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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
L’avverbio più insidioso
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
11
luglio
1973
more header data
[1]
“
Mezzo
”
è
fonte
di
guai
–
I
toscani
non
ne
dimenticano
la
natura
e
(
a
ragione
)
dicono
“
una
mela
e
mezzo
”
,
la
“
donna
mezzo
morta
”
–
La
parola
è
anche
ambigua
:
plurale
,
val
denari
[2]
Anche
riguardata
nella
lingua
,
la
vita
è
maliziosa
sopra
la
terra
.
[3]
Estote
parati
,
vigilate
sempre
,
non
tralasciale
la
menoma
occasione
per
guadagnare
un
punto
di
correttezza
.
[4]
Che
cosa
di
più
semplice
,
in
apparenza
,
che
il
dire
che
ora
è
a
chi
ce
ne
chiede
?
[5]
E
non
si
nega
che
non
sia
facile
rispondere
:
le
tre
,
le
otto
e
dieci
,
mezzogiorno
ecc
.
;
ma
ci
sono
le
mezze
ore
,
e
allora
è
meno
facile
,
cominciando
a
volerci
sentimento
grammaticale
.
[6]
Tra
le
molte
regole
e
regolette
che
vanno
allegramente
in
malora
,
è
quella
circa
l’
uso
dell’
aggettivo
numerale
mezzo
,
indicante
,
prima
o
dopo
una
quantità
intera
,
una
metà
della
quantità
stessa
.
[7]
Se
nel
primo
caso
,
con
pace
di
tutti
,
mezzo
si
concorda
in
numero
e
genere
col
nome
che
segue
(
mezzo
litro
,
mezze
tinte
,
mezza
cartuccia
)
,
nel
secondo
,
sebbene
ugualmente
si
dica
da
tutti
un
sigaro
e
mezzo
,
un
anno
e
mezzo
,
concordanza
non
c’
è
più
,
cioè
a
dire
mezzo
è
usato
avverbialmente
,
nel
senso
neutro
di
una
«
metà
»
.
[8]
Quei
trecentisti
[9]
Ben
accorti
,
i
toscani
dicono
una
mela
e
mezzo
senza
lasciarsi
incantare
dal
femminile
,
e
parlandosi
di
ore
(
per
tornare
in
filo
)
,
le
tre
e
mezzo
,
alle
cinque
e
mezzo
,
calcando
sul
valore
avverbiale
di
«
mezzo
»
e
lasciando
al
resto
d’
Italia
le
forme
una
mela
e
mezza
,
le
tre
e
mezza
,
che
,
come
giudiziose
che
paiono
(
una
mela
e
una
mezza
mela
,
tre
ore
e
mezza
ora
)
,
tengono
alquanto
del
babbeo
.
[10]
Perché
nella
nostra
lingua
Aggettivo
e
Avverbio
sono
ab
antico
in
relazione
simpatetica
e
facilmente
si
convertono
l’
uno
nell’
altro
.
[11]
Anzi
,
osservò
il
Fornaciari
,
gli
avverbi
,
in
origine
,
non
son
altro
che
casi
di
qualche
aggettivo
usati
avverbialmente
,
ossia
assolutamente
.
[12]
Di
qui
,
in
poesia
«
gli
occhi
dolce
tremanti
»
,
e
in
prosa
«
andar
piano
»
,
«
andar
forte
»
,
«
batter
sodo
»
,
«
gridar
alto
»
ecc
.
,
fino
al
recente
trovato
pubblicitario
«
vestir
giovane
»
,
che
suona
strano
soltanto
a
chi
non
se
ne
intende
.
[13]
Né
mancano
esempi
della
tendenza
contraria
,
cioè
di
avverbi
fatti
aggettivi
,
perché
attratti
dal
nome
e
concordati
con
esso
:
come
Punto
(
«
non
ne
voglio
punti
»
)
.
[14]
Proprio
(
«
i
sorci
parean
propri
stornelli
»
,
Sacchetti
)
e
Quanto
(
«
Consideri
ora
uno
con
quanta
poca
difficoltà
posseva
il
re
ecc
.
»
,
Machiavelli
)
.
[15]
Codeste
attrazioni
,
giustamente
respinte
dalla
scuola
,
accadono
e
accadranno
sempre
nel
vivo
parlare
,
secondo
dimostra
lo
stesso
Mezzo
usato
avverbialmente
nel
senso
neutro
di
A
metà
,
Pressoché
,
Quasi
:
dovendosi
dire
correttamente
mezzo
morta
,
mezzo
vestita
,
mezzo
spenti
,
ma
nel
famigliare
potendosi
anche
dire
mezza
morta
,
mezza
matta
,
mezzi
finiti
,
e
così
scrivendosi
anche
dai
classici
che
si
adeguano
a
quel
tono
.
[16]
Il
tocco
,
per
antonomasia
,
s’
usa
plasticamente
in
Toscana
,
a
significare
la
prima
ora
dopo
il
mezzogiorno
e
dopo
la
mezzanotte
;
e
perché
viene
da
toccare
se
ne
fa
o
se
ne
fece
il
modo
proverbiale
«
esser
nato
al
tocco
»
,
detto
di
chi
,
specialmente
ragazzo
,
ha
il
vizio
di
toccar
tutto
.
[17]
Il
Nord
preferisce
invece
il
numerale
una
,
e
così
facendo
s’
impania
nelle
varianti
«
l’
una
–
la
una
–
le
una
»
:
una
di
quelle
infinitesime
questioncelle
di
lingua
che
sfuggono
anche
ai
grammatici
più
oculati
;
ma
non
è
sfuggita
al
Fochi
,
che
l’
ha
trattata
.
