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Maarten Janssen, 2014-
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Licenze solo per noi adulti
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
11
maggio
1973
more header data
[1]
È
bene
esigere
dai
fanciulli
rigore
nelle
concordanze
,
ma
i
classici
rifiutano
le
regole
assolute
[2]
La
scuola
ha
il
dovere
di
far
sentire
la
regola
di
grammatica
nella
sua
assolutezza
;
e
perciò
quel
che
diremo
non
fa
per
i
fanciulli
.
[3]
Ma
tra
noi
adulti
si
può
ben
ammettere
che
la
regola
circa
la
concordanza
del
predicato
col
nome
cui
si
riferisce
,
è
così
allentata
e
permissiva
,
che
dal
saperla
al
non
saperla
non
passa
quasi
nulla
:
non
c’
è
scuse
,
non
ci
sono
scuse
;
ho
servito
la
patria
,
ho
servit
a
la
patria
;
le
belle
soddisfazioni
che
ne
ho
avut
e
,
le
belle
soddisfazioni
che
ne
ho
avut
o
;
questi
modi
concorrono
nell’
indifferenza
generale
,
non
venendone
né
lode
né
infamia
a
chi
li
dice
.
[4]
Non
c’
entra
la
trascuraggine
di
noi
moderni
(
ché
anzi
,
da
buoni
ragionieri
della
lingua
,
tenderemmo
anche
in
questo
campo
all’
uniforme
)
;
ma
ci
sta
dietro
e
ci
condiziona
la
bella
libertà
degli
antichi
.
[5]
Dove
noi
di
regola
facciamo
personali
i
participi
(
passat
a
la
festa
)
,
il
Novellino
ha
«
venut
o
la
sera
»
,
il
toscano
devoto
«
fatt
o
Pasqua
»
,
e
nelle
montagne
pistoiesi
fu
udito
e
forse
ancora
si
ode
,
«
è
venut
o
l’
usanza
»
.
[6]
L’
uso
impersonale
del
participio
,
che
in
parte
risente
di
certe
forme
di
ablativo
assoluto
latine
,
come
cognito
,
audito
,
explorato
e
sim
.
,
non
sarebbe
oggi
da
imitare
;
ma
importa
sapere
che
ha
fior
d’
esempi
nella
tradizione
classica
,
dall’
Ariosto
al
Leopardi
allo
stesso
Manzoni
,
il
cui
famoso
«
non
essendosi
presentat
o
alcuna
obiezione
»
,
in
principio
del
romanzo
,
pruno
all’
occhio
di
molti
lettori
,
non
fu
svista
ma
mossa
naturale
di
chi
vuol
dire
subito
,
senza
sapere
bene
che
cosa
seguirà
:
come
spiegò
sottilmente
il
Pasquali
,
che
anche
vi
sentì
una
certa
analogia
col
costrutto
francese
il
est
des
hommes
.
[7]
Quest’
ultimo
tipo
di
sconcordanza
–
soggetto
plurale
,
verbo
singolare
–
al
quale
ha
dedicato
fini
attenzioni
Mario
Martelli
in
«
Lingua
Nostra
»
(
Sett
.
,
’
72
)
,
è
tuttora
nell’
uso
dell
’
italiano
,
vivo
e
vegeto
come
al
tempo
del
Boccaccio
(
«
ne
avanzò
dodici
sporte
»
)
e
della
Macinghi
Strozzi
(
«
col
tempo
se
ne
vede
delle
cose
!
»
)
;
e
quei
lettori
candidi
,
ancora
vibranti
di
soggezione
scolastica
,
che
ce
ne
scrivono
irritati
,
si
possono
placare
con
una
messe
persino
eccessiva
di
esempi
manzoniani
:
può
nascer
di
gran
cose
,
c’
è
degli
imbrogli
,
manca
osterie
in
Milano
?
,
ci
vuol
degli
uomini
fatti
apposta
ecc
.
;
dai
quali
parrebbe
potersi
inferire
che
il
verbo
al
singolare
sia
lecito
solo
quando
precede
il
nome
;
e
invece
no
,
ché
anche
troviamo
:
prove
non
ce
n’
è
,
disperati
…
non
ne
mancherà
,
de’
curati
ce
n’
è
per
tutto
:
il
singolare
del
verbo
trionfa
in
ogni
posizione
.
[8]
Meno
insidiata
risulta
la
regola
circa
la
concordanza
del
participio
del
predicato
con
l’
oggetto
;
il
quale
deve
restare
invariabile
e
non
accordarsi
in
numero
e
in
genere
coll’
oggetto
femminile
o
plurale
,
quando
questo
gli
sia
posposto
:
ho
ricevuto
la
Sua
dichiarazione
d’
amore
;
deve
invece
accordarsi
in
numero
e
genere
coll’
oggetto
medesimo
quando
questo
gli
sia
anteposto
;
la
dichiarazione
d’
amore
che
ho
ricevut
a
da
Lei
.
