attenuazione
(
dimmi
un
po’
)
,
all’
uso
di
Non
coi
verbi
timendi
(
temo
non
sia
incinta
)
,
al
dativo
etico
(
mi
beve
troppo
)
,
al
toscano
Egli
in
capo
al
periodo
per
inizio
del
soggetto
che
vien
dopo
(
egli
è
caldo
)
,
al
Ci
locativo
,
a
moltissimi
altri
;
i
quali
tutti
,
e
in
cima
a
tutti
i
famulatori
Volere
Dovere
Potere
,
usati
senza
necessità
,
ma
con
squisita
avvertenza
stilistica
,
dopo
i
verbi
significanti
intendimento
sforzo
istanza
e
altra
preparazione
dell’
animo
(
«
deliberò
di
volere
andare
a
vedere
»
,
Boccaccio
)
,
conferiscono
a
quella
maggior
efficacia
,
e
anche
forza
grazia
e
proprietà
di
espressione
,
in
che
consiste
l’
ufficio
del
Pleonasmo
.
[13]
Come
si
comporta
il
comune
parlante
d’
oggi
rispetto
ai
ripieni
?
[14]
Ripete
a
pappagallo
,
fuori
d’
ogni
responsabilità
stilistica
,
molti
di
quelli
della
seconda
specie
;
persegue
di
inopportuna
pedanteria
quelli
della
prima
,
indifferente
all’
intensità
di
con
meco
o
alla
tensione
che
è
pure
nella
tautologica
«
bellezza
d’
una
bella
donna
»
.
[15]
In
genere
,
egli
che
si
giova
dei
neologismi
del
tipo
presto
e
male
come
ospedalizzare
ufficializzare
contattare
imparolarsi
ecc
.
,
che
si
compiace
di
composti
a
frullo
quali
gigantografia
scuolabus
d
igestimola
organigramma
musicassetta
e
sim
.
,
dove
di
due
parole
se
ne
fa
una
,
senza
badare
ai
pezzi
che
saltano
;
in
genere
egli
si
ritiene
immune
da
ridondanze
;
dove
al
contrario
(
basta
porgere
orecchio
alla
tivù
)
ne
è
pieno
.
[16]
Lasciando
stare
le
ortografiche
(
il
malvezzo
della
virgola
prima
di
Eccetera
)
,
si
pensi
allo
stucchevolissimo
nesso
«
il
fatto
che
»
,
in
cui
il
così
detto
stile
nominale
celebra
uno
dei
suoi
trionfi
;
all’
abuso
macchinale
dei
possessivo
,
anche
quando
non
c’
è
ragione
di
metterlo
(
«
lavate
la
vostra
auto
con
ecc
.
»
)
,
ma
soprattutto
allo
sconcio
ormai
regolare
di
Cioè
(
sentito
come
un
composto
invariabile
,
dove
gli
antichi
flettevano
il
loro
«
ciò
è
»
in
«
ciò
era
,
ciò
erano
,
ciò
furono
»
)
,
preceduto
da
E
copulativa
:
quel
fastidioso
«
e
cioè
»
(
o
non
piuttosto
«
eccioè
»
)
,
dove
la
particella
dichiarativa
(
cioè
idest
)
fa
a
pugni
coll’
aggiuntiva
(
e
)
:
in
quanto
che
,
dichiarando
,
niente
si
aggiunge
.
[17]
Detto
questo
,
si
vorrebbe
che
almeno
i
filosofi
non
scrivessero
«
e
cioè
»
.
[18]
Invece
lo
scrivono
.
[19]
Leo
Pestelli
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•
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