[18]
Scartato
lo
iatico
la
una
(
non
meno
sgradevole
che
la
umanità
)
,
resta
che
ci
si
risolva
tra
l’
una
e
le
una
.
[19]
La
forma
plurale
è
più
aritmetica
,
più
da
cervello
elettronico
(
le
ore
una
)
,
più
disciplinata
al
canone
di
le
due
,
le
tre
ecc
.
;
ma
la
forma
singolare
«
è
più
propria
dell’
uso
,
diremo
,
spontaneo
della
lingua
,
che
non
può
concepire
l’
unità
come
qualcosa
di
plurale
»
,
o
tutt’
al
più
,
aggiungiamo
noi
,
la
concepisce
di
sbieco
,
in
contrapposizione
(
gli
uni
e
gli
altri
)
o
in
composizione
(
alcuni
certuni
taluni
qualcheduni
)
.
[20]
Si
dice
dunque
l’
una
,
come
manda
natura
.
[21]
Leggere
l’
ora
[22]
Vi
sono
poi
quelli
che
dicono
l’
ora
seguitando
il
corso
delle
lancette
dell’
orologio
:
un
quarto
alle
tre
;
e
altri
invece
che
vanno
a
ritroso
:
le
tre
meno
un
quarto
.
[23]
Chi
non
abbia
responsabilità
ufficiali
,
cioè
non
sia
tenuto
a
dire
l’
ora
scientificamente
,
può
scegliere
a
piacere
:
ma
,
o
c’
inganniamo
,
o
la
prima
maniera
,
buttata
in
avanti
,
è
più
italiana
dell’
altra
,
così
congegnata
sulla
sottrazione
.
[24]
Non
creda
il
lettore
che
non
si
provi
scrupolo
nell’
intrattenerci
in
siffatte
minuzie
quando
l’
italiano
sembra
rovinare
da
tutte
le
parti
sotto
la
spinta
del
neologismo
e
della
nuova
barbarie
tecnologica
.
[25]
Pure
,
avvolti
nel
polverone
,
continuiamo
,
persuasi
che
l’
esposizione
dell’
infinitamente
piccolo
e
lontano
sia
un
buon
metodo
per
rappresentare
la
grandezza
del
nostro
patrimonio
linguistico
e
il
correlativo
obbligo
di
tutelarlo
.
[26]
A
Mezzo
(
per
tornare
a
lui
)
si
attaccano
due
errori
così
frequenti
da
non
essere
quasi
più
sentiti
.
[27]
Il
primo
è
di
confondere
mezzo
,
indicante
il
punto
ugualmente
lontano
dagli
estremi
,
con
metà
,
denotante
una
delle
due
parti
uguali
d’
un
tutto
,
e
di
dire
e
di
scrivere
–
contro
i
grandi
esempi
danteschi
«
nel
mezzo
del
cammin
»
,
«
a
mezzo
novembre
»
-
«
nella
metà
del
cammino
»
o
«
a
metà
novembre
»
.
[28]
Insomma
uno
fa
la
metà
del
cammino
,
ma
è
o
si
trova
nel
mezzo
o
a
mezzo
del
cammino
.
[29]
Nondimeno
la
locuzione
«
a
mezzo
»
suona
frequente
;
ma
come
sproposito
foggiato
sul
francese
au
moyen
,
in
luogo
di
Per
mezzo
,
Mediante
,
Con
,
Se
Mezzo
ha
il
significato
che
s’
è
detto
,
«
diffondere
a
mezzo
stampa
»
,
«
ricevere
a
mezzo
corriere
»
(
o
con
eleganza
commerciale
«
a
½
corriere
»
!
)
,
non
può
voler
dire
,
a
prenderla
nel
senso
giusto
,
se
non
«
diffondere
nel
punto
di
mezzo
della
stampa
»
,
«
ricevere
un
punto
di
mezzo
del
corriere
»
.
[30]
Tanto
può
,
in
un
costrutto
invariabile
,
lo
scambio
d’
una
particella
con
un’
altra
.
[31]
Infine
è
da
ricordare
l’
abuso
del
plurale
Mezzi
,
preso
indifferentemente
,
sulla
falsariga
del
francese
moyens
per
Attitudine
,
facoltà
,
dote
naturale
;
per
Denari
,
averi
,
sostanze
;
per
Possibilità
,
capacità
,
forze
;
per
Aiuto
,
modo
,
via
espediente
,
argomento
,
ragione
e
altre
cose
ancora
;
una
parola
tutto
fare
e
per
ciò
stesso
sospetta
.
[32]
C’
è
il
francesismo
necessario
o
utile
o
elegante
;
e
c’
è
il
francesismo
sornione
,
che
si
appiatta
nella
parola
italiana
lasciandola
italiana
,
ma
storcendone
il
senso
.
[33]
Tale
è
appunto
il
plurale
mezzi
,
in
senso
di
denaro
o
capacità
intellettuale
;
cui
fanno
buona
compagnia
altre
parole
italianissime
di
forma
e
di
suono
ma
stranite
dentro
,
quali
miserabile
(
per
Spregevole
)
,
fiero
(
per
Altero
,
orgoglioso
)
,
Armata
(
per
Esercito
)
,
Decoro
(
per
Scenario
)
,
zuppa
(
per
Minestra
)
e
altre
molte
.
[34]
Leo
Pestelli
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