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I “sanbabilini”

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 11 aprile 1976
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-6


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Sambabilino o sanbabilino?
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Non importa spiegare l’origine il significato di questo fortunato neologismo coniato di fresco dal linguaggio politico, importerebbe invece fermarne la grafia, che nelle stampe oscilla tra la prima forma (più grammaticalmente corretta) e la seconda (più frequente).
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La questione concerne il conservarsi o no della lettera n nella composizione di questa parola, usata con valore di aggettivo sostantivato.
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Già questa lettera («di rimesso suono mediocre» come dice il buon Corticelli) ha dell’infelicitato, come quella che non solo dopo il g prende un suono impaniato (degno compagno, ma davanti alle labiali b e p cede il luogo, per eufonia, alla m, come in imbucare (inbucare) imbiancare (in-biancare), imparentare (in-parentare) ecc., mentre poi, come non bastasse, davanti a r e l, la stessa n addirittura si immola assimilandosi alla consonante seguente: onde irregolare (in-regolare), irrompere (in-rompere), illazione (in-lazione)
[5]
Ma circa il punto in discorso (del mutarsi cioè la n in m davanti a labiali) la regola, nella pratica, è tutt’altro che costante, e ciò specialmente in quei composti dove il primo elemento si fa ancora sentire più o meno come autonomo.
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Ciò è anche più evidente in benportante (tassato di barbarismo, ma qui non rileva) benpensante benparlante, il quali prevalgono nettamente, ammettendo appena di straforo e come fuori di uso, bemportante bempensante ecc.; e lo stesso si dica di panpesto e panpepato, che appena sentono la concorrenza di pampesto e pampepato, quali pochi dicono.
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Non manca dunque una norma sicura circa la formazione di queste parole con prefisso terminante in n; manca piuttosto la voglia di osservarla sempre; e se, per esempio, con sampietro (grosso pesce di mare commestibile) quella regola è soddisfatta a pieno, con sampietrino (operaio addetto alla fabbrica di S. Pietro, e anche antica moneta di rame) torna in campo l’oscillazione grafica sampietrino-sanpietrino con notevole prevalenza di quest’ultimo.
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Tanta capricciosità giustamente dispiace ai rigorosi, ma tra che è impossibile indurre l’Uso, a ragionevolezza grammaticale, e che la parola «santo», in composizione o no, ha un suo potere radicante, ci pare di potere accettare come più spedito e anche più agevole a pronunziare, l’esito sanbabilino.
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Leo Pestelli

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