[9]
Ma
anche
qui
,
quante
eccezioni
.
[10]
Il
Carducci
concorda
fin
troppo
;
scrive
«
sette
paia
di
scarpe
ho
consumat
e
»
,
«
…
che
i
Torinesi
non
han
senso
comune
in
letteratura
lo
so
di
vecchio
,
e
n’
è
una
prova
il
conte
Balbo
con
gli
spropositi
che
ha
dett
i
quando
ha
voluto
parlar
di
lettere
»
(
i
buoni
torinesi
notino
che
quell’
aggiustatissimo
han
indicativo
,
da
cui
la
prolettica
«
che
i
Torinesi
ecc
.
»
acquista
un
tanto
di
certezza
)
;
ma
scrive
anche
:
«
…
.
ed
io
nella
mia
poca
e
non
buona
vita
ho
avut
i
e
ho
conoscenti
moltissimi
,
amici
pochi
»
.
[11]
Il
Guicciardini
porge
un
curioso
esempio
misto
:
«
…
.
poiché
ritiratosi
da
Portovenere
nel
porto
di
Livorno
ebbe
rinfrescat
a
l’
armata
e
soldat
o
nuovi
fanti
…
.
»
.
[12]
E
ancora
il
Manzoni
,
che
nella
prima
edizione
del
romanzo
aveva
scrupoleggiato
facendo
dire
al
Conte
Zio
(
di
Renzo
)
:
«
quello
che
scappò
…
dopo
aver
fatt
e
,
in
quel
terribile
giorno
di
S
.
Martino
,
cose
…
cose
…
»
,
nella
seconda
vene
corresse
in
«
dopo
aver
fatt
o
»
,
e
non
tanto
per
ragioni
di
grammatica
quanto
di
proprietà
stilistica
:
«
Colui
non
sapeva
che
diamine
Renzo
avesse
commesso
,
ed
è
più
naturale
che
dica
fatto
,
genericamente
,
e
pigli
tempo
a
pensare
un
complemento
qualsiasi
,
un
delitto
di
qualsivoglia
sesso
o
numero
da
attribuirgli
»
(
D’
Ovidio
)
.
[13]
Anche
la
regola
della
concordanza
del
predicato
con
due
o
più
soggetti
,
non
è
da
intendere
pedantescamente
;
e
quando
vi
sia
unità
di
concetto
,
saranno
da
imitare
gli
esempi
di
Dante
(
«
Non
creda
donna
Berta
e
se
Martino
»
;
«
usciva
insieme/Parole
e
sangue
»
)
,
del
Petrarca
(
«
L’
aria
e
l’
acqua
e
la
terra
è
d’
amor
piena
»
)
e
di
nonnetta
(
C’
era
una
volta
un
re
e
una
regina
)
.
[14]
Il
nesso
«
la
moglie
col
marito
»
o
«
il
marito
con
la
moglie
»
si
può
costruire
col
verbo
al
singolare
:
dipende
se
i
coniugi
sono
sentiti
come
un
tutto
rimorchiato
dal
più
forte
(
«
…
se
ne
andò
»
)
,
o
come
due
persone
separate
e
distinte
(
«
…
se
ne
andarono
»
)
;
la
prima
forma
è
più
grata
a
udire
,
più
consona
coi
tempi
la
seconda
.
[15]
Non
finirebbe
presto
chi
volesse
esaurire
quest’
argomento
del
concordare
o
no
,
che
in
fondo
è
una
questione
di
orecchio
e
di
gusto
.
[16]
Anche
perché
gli
si
parerebbe
innanzi
la
Sillessi
o
costruzione
a
senso
(
«
la
tonditura
delli
suoi
capelli
si
vendiano
a
peso
d’
oro
»
:
qui
,
a
caso
rovesciato
,
con
un
soggetto
al
singolare
,
l’
antico
novellatore
ha
pensato
a
capelli
e
a
questo
plurale
ha
accordato
il
verbo
)
,
e
appresso
dovrebbe
vedersela
coi
così
detti
«
fenomeni
d’
attrazione
»
,
che
scambiati
dai
superficiali
per
triviali
spropositi
,
sono
invece
raffinati
effetti
di
quel
magnetismo
che
intercorre
tra
parole
vicine
.
[17]
Dante
spropositò
in
tal
senso
quando
disse
:
«
O
sovra
tutte
mal
creata
plebe
,
Che
stai
nel
luogo
onde
parlar
è
duro
,
Me’
foste
state
qui
pecore
e
zebe
!
»
.
[18]
Il
troppo
distante
soggetto
(
plebe
)
esce
di
gioco
e
i
due
nomi
del
predicato
pecore
e
zebe
,
in
fin
di
verso
,
attraggono
nel
numero
il
tempo
composto
:
foste
state
(
anziché
fossi
stata
)
.
[19]
La
regola
delle
concordanze
insomma
così
torturata
da
eccezioni
,
che
pare
a
un
passo
dal
dissolversi
.
[20]
Leo
Pestelli
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