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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Gli aggettivi e la politica
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
11
giugno
1975
more header data
[1]
La
famiglia
delle
parole
in
-ista
stette
già
lungamente
entro
confini
ragionevoli
;
ripartita
,
com’
è
ancora
,
in
tre
gruppi
:
mestiere
,
arte
(
ebanista
pianista
)
;
dottrina
partito
setta
(
idealista
comunista
bonapartista
)
;
secolo
(
trecentista
secentista
)
.
[2]
Rimasto
il
terzo
tale
e
quale
,
il
primo
ha
molto
risentito
del
moltiplicarsi
i
mestieri
;
ma
la
sua
espansione
non
è
nulla
rispetto
a
quella
del
secondo
che
risente
del
moltiplicarsi
i
partiti
e
le
correnti
di
pensiero
e
,
più
in
generale
,
della
straordinaria
disposizione
dell’
uomo
d’
oggi
a
pensare
,
sottilizzare
e
astrarre
.
[3]
(
I
più
infatti
di
codesti
-ista
sono
figliuoli
dell’
-ismo
trionfante
)
.
[4]
Il
punto
è
se
il
suffisso
-ista
,
che
è
proprio
del
sostantivo
o
dell’
aggettivo
sostantivato
di
persona
,
si
possa
dare
all’
aggettivo
di
cosa
cui
per
regola
compete
-istico
;
se
si
possa
tranquillamente
dire
«
il
pessimista
ha
pensieri
pessimisti
»
.
[5]
Tranquillamente
no
,
se
,
pur
fra
tante
licenze
(
voci
«
possibiliste
»
,
«
documento
d’
ispirazione
neocapitalista
e
manageriale
»
,
«
tesi
pacifista
»
)
,
vige
ancora
il
ritegno
di
non
dire
«
una
seduta
dentista
»
,
osservandosi
in
questo
caso
,
come
in
quello
di
callista
artista
(
nonostante
i
Francesi
abbiano
l’
écriture
artiste
)
,
la
distinzione
tra
persona
e
le
sue
appartenenze
.
[6]
Egoista
invece
usurpa
più
sempre
le
ragioni
di
egoistico
;
e
quasi
del
tutto
inflessibili
sono
ormai
i
moltissimi
sostantivi
in
-ista
che
concernono
movimenti
politici
,
di
pensiero
e
sim
.
,
fatti
valere
come
aggettivi
.
[7]
La
politica
,
che
pur
vive
di
distinzioni
,
non
ama
che
le
si
facciano
addosso
a
lei
;
e
come
ieri
i
fascisti
(
contro
le
cui
pertinenza
il
Croce
tenne
duro
a
dir
fascistico
;
e
fu
,
insieme
con
«
il
Mussolini
»
,
un
vivace
contrassegno
d’
antifascismo
verbale
)
,
così
oggi
comunisti
,
socialisti
,
maoisti
e
via
dicendo
,
hanno
per
sofistiche
,
e
anche
per
poco
dignitose
,
le
specificazioni
aggettivali
comunistico
socialistico
maoistico
immobilistico
.
[8]
Caritatevolmente
un
dotto
venne
loro
incontro
,
distinguendo
tra
«
aggettivi
d’
inerenza
»
e
«
aggettivi
di
relazione
»
(
statua
gigantea
,
di
gigante
;
statua
gigantesca
,
degna
di
gigante
)
,
e
sentito
quanto
di
politico
fosse
nell’
etimo
di
Inerente
(
in
e
haerere
:
stare
attaccato
)
stabilendo
che
comunista
basista
ecc
.
si
potessero
appunto
far
passare
come
«
aggettivi
d’
inerenza
»
.
[9]
Non
toglie
che
il
puntiglio
che
nega
lo
scambio
-ista
-istico
,
passando
dalla
persona
alla
cosa
,
non
sia
un
buon
puntiglio
,
grammaticalmente
ragionando
.
[10]
In
taluni
casi
,
come
effetto
del
disuso
,
il
suffisso
-istico
prende
senso
peggiorativo
rispetto
all’
indifferente
-ista
:
d’
usare
una
tattica
difensivista
(
nota
di
Satta
)
una
squadra
di
calcio
può
esser
lodata
;
ma
nella
tattica
difensivistica
comincia
a
esserci
vizio
.
[11]
Il
senso
della
distinzione
si
è
perso
anche
in
un
caso
analogo
,
cui
il
compianto
Migliorini
dedicò
una
delle
sue
ultime
schede
.
[12]
È
quello
di
ebreo-ebraico
;
israelita-israelitico
.
[13]
Leggendo
«
una
parola
ebrea
»
o
«
un
soldato
ebraico
»
avvertiamo
una
sonatura
,
che
non
riguarda
una
differenza
di
contenuto
(
come
tra
ebreo
e
israelita
o
fra
ebreo
e
giudeo
)
,
ma
una
differenza
semplicemente
grammaticale
:
ebreo
e
sostantivo
(
o
sostantivo-aggettivo
)
e
si
riferisce
a
persone
;
ebraico
è
aggettivo
e
si
riferisce
a
cose
.
[14]
Dunque
«
un
filosofo
ebreo
»
,
ma
«
una
parola
ebraica
»
;
e
del
pari
,
«
un
filosofo
israelita
»
,
ma
«
un
asilo
israelitico
»
.
[15]
Domanda
il
linguista
come
in
presenza
d’
una
distinzione
così
chiara
tra
sostantivo
di
persona
e
aggettivo
di
cosa
,
possano
darsi
confusioni
.
[16]
«
Il
fatto
è
che
nell’
immensa
maggioranza
dei
nomi
etnici
,
questa
distinzione
non
si
è
mai
fatta
o
non
si
fa
più
»
.
[17]
E
sa
di
miracolo
la
puntigliosa
esattezza
con
cui
il
Manzoni
,
nel
suo
«
Discorso
sopra
alcuni
punti
della
storia
longobardica
in
Italia
»
,
distingue
il
sostantivo-aggettivo
di
persona
(
re
longobardo
,
dinastia
longobarda
)
dall’
aggettivo
di
cosa
(
regno
longobardico
,
legge
longobardica
)
.
[18]
Oggi
scriveremmo
senza
un
pensiero
al
mondo
«
regno
longobardo
»
,
aiutati
a
ciò
anche
dall’
analogia
con
lombardo
,
che
avendo
rifiutato
lombardico
,
è
rimasta
forma
univoca
.
[19]
Lo
scrivere
senza
darsene
pensiero
può
andar
bene
qualche
volta
,
ma
in
genere
conduce
a
gravi
negligenze
come
le
notate
di
sopra
.
[20]
Leo
Pestelli
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