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Maarten Janssen, 2014-
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Le gemme dialettali
Language column
Questioni della lingua italiana
Author
Leo Pestelli
Date
08
febbraio
1976
more header data
[1]
Contro
le
tentazioni
tecnologiche
,
il
Vocabolario
italiano-piemontese
[2]
Sono
da
ricevere
con
affezione
quei
documenti
che
conservano
e
tramandano
,
in
condizioni
avverse
,
il
patrimonio
delle
parlate
regionali
:
essendo
provato
,
contro
le
vecchie
fisime
degli
unitaristi
,
che
sono
reciproche
queste
due
cose
:
la
pietas
per
il
dialetto
e
l’
amore
della
lingua
nazionale
.
[3]
Si
leva
dalla
cintola
in
su
,
tra
i
piemontesisti
d’
oggi
,
Camillo
Brero
,
che
oltre
a
scrivere
di
proprio
Marte
,
in
quella
lingua
(
come
i
più
vogliono
che
la
si
chiami
)
,
prose
poesie
e
saggi
,
se
ne
è
fatto
codificatore
,
dapprima
propugnando
coll’
amico
Pipin
Pacòt
una
riforma
ortografica
più
aderente
alla
tradizione
settecentesca
e
che
ormai
va
conquistando
anche
i
più
restii
(
pietra
d’
inciampo
fu
il
suono
della
vocale
italiana
u
significato
con
la
semplice
o
senza
verun
segno
:
balon
core
)
,
e
poi
compilando
una
Gramàtica
piemontèisa
(
Ij
Brandé
)
che
si
ristampa
continuamente
,
come
modello
che
è
di
lucida
stringatezza
.
[4]
Quel
che
si
diceva
che
non
solo
lingua
e
dialetto
non
repugnano
tra
loro
,
ma
armonizzano
,
si
prova
vero
consultando
in
qualche
punto
questa
Grammatica
,
che
produce
un
doppio
effetto
elettrizzante
:
verso
la
lingua
grande
e
verso
la
lingua
piccola
.
[5]
Mancava
alle
benemerenze
breriane
una
fatica
lessicografica
,
Eccola
;
un
Vocabolario
italiano-piemontese
,
che
la
«
Editrice
Piemonte
in
Bancarella
»
ha
testé
messo
fuori
come
efficace
strumento
per
tener
vivo
,
dopo
i
soprusi
fascistici
i
cui
effetti
non
sono
del
tutto
cessati
,
quel
concetto
di
«
bilinguismo
»
in
cui
già
l’
Ascoli
aveva
riconosciuta
implicita
«
una
posizione
privilegiata
nell’
ordine
dell’
intelligenza
»
.
[6]
Dice
il
Brero
,
commisurando
il
suo
sforzo
a
quello
dei
vocabolaristi
piemontesi
del
secolo
scorso
,
inteso
,
più
che
altro
,
ad
avviare
i
lettori
all’
apprendimento
della
lingua
italiana
:
«
Oggi
…
un
vocabolario
piemontese
non
può
che
essere
uno
strumento
di
conservazione
per
quanti
soffrono
l’
umiliazione
della
cultura
preordinata
dall’
alto
e
condizionata
dall’
economia
standardizzata
e
materialistica
»
.
[7]
A
tale
riconversione
si
giunge
facendo
propria
quella
mentalità
puristica
che
lungi
dall’
essere
peculiare
della
lingua
soltanto
,
è
comune
a
tutte
le
parlature
e
persino
ai
gerghi
.
[8]
Il
processo
di
corruzione
dialetti-lingua
(
i
così
detti
regionalismi
)
è
reversibile
in
quello
lingua-dialetti
;
nel
nostro
caso
,
i
tanti
i
troppo
italianismi
di
cui
si
macchia
,
per
la
stretta
delle
cose
,
il
piemontese
moderno
.
[9]
Cerchiamo
pure
Contestazione
;
è
già
sappiamo
quello
che
ci
aspetta
:
l’
adattamento
,
foggiato
su
un
lieve
cambio
di
desinenza
,
contestassion
.
[10]
Cerchiamo
Contachilometri
.
[11]
Che
può
fare
il
piemontese
?
[12]
Conteur
chilometrich
,
contachilométer
,
contachilòmetri
,
l’
ultimo
dei
quali
(
con
la
sola
variante
della
o
che
suona
u
)
ci
riconduce
al
palo
,
presso
a
poco
come
fa
lo
smangiato
contratach
(
c
gutturale
,
in
fine
di
parola
,
vuol
l’
h
)
rispetto
a
Contrattacco
;
se
non
che
qui
già
balena
un
sinonimo
che
ha
tutt’
altro
suono
e
rifà
la
bocca
:
arvangia
.
[13]
Tale
che
sente
l’
ora
che
batte
,
cercherà
subito
Sesso
(
ma
non
s’
illuda
troppo
:
sess
)
,
rimanendo
ugualmente
male
per
tanta
povertà
di
esiti
.
[14]
Ma
per
chi
saprà
aprirsi
la
traccia
verso
il
piemontese
vero
,
il
piemontese
idiotistico
(
il
solo
che
può
essere
vero
)
,
i
compensi
sono
tanti
.
[15]
Il
sostantivo
Testa
ha
bensì
anche
in
italiano
dovizia
di
sinonimi
;
ma
forse
nessuno
,
nemmeno
il
trecentesco
Cipolla
,
ha
tanto
sapore
quanto
il
nostro
ciribicòcula
,
spiegato
dagli
etimologisti
come
derivato
da
angirjculese
,
«
inerpicarsi
»
,
incrociato
con
bicuchin
,
«
berrettino
»
e
còcula
«
bacca
»
.
[16]
E
l’
italiano
potrà
avere
Vispo
e
quant’
altro
vuole
,
ma
come
non
sentire
il
mercuriale
di
svicc
(
c
palatale
,
in
fine
di
parola
raddoppia
)
?
[17]
E
così
non
si
dirà
mai
abbastanza
bene
del
giulivo
ritmico
baudëtte
(
Scampanio
a
festa
)
,
dove
compare
un
suono
che
l’
italiano
non
ha
,
la
e
scura
o
muta
,
da
scriversi
sormontata
da
due
puntini
(
ë
)
,
né
di
bërtavela
(
ciancia
)
,
davanè
(
abbraccare
)
,
ratatoi
(
zibaldone
,
ciarpame
)
e
soprattutto
di
quel
mirabile
onomatopeico
spatüss
(
sfarzo
,
sfoggio
)
,
che
connesso
con
Spernazzare
Disperdere
,
par
veramente
che
fumi
.
[18]
Certo
,
queste
e
tant’
altre
gemme
che
si
possono
trovare
nel
piemontese
entrandovi
dall’
italiano
,
sono
velate
,
hanno
quel
che
d’
infelicitato
che
,
volere
o
non
volere
,
è
di
tutte
la
parlate
ristrette
,
non
assai
corroborate
dalla
letteratura
.
[19]
Perché
è
vero
che
al
largo
del
piemontese
,
là
dove
ci
conduce
il
Brero
,
e
nei
suoi
punti
più
trovadorici
,
incontriamo
il
puro
nesso
petrarchiano
«
deman
de
sera
»
;
ma
come
calato
nel
tono
!
doman
de
seira
!
[20]
Come
che
sia
,
questo
Vocabolario
delle
proposizioni
ancor
modeste
ma
destinato
a
svilupparsi
,
adempie
bene
il
doppio
scopo
che
si
è
prefisso
nella
«
Presentazione
»
:
«
offrire
ai
piemontesi
di
nascita
la
possibilità
di
risciacquare
il
proprio
linguaggio
contaminato
,
ed
ai
piemontesi
di
elezione
una
maggior
facilità
di
acquisire
ed
arricchire
la
lingua
di
casa
»
.
[21]
Un
libro
insomma
che
ne
sia
di
guardia
contro
le
tentazioni
della
coinè
tecnologica
,
e
che
meglio
di
tante
discussioni
o
congressi
(
che
magari
ventilano
l’
abolizione
della
lingua
in
favore
dei
dialetti
,
con
che
si
tornerebbe
alla
schiusa
babelica
e
al
non
poterci
intendere
tra
noi
oltre
a
cinquanta
palmi
di
distanza
)
,
ci
restituisce
il
gusto
e
l’
amore
dei
linguaggi
nativi
.
[22]
Leo
Pestelli